Ponte Nossa, 24 Agosto 2004

…E correre nel vento

Era nato nel Nord Europa, nel Paese dei tulipani e di quel sole che, d’estate, sembra non voler mai tramontare. Paese in cui, poco prima, mia sorella, all’età di ventisei anni, era tornata alla casa del Padre.

Là Peter aveva trascorso l’infanzia, privo di quegli anticipi di fiducia che spronano a grandi ideali. Ma questa carenza, lungi dal demoralizzarlo, l’aveva stimolato a cercare chi potesse custodire, valorizzare e rendere fecondo il suo amore.

Qui, nella nostra terra, passava non inosservato a causa dei suoi lineamenti, degli occhi chiari e di quei lunghi capelli nei quali, con grazia, il vento giocava, nelle sue corse in moto.

Umilmente fiero dei talenti ricevuti, si era abituato agli elogi. Gli stessi attribuiti al giovane re d’Israele, Davide: “Biond’era e bello e di gentile aspetto”.

S’innamorò di una mia cugina e diventammo amici.

Mi vide un giorno sulla strada, mentre cercavo di fare autostop. Mi prese sulla sua moto e corse, corse… ero in ritardo per la conferenza. Il vento impazziva nei suoi capelli e gli procurava lacrime che bagnavano il mio viso.

Benedissi le nozze di questa coppia. Battezzai il loro figlio, prima di partire per l’Africa. Da lontano seguivo questa copia, grato a Dio per i progressi in ogni campo e per la fiducia nel matrimonio che in me creava il loro amore.

E Dio s’accorse di lui…

Giobbe, Qohelet e tutti i Salmi imprecatori non basterebbero a riassumere i sentimenti che provai quando seppi che l’Angelo della Morte gli era passato accanto, mettendo nel suo corpo un illogico, incomprensibile fiore.

Perse tutti i suoi biondi capelli. Si ripiegava a terra per il dolore. Soffriva per la sofferenza altrui, mentre cercava di coprire la propria. Solo gli occhi diventavano sempre più belli, pronti a contemplare l’Eterno, dopo aver levato su di lui la mano benedicente, in remissione dei peccati.

Ma quali peccati? O il peccato di chi? Martellava nella mia mente la domanda che i Giudei avevano rivolto a Cristo: “ Chi ha peccato?” … e la tentazione di discolpare Dio?

Durante l’omelia funebre ritornai all’immagine di quella corsa nel vento, sulla moto e cercai di far tacere Qohelet in quella sua triste litania sulla vanità del tutto.

Fede, ragione, buon senso, istinto d’immortalità, voglia di vivere si alleano in noi per cantare la bellezza di una corsa nel vento.

Non fu vana come il tulipano la sua infanzia. Non effimeri come i suoi capelli la giovinezza. Non vano l’amore per la sua donna. Non vano l’aver dato vita alla vita. Non vana quella corsa nel vento.

Nel misterioso progetto eterno, incomprensibile per la nostra mente, accecante per i nostri occhi preclusi alla luce, come quelli della talpa e del pipistrello, quella veloce corsa nel vento può assurgere a poema, ergersi come cattedrale di mistica gloria per chi, nelle oscure parole di Qohelet, cerca perché Dio permetta una “folle” corsa nel vento.

Valentino

Commenti

  1. francesco (kekko)
    ott 21, 18:07 #

    Ho sentito tante volte questa frase: “Ormai il cristianesimo è una religione che sta morendo!”. Io non credo che sia così, vedo tantissima gente che cerca in Dio un appoggio di tipo spirituale, di tipo fisico, perchè la preghiera e lo stare insieme a Dio ti da una grande carica. Io ho visto con i miei occhi persone che soffrivano perchè gli mancava Dio, che vogliono un mondo migliore e allora si appellano a una religione che ti da tanto, che da degli insegnamenti morali sani, che è contro ogni forma di violenza e che ti fa sperare in una vita serena, fatta di pace e gioia dopo questo passaggio transitorio terreno. C’è una grandissima voglia di spiritualità nei giovani e ho avuto l’ennesima prova venerdì scorso che sono andato a un momento di preghiera alla sera, dopo cena e c’era una chiesa stracolma, con qualche persona addirittura fuori. Questo vuol dire che quella frase sopra citata non è per niente vera, e che il mondo vuole una religione con sani principi, vuole guardarsi dentro vuole uscire da questa prigione che è il maligno nei nostri cuori. Sono certo che un mondo migliore è possibile, ma bisogna fare sacrifici, e questo non tutti sono disposti a farli, non tutti hanno il coraggio e la forza di reagire a un mondo che sembra stia andando ala deriva. Io però sono sempre più certo che per migliorare il mondo dobbiamo iniziare da noi stessi, dal perdonarci i nostri errori e riuscire ad andare avanti, e non è impossibile, solo un pò di pazienza e tanta buona volontà. Io spesso guardo i telegiornali e sento notizie come queste: stupri, violenze, cani abbandonati, furti, omicidi e via dicendo, dicono tutte le cose crudeli del mondo che succedono, ma non dicono mai, o quasi le cose buone, le cose che potrebbero rendere una persona un pò più serena, un pò più convinta che il mondo non è solo guerra e ingiustizie ma che è anche pace, fraternità, solidarietà e perdono, quel perdono che rende liberi da un peso spesso troppo grande per continuare ad essere sereni. Ho avuto la fortuna di guardare gli occhi sia di uno che aveva perdonato sia di uno che non lo aveva fatto, e credetemi, avevano una luce diversa, avevano una luce che ti faceva commuovere addirittura. Io credo che il mondo, ma prima di tutto noi stessi, abbiamo bisogno di guardare il mondo con occhi diversi la nostra vita e la vita degli altri, con gli occhi del cuore, con gli occhi belli dell’amore, con gli occhi della vita. Spesso crediamo sia impossibile, ma la parola impossibile non esiste, noi dobbiamo pensare che un giorno, quando lasceremo questo mondo, dobbiamo guardarci indietro e capire che qualcosa di buono l’abbiamo fatto per migliorare il mondo, forse lo stesso dare l’elemosina a un barbone, o fare beneficenza, o sorridere a una persona che è triste, anche quello è un gesto che permetterà al mondo di essere migliore. Io ho sempre detto sorridiamo sempre perchè ci sentiamo meglio noi e possiamo cambiare in modo radicale una giornata ad una persona. Concludo dicendo questa ultima frase: “Non cercate gli amici, ma siate amici degli altri, di quelli che non ne hanno mai avuto uno, di quelli che hanno bisogno di te o di qualcuno con cui sfogarsi”. A presto…

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