Ponte Nossa, 31 Agosto 2008

“La caduta del vento leggero”

“Vivere è cambiare e si arriva alla perfezione cambiando di frequente”. Così andava dicendo , due secoli fa, il grande intellettuale, poeta e mistico Henry Newmann, convertitosi dalla Chiesa anglicana a quella cattolica, che lo creò cardinale. E’ una frase che mi accompagna in questi giorni dopo aver letto un libro eccezionale che riassume, in modo autobiografico, il meglio degli ultimi sessant’anni, senza tacere le ombre del secolo scorso e del presente.
L’ Autore studiò nel seminario di Clusone e di Bergamo, dove anch’io mossi i miei primi passi verso il sacerdozio. Lui, Giovanni Cominelli, due anni più vecchio di me, era nato Parre, un paese a due chilometri da casa mia. L’ho rivisto alla presentazione del suo libro dopo quarant’un anni dall’ultimo incontro e fu come se non ci fossimo mai separati. Leggendo le sue pagine sono passato dal pianto al riso, imbattendomi in descrizioni di una vita che fu, all’inizio, un po’ come quella descritta dal film di Ermanno Olmi: “L’albero degli zoccoli”.
La vita di un paese di montagna, magistralmente dipinta: leggendola si ha l’impressione di essere coinvolti in un appassionante film che mostra come “un universo secolare sia scomparso in cinquant’anni”.
La parte più coinvolgente, per me, è la descrizione della vita in seminario: l’entrata nel grande silenzio, l’entusiasmante incontro con i libri e il modo del sapere (“una fame secolare finalmente soddisfatta”), l’arte di sottomettersi al padre spirituale che, sia pure con tutti i limiti del tempo, introduce alla vita retta da valori tanto più umani, quanto più divini. Alcuni metodi furono sbagliati? Probabilmente, ma sono stati senz’altro redenti da una passione e da un amore che tutto purifica e sublima e porta all’esperienza mistica.
“…l’esperienza mistica: una sorta di dolce deliquio, intreccio di anima e di sensi, di primavera e d’inverno, dolore della creatura separata ed estasi del ricongiungimento. Un’implosione silenziosa. Il canto gregoriano non indulge a melodie facilmente orecchiabili. Perciò staccava l’anima dal corpo e la portava via, fuori di sé. L’ekstasis, appunto”.
Non manca il racconto dell’esperienza ludica con i compagni. Le partite di calcio: tre squadre all’opera in un unico campo sportivo, con ragazzi che usavano il lessico inglese con la pronuncia bergamasca: fubal, ens (da hads, mani),ossei (off side, furi gioco), corner, gol…
Qui mi si permetta un ricordo personale. Io non giocavo al pallone, sia perche ero come Cominelli assetato di sapere, per cui leggevo anche durante la ricreazione, sia perché ero troppo triste per giocare: la mia permanenza in seminario – esperienza che pure rifarei e per la quale sono grato alla diocessi – è paragonabile ad un penoso cammino in una valle di lacrime. Ma fu bello il fatto che Giovanni “vide le mie lacrime” e mi accostò con simpatia (non posso dire con “amore”, perché questo è un termine non usato dai Bergamaschi di allora e proibito in seminario). Forse la vicinanza di paese fece sì che c’intendessimo e lui mi aiutò a rendere meno amare le mie lacrime. Mi aiutò a restare in seminario, mentre lui… Lui passò dalla casa di Dio ad altre esperienze che da Dio lo allontanarono.
Il profeta Elia aveva incontrato il Signore , nel deserto,in un vento leggero, leggero. Il testo ebraico direbbe “in uno sconcertante silenzio”. Il rumore del mondo, la filosofia, l’incontro con tante ingiustizie, il sessantotto… tutto ha fatto sì che Cominelli si mettesse su una strada che lo ha fatto passare attraverso le ideologie distruttive del secolo breve, per tornare, in fine, alla passione per l’uomo e per la ricerca che aveva illuminato la nostra giovane età.
Grande sarebbe la mia tentazione di parlarne, ma non voglio privare il lettore del gusto di prendere in mano “La caduta del vento leggero”, edito da Guerini e associati, Milano 2008.
“Vivere è cambiare”. Fu l’ideale pure di un monaco , Joseph Labre, che passava la vita cercando un convento che rispondesse alle sue aspettative, al suo spirito profetico. Morì per strada, mentre cercava l’ennesima comunità. La Chiesa lo ha fatto santo. Il vento leggero, leggero, lo sconvolgente silenzio, afferrerà anche Cominelli che, quando ritroverà Dio, -ma non l’ha già ritrovato? – “sarà come una palingenesi, nuova creazione”.

Valentino

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