Brazzaville(Congo ex francese), 22 Settembre 2008

In ascolto del silenzio

Africa, il continente dei grandi contrasti. Dagli sconcertanti silenzi del deserto, della savana e della steppa, al rumore programmato, assordante, incessante delle capanne, dei villaggi e delle città. Giorno e notte. Soprattutto la notte, in particolare quando c’é la luna piena. Mentre vado cercando oasi per pregare e studiare, mi imbatto in persone che danzano al ritmo dello stantuffo di qualsiasi motore e aggiungono rumore al rumore, dando voce a tutto ciò che emette un suono.

E parlano, parlano. Si raccontano storie? Ripropongono gli antichi proverbi? Dicono quelle ingenue bugie che servono a colorare la realtà?

Fanno così anche i giovani italiani e spagnoli. Più disciplinati i tedeschi e i francesi che ritagliano per sè tempi prolungati per la lettura e lo studio. Facile cercare la spiegazione della fuga dal silenzio. In Africa sono troppe le cause di frustrazioni e di sofferenze per cui, appena si termina di elaborare un lutto, non si pensa più al passato: la vita va danzata. In Occidente aumentano le persone frustrate e depresse a causa di un tipo di vita vuoto, insensato, consumistico e vano. Una vita troppo spesso costruita senza la ricerca di Dio. Da noi diminuiscono sempre più quanti apprezzano quel silenzio che, mentre favorisce l’introspezione, manda in crisi. Molti temono che, scavando dentro di sè, possano scoprirsi limitati, inadeguati e omologati sul nulla.

Sto scrivendo da Brazzaville (capitale del Congo ex francese). Dopo un intenso periodo di lavoro, concedo a me stesso cinque giorni di silenzio. La quiete fa bene in un primo momento: ridimensiona, aiuta a concentrarsi in Dio e permette i bilanci. Ma sono proprio questi ultimi, sempre inadeguati, a mandare in crisi. Confrontandomi con il più eloquente dei silenzi, Dio, sono obbigato a chiedermi su quali terreni la mia parola sia caduta e se abbia portato frutto. E «portare frutto», secondo la Bibbia, consiste nella capacità di pregare e di aiutare gli altri ad arrivare a Dio.

Sì, devo ringraziare il Signore perché ci sono amici che, anche dopo molti anni, mi scrivono, riconoscenti per il fatto che l’incontro con me ha ribaltato la loro vita ed é causa del loro continuare a credere, proprio in virtù delle esperienze forti fatte durante i miei campi scuola.

Ma troppi tacciono e non so capire questo silenzio. Non conosco quello che hanno in cuore, se soffrono perché il loro volo d’aquila li ha resi poco propensi ad accettare chi vola raso terra; perché l’ideale proposto era troppo alto; perché il volto di Dio da me presentato corrispondeva solo in parte a Colui che egli é, Lui, l’Eterno, l’Indicibile, l’Assoluto, balbettato da me che ancora sto scoprendo me stesso, l’insondabile mistero del cuore umano e proprio quel Dio che al quotidiano mio triste franare contrappone il gioioso argine del suo Amore.

E nel deserto ecco insinuarsi il dubbio d’avere a volte presunto di sostituirmi all’Amore, parlando da teologo, l’esperto dell’Ineffabile.

Ora – e questo é il privilegio della purificazione nel deserto – lontano da quanti amo, lascio che il mio silenzio intoni una lode all’Altissimo: raggiunga Egli quanti ho incontrato in tutta la mia vita, proponendo loro parole gravide di Mistero. Chi sa ascoltare il silenzio e dimorare nel silenzio, può avere la certezza d’aver raggiunto Dio.

«Logore e sfilacciate sono le parole», dice Qohelet. Eppure il già detto va ripetuto e scritto, per rassicurare cuori dubbiosi con le mie labbra che fanno risuonare la parola di Dio: «Domando solo che ti lasci amare».

Valentino

Commenti

  1. Francesco
    set 29, 23:56 #

    Che ne pensi? Dice una frase in calce a questa “intima” riflessione. Che ne pensi? E dopo… uno spazio bianco. Da riempire…di parole. E come si fa a dire delle parole di fronte a chi ti apre il cuore. Con quale diritto si può aggiungere altro ad una così profonda ed accorata meditazione personale? Accanto a me, ora, il dvd del film “il grande silenzio” girato nel monastero di Chartreuse. Il silenzio eloquente di Dio.Lo si può avere nel Congo, in un monastero o nella propria casa all’alba o di notte. “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto: e il Padre tuo, che vede nel segreto (è stupendo questo, di una profondità che solo Dio poteva pensare), ti ricompenserà”. Forse, per chi non ha la possibilità di potere andare fisicamente nel deserto per svariati motivi, il deserto lo può fare nel proprio cuore.
    Chi ha fatto esperienza di deserto sa quanto sia arduo fare silenzio per lasciare posto a Lui, quanto sia bello esercitare non solo lo spirito ma il corpo al silenzio. Ritmare i passi ed il respiro, rallentare il battito cardiaco, socchiudere gli occhi, affinare i sensi. Staccare con le fatiche quotidiane. Ed aprire il cuore al nuovo, a tutto ciò che l’Altro vorrà dire a noi da sempre. A sentire, anzi ad ascoltare.. A tutto questo non ci si arriva subito ed in modo poetico. Bisogna desiderare l’incontro e prepararsi, allenarsi. Noi abbiamo bisogno dei riti. Bellissimo per capire ciò che voglio dire è il capitolo XXI del “Piccolo principe” di A. de Saint-Exupery di cui riporto solo un piccolo stralcio:“bisogna essere molto pazienti“rispose la volpe. “in principio tu ti siederai un pò lontano da me, così, sull’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno ti potrai sedere un pò più vicino..” Il piccolo principe ritornò l’indomani. “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora, se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi: scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore…Ci vogliono i riti”(continua)
    Bellissimo: la pazienza, l’attesa dell’incontro, preparare il cuore, il prezzo della felicità. Non riuscirei a dire meglio per fare capire.
    Grazie ancora don Valentino, grazie per il fugace incontro che non mi ha ribaltato la vita ma che è stato capace di portare legna al mio fuoco interiore. E chissà magari in futuro avrà occasione di portare ancora legna. E mi scusi per essere entrato nel silenzio della sua meditazione che non aveva bisogno di commenti rumorosi, ma la domanda finale ha fatto vibrare le corde della mia anima.
    Pace e bene
    Con simpatia
    Francesco Montemagno

  2. silvia
    dic 16, 14:56 #

    Profonda risonanza hanno in me quanto ci doni con semplicità e chiarezza.Grazie don Valentino.
    Posso condividere qui- come in un colloquio interiore con Dio, favorito da un Maestro incontrato per caso – una preghiera? esperienza…?
    Senza disturbare il Silenzio di nessuno, uso questo momento di silenzio…
    ___________________________________________
    12.05.09
    Grazie.
    Ora devo entrare nel Silenzio…
    Li, nell’intimo mio, Ti trovo.
    Entro nel Silenzio tutto intorno e dentro di me.
    Fuori, le ondate del mare tumultuano…
    in lontananza…le avverto appena.

    Entrare nel Silenzio. Nell’Assoluto.
    Nel desiderio che ti fa intuire ciò che è eterno.
    Nel Silenzio, ascolto la Parola.
    La Parola, è il Silenzio?
    Cristo è il Silenzio divino,
    nell’Assoluto che è in me…
    _________________________________________

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