Ponte Nossa, 23 Dicembre 2008

Gesù bambino

Marzo 1945. Sbarcano i soldati, venuti da lontano per portare la libertà. Ma con essa portano anche alcuni problemi. Lui, bello, parla una lingua straniera, ma è esperto in quella lingua che tutti comprendono e che dà vita alla vita, nell’età dell’amore. E una sedicenne da lui concepisce un figlio, prima che egli parta per la battaglia, dalla quale non farà più ritorno.
Sola, nella sua stanza sul porto, vede il suo vestito diventare sempre più corto, mentre lievita il ventre. Lei se ne sta tutta assorta nel mistero, nell’attesa del dono d’amore.
E verso natale nasce quel bimbo che stringe al petto e, giovane com’è, la fa sentire grande, mentre gioca a fare la donna col bimbo da fasciare. Così conclude la sua storia Lucio Dalla:
“E forse fu per gioco / o forse per amore / che mi volle chiamare / come nostro Signore.
Della sua breve vita, il ricordo, / il ricordo più grosso / è tutto questo nome / che io mi porto addosso.
E ancora adesso che gioco a carte / e bevo vino / per la gente del porto / mi chiamo Gesù Bambino”.
“Gesù”: nome grosso che tutti noi ci portiamo addosso. Gesù: Dio è la salvezza.
Questo il mistero proclamato dal natale: siamo Gesù, salvezza di Dio. La notte santa grida la nostra identità: non siamo cristiani, ma Cristo. Siamo consacrati, unti di Spirito Santo. Siamo Dio.
Ecco verificarsi la profezia di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce: su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse … perché un bimbo è nato per noi”.
Ecco l’apparizione della grazia di cui parla S.Paolo: grazia che porta la salvezza per tutti. Grazia che ha un nome: il salvatore Gesù Cristo.
Ecco la gloria proclamata dagli angeli ai pastori: “Non temete. Oggi vi è nato nella città di Davide, un salvatore”.
Natale: venuta di Dio nella carne. Dio si fa uomo. Dio assume questa mia carne mortale. La mia carne diventa la carne di Dio.
Il natale va vissuto con i sentimenti di Maria che, guardando suo Figlio, forse così gli diceva: “ Sei figlio di Dio, ma anche figlio mio. Sei Dio e sei come me. Il mio latte nutre il sangue di Dio. Stringendo al petto il frutto del mio grembo, abbraccio il mio Creatore, il mio Signore, il mio Amore”.
Cristo non viene in mezzo a noi per farci sognare d’essere buoni almeno un giorno, per invitarci ad una tregua per i nostri conflitti, né per dirci che oggi dobbiamo tutti salutarci ed essere buoni anche solo con un povero del nostro quartiere. Non è la bontà di un giorno che può salvare l’umanità, bensì la presa di coscienza che, da quella prima notte santa, ogni giorno deve essere natale, ogni giorno devo portare Cristo al mondo, portando me stesso, la mia fede, il mio entusiasmo nel proclamare che rinunciare a Gesù vuol dire rinunciare al meglio di me stesso, alla possibilità di realizzarmi, di crescere nell’amore, di divinizzarmi. Se questa nostra umanità si presenta con tanti problemi, noi credenti abbiamo una risoluzione: la sola bellezza che salverà il mondo è Cristo. Il Cristo storico di duemila anni fa e il Cristo totale. Il Cristo che è ciascuno di noi. Il Cristo che sono io venuto al mondo con un nome più grande di me stesso: Gesù Bambino.

Valentino

Commenti

  1. Andrea
    gen 13, 21:40 #

    Domodossola, 13 gennaio 2009

    hai fatto centro Valentino

    “la sola bellezza che salverà il momdo è Cristo” , quindi, prolungando il tuo discorso, siamo noi.

    la mia testimonianza è breve:
    Cristo in me si è manifestato attraverso la bellezza.
    è bastato un solo istante quella notte, in cui ho potuto vedere coi suoi occhi.

    nella vita esiste il male ogni volta che non viene vissuto il bene.
    anzichè crogiolarsi nel male,Cristo ha sempre agito nel Bene.

    anzichè spazzarci via con un’inondazione, “ogni domenica” ci vuole al suo tavolo.

    incomprensibile quanto semplice bellezza…

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