Ponte Nossa, 2 Giugno 2008

“Vivere è cambiare…”

In occasione delle celebrazioni per il mezzo millennio della prima lacrimazione della storia, ufficialmente riconosciuta, avvenuta nel mio paese natale, i compaesani mi propongono di rappresentare la drammatizzazione dei misteri della luce, tratta da “Mostrati Madre”. La proposta mi gratifica, perché mezzo pane, anche raffermo, condiviso tra la propria gente vale molto di più di una torta all’estero.
Non amando ripetermi, date alcune indicazioni riguardanti la regia e la sceneggiatura, invito danzatori, mimi, coreografa e direttore del coro a darmi suggerimenti in vista di rendere sempre più moderno e vivo il testo che propone il rosario come forma di meditazione dei misteri della vita di Cristo, visti con gli occhi di Maria. Intuizione di fondo: fare in modo che emerga l’idea che il nostro corpo è il corpo di un Dio. Corpo bellissimo, destinato ad un eterno peso di gloria, là dove la Vergine ci ha preceduti e ci attende, per una gioia che non avrà mai fine.
Ed ecco, durante la sacra rappresentazione, farsi aventi i danzatori che riproducono la fasi salienti della vita di Cristo. Un giovane di diciotto anni, protagonista: Gesù. Due ragazze di diciannove e venti anni. Due persone più mature, oltre la trentina.
Prima perplessità: sono troppo giovani per la responsabilità che loro attribuisco di dare un messaggio con il loro corpo per questa generazione che ancora fatica a comprendere che noi siamo immagine e somiglianza di Dio, non tanto a livello d’intelligenza, quanto a livello di capacità a dare vita alla vita?
Seconda perplessità: quei corpi che danzano in chiesa, mostrando quanto il mio antico parroco giudicava scandaloso e la cui vista sarebbe stata materia grave di confessione, avrebbero potuto dare fastidio e indurre alcuni a deferirmi al vescovo, così come mi era già capitato trent’anni fa, quando introdussi in chiesa giovani che suonavano la chitarra?
Terza perplessità: non è forse vero che “Nessun profeta è accettato in patria?”…
E, invece, il miracolo è capitato. I ragazzi hanno danzato in maniera stupenda. Hanno interpretato i testi con quella freschezza e novità che non sono più patrimonio di un sessantenne. Hanno visto nei misteri della vita di Cristo un qualche cosa che appartiene a loro e che hanno il diritto di esprimere secondo quella novità tipica dello “ Spirito che, come il vento, soffia e spira dove vuole. Tu ne intendi la voce, ma non sai da dove venga e dove vada”.
Va aggiunto che i miei “critici” e consiglieri non hanno accettato la gran parte delle immagini che io avevo proposto loro, dicendomi che erano troppe e potevano disturbare, anziché aiutare la meditazione. Perciò è stato affidato a due sedicenni il compito di aiutarmi nella scelta e di regolare le luci durante la rappresentazione. La mia paura: due sedicenni faranno le cose secondo le aspettative e onoreranno un impegno che costa caro, oltre tutto? Il risultato è andato ben oltre le migliori aspettative.
A questo punto non mi resta altro che “convertirmi”. Conversine che deve portarmi ad un cambiamento, perché, come disse il cardinale Newmann: “Vivere è cambiare e si arriva alla perfezione cambiando continuamente”.
Cambiare: credere nelle potenzialità dei giovani che, motivati e con uno spazio di libertà, sono capaci di fare grandi cose, mentre non emergono se privi di un anticipo di fiducia.
Cambiare: non avere la pretesa di sapere tutto, unicamente perché la somma degli anni è notevole e perché si sono fatte molte esperienze in diversi angoli della terra.
Cambiare: credere nella complementarietà e nella creatività degli altri. Lo stesso testo, visto da persone differenti, si illumina di prospettive nuove e originali. Da esso si possono trarre intuizioni più belle di quelle che mi hanno spinto a scrivere un brano che ora io stesso vedo con occhi differenti e nuovi.
Cambiare: non fissarmi a fare cose sia pure belle, unicamente perché ho visto alcuni risultati positivi, in trenta anni di esperienze. E’ bello scrivere: E’ bello fare conferenze. Ma non è forse ancora più bello ritirarmi nel silenzio e nella preghiera, traendo dalla solitudine l’energia necessaria per motivare altri a farsi avanti nella vita, sviluppando i loro talenti? Non è proprio questo atteggiamento il presupposto per ogni paternità?
Per me paternità spirituale, condizione indispensabile per avere ancora qualche cosa da dire, allorché si capisce l’importanza di vivere facendo attenzione ai segni dei tempi. Vivere ascoltando anche quelli che passano per stolti: anch’essi hanno una loro storia da narrare. Vivere dando anticipi di fiducia a chi ti apre gli occhi stimolandoti a passare dalla carta e dalla parola all’immagine e ai mass media. Vivere cambiando nella ricerca di una perfezione che, abbozzata qui in terra, raggiungeremo quando tutti assieme porremo le premesse per “ cieli nuovi e terra nuova”.

Valentino

Commenti

  1. Bruna Perla
    mar 13, 20:32 #

    per cambiare bisogna mettersi in discussione e talvolta far cadere le certezze che ci hanno aiutato a vivere,a lottare e a superare alcune situazioni difficili.Ci vuole quindi molto coraggio e fiducia in cio’ che ci ha portato al cambiamento.speriamo di farcela.Grazie.

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