Loreto, 26 ottobre 2008

Le sconcertanti domande dei bimbi

Durante tutto il giorno c’è un grande afflusso di gente in preghiera, nella santa Casa. Oltre 1500 cavalieri di Malta, ammalati provenienti dai più disparati angoli della terra, pellegrini paghi di toccare queste sacre mura.
Chi le ha portate qui? La domanda è irrilevante rispetto all’atmosfera spirituale che qui si respira. E’ un po’ come trovarsi davanti alla Sindone. Uno può dire di non aver bisogno di segni per credere. E va bene! Ma quando si arriva davanti a quel lenzuolo, il cuore palpita più forte del solito. L’Uomo della sindone non può lasciare indifferenti.
Casa di Loreto e Sindone: stessa sensazione. In questo luogo la gente viene a pregare e impregna l’aria del suo spirito.
Tra le mura della santa casa, davanti alla scritta: “Hic Verbum caro factum est” (Qui il Verbo si è fatto carne) come non porsi la domanda del perché dell’incarnazione? E tra le tante spiegazioni, ecco un’ipotesi: è venuto in mezzo a noi per piangere le nostre lacrime. Per imparare a piangere. Forse era geloso del fatto che su nel cielo non riuscisse a piangere e sentire il flusso del sangue in quel corpo che suo Padre aveva plasmato dal fango. Gli mancava … il fango, la terra, il rosso delle pietre. Quelle pietre che hanno formato la sua casa di Nazareth, a custodire i suoi sogni, il suo focolare, e quel pane caldo preso con gioia dalle mani della Mamma.
A tutto questo penso al termine di una giornata piena di incontri, di tante parole, tre messe, un battesimo, un pranzo di lavoro durante il quale neppure mi sono accorto del cibo portato in tavola …
Ora sono solo nella santa casa. Mi metto dietro l’altare, seduto per terra e con la schiena appoggiata alle mura, pensando a quel bambino che lì si trastullava due mila anni fa.
Ma la solitudine dura poco. Arriva un papà con il suo bambino. Pensando di essere solo col figlio, drammatizza l’annunciazione:
“Mirco, qui è capitato una cosa bellissima”.
“Me la racconti?”.
“Tanti anni fa, mentre la Madonna stava pregando, in silenzio, sentì una voce misteriosa: “Vuoi diventare la mamma di Gesù?„”.
“E lei ha avuto paura?”.
“No, era molto contenta”.
“Ma come faceva ad essere contenta se poi hanno ammazzato Gesù?”.
Il papà, sentendosi impreparato, si lascia sfuggire: “Ahi!”.
A questo punto non posso continuare a nascondermi, vengo davanti all’altare e contemplo quel giovane papà con il bambino di circa cinque anni. Mirco mi guarda un po’ spaventato, mentre il padre non esita a dirmi: “Se ha sentito la conversazione venga in mio aiuto”.
“Vedi ,Mirco, nel Vangelo ci sono le risposte a tante nostre domande. Gesù ha sofferto prima di morire, e con lui anche la sua Mamma. Ha sofferto molto sulla croce. Però quando è morto, la sua storia non è finita. C’è ancora una pagina molto bella del Vangelo: Gesù sta nel sepolcro solo tre giorni e poi ritorna in mezzo a noi. E’ vivo”.
“Dov’è?”.
“E’ nei tuoi bellissimi occhi azzurri e nel tuo cuore. E’ nell’amore di papà e mamma. E’ nei giochi dei tuoi amici”.
Il padre aggiunge: “E’ in questo Angelo che tira fuori la castagna dal fuoco…”.
Mi rivolgo ancora a Mirco: “Sai che qui giocava Gesù. Pregalo per farti crescere bene come lui. Era bravo. Solo una volta è stato un po’ monello: a dodici anni è rimasto lontano da casa per tre giorni. Te lo spiegherà tuo papà. Tu cerca di volergli bene!”.
“Certo che gli voglio bene!”.
“Allora vedi in lui Gesù e pensa: se mio papà è così buono, chissà come sarà buono chi ha fatto mio papà”.
“Il nonno?”.
“No, né il nonno, né il bisnonno, ma Quello che ha creato tutti noi”.
“Gesù!”. E si perde tra le vigorose braccia di suo padre.

Valentino