Nel 50° anniversario della mia prima messa

Amici miei,

giunga a tutti voi l’augurio di pace con la benedizione del Signore, in queste giornate in cui viviamo la quaresima nel deserto dei rapporti sociali e nella primaverile intimità della nostra famiglia. Celebrando da giorni la santa messa in casa, ho tanto tempo per iniziare l’Eucaristia al mattino e terminarla di notte. Ho la gioia di mandare a tutti onde d’amore – e questo è il volto più bello della preghiera – nella speranza che anche voi mi ricordiate al Padre. Egli benedica tutti noi e quanti amiamo.

Ricorrendo il 18 marzo il cinquantesimo anniversario della mia ordinazione sacerdotale, vi vorrei coinvolgere nel ringraziare il Signore per la misericordia che ha avuto nei miei confronti e nel chiedervi di intensificare le vostre preghiere per me, affinché gli sia fedele fino alla fine ed Egli possa ancora – come più gli è gradito – aiutarmi nel mio ministero sacerdotale.

Sono appena tornato dal Burundi e, parlando ai sacerdoti, anche lì ho proposto questa immagine del ministro consacrato:

Il prete… lo fa sublime la sua originaria scelta di essere un dono per tutti; la sua consacrazione alla felicità umana; la sua determinazione a essere l’uomo di tutti e per tutti ministro di pace, plenipotenziario del Principe della pace; la sua coscienza che farsi sacerdote «non significa mettersi una divisa fuori, ma un tormento dentro» (F. Boy), accettando di diventare «il ministro della pazienza di Dio» (B. Marshall), disposto a essere «il più amato e il più odiato degli uomini, il più incarnato e il più trascendente, il fratello più vicino e l’unico avversario» (E. Suhard). E la sua grandezza consiste nel «lusso di poter amare tutti» (P. Teilhard de Chardin).

È un uomo che rinuncia a fare l’amore per essere amore, ministro di un Dio che si definisce Amore.

Non una divisa fuori, ma un tormento dentro. Il tormento di non essere ancora santo dopo tutte le messe celebrate ogni giorno. Il tormento di non riuscire a far comprendere quanta gioia ci possa essere nel portare con dignità la propria croce. Il tormento di non riuscire a far sentire a tanti giovani anche solo la nostalgia di Dio. Il tormento di sapere che miliardi di persone non conoscono ancora il suo volto che è Amore, Tenerezza, Misericordia. Il tormento di aver deluso delle aspettative di chi mi avrebbe voluto più vicino e di chi – soprattutto in Africa – si sarebbe aspettato da me tanti aiuti materiali, per continuare a sperare…

Grazie a Dio, però, il tormento non cancella la gioia di sapere che il mondo è salvato da Dio, che qualche cosa ho seminato e che… ho conservato la fede! La gioia di sapere che tanti amici continueranno a starmi accanto come Aronne e Cur facevano con Mosè, tenendogli le braccia alzate al cielo, perché non si stancasse di pregare. Amici che si trasfigurino pregando, come ci diceva il Vangelo di domenica scorsa (la trasfigurazione: Matteo 17,1-9), meditando il quale ho pensato particolarmente ai miei primi tre anni di sacerdozio.

Prima di partire per l’Africa – durante l’estate – spesso salivo con un gruppo di amici, in silenzio, un’alta montagna dolomitica: la Presolana, in provincia di Bergamo. A ogni pausa veniva letto un brano biblico e meditato personalmente. Si comunicavano poi le idee più belle e incoraggianti, per dare speranza all’impegno socio-politico-religioso dell’inizio degli anni Settanta. Sulla vetta facevamo l’offertorio, formulavamo preghiere spontanee ed esprimevamo la nostra confessione di lode, di vita e di fede. Al tramonto consacravo il pane e il vino, ricevuti da tutti con riconoscente amore a quel Dio che era percepibile nei nostri sguardi, trasfigurati dalla Bellezza. Attorno a noi tante stelle alpine che non nascono nelle paludi: sono il dono riservato ai ricercatori del silenzio. A noi che, vinti dalla forza di gravità celeste, facevamo nostro il respiro di Dio.

Sono passati cinquant’anni da allora e un’amica mi scrive: «Riesco, sia pure a fatica, a credere ancora in Dio in virtù di quell’esperienza di fede che abbiamo vissuto durante quelle tre estati in Presolana». E anch’io, dopo aver attraversato tante “paludi” negli angoli più impoveriti della terra, dopo tante ingiustizie toccate con mano in Asia e in tutta l’Africa subsahariana (i bambini morti per fame e le guerre) giungo alla medesima conclusione: l’esperienza di Dio – quella notte al cimitero, a ventitré anni, davanti alla tomba di mia sorella Elisa – e quelle giornate consacrate all’Eucaristia, in montagna, quando il pregare era una festa, mi hanno più volte permesso di ripetere: «Signore, non ti vedo, non ti sento, non ti capisco… ma ti do credito perché ti ho incontrato. Perché mi hai sedotto, attratto nella forza di gravità celeste».

Con questi sentimenti, continuando in queste giornate a celebrare messe in casa senza calcolare il tempo, rinnovo la mia richiesta di ricordarmi al Padre, perché la sua volontà sia la mia pace. Prego per voi perché, se non ho potuto starvi vicino fisicamente, mi sentiate vicino con il mio riconoscente affetto, la mia preghiera e la benedizione del Signore. Prego perché di me ricordiate solo le cose belle, perché conserviate la fede, perché possiate ancora vivere esperienze collettive di una preghiera non formale, ripetitiva e teatrale, ma essenziale, nuova e mistica. Prego perché le nostre celebrazioni eucaristiche non siano una rappresentazione, ma un “memoriale”, cioè non un semplice ricordo della morte e risurrezione di Cristo, ma una attualizzazione del Mistero. Allora ci verrà spontaneo, dopo la Comunione, ripetere: «Signore, è bello per noi essere qui!» mentre, assieme all’evangelista Giovanni, professiamo la nostra fede: «… E noi abbiamo creduto nell’Amore».

Valentino

Commenti

  1. Rosa
    mar 18, 08:55 #

    Buongiorno, don Valentino.
    Stamattina ho aperto gli occhi con il pensiero a lei, nel giorno della sua Ordinazione… già 50 anni! Sono Rosa Iacono e la nostra conoscenza risale a più di 30 anni fa, quando un 18 marzo tenne un incontro nella nostra aula Magna, al Liceo Classico di Ragusa…. come vede non l’ho dimenticata, fu una giornata bellissima quella ed ascoltarla mi, e ci, incantò. Ho ancora il suo autografo sulla pagina del diario di quell’anno e ogni volta che mi capita di sfogliarlo il pensiero torna là. Negli anni successivi continuò a venire a trovarci e noi (un gruppetto di compagne di classe) la raggiungemmo fino a Canicarao. Poi mi sono trasferita a Firenze ed ho perso i contatti. Al momento mi trovo con i miei, chiusa in casa in Sicilia, ad aspettare che la situazione si risolva.
    Bene, non la tedio più, meglio impiegare il suo tempo in queste Eucarestie “senza tempo”. Le sono vicina nella preghiera in questo giorno particolare e soprattutto in questo periodo che vede Bergamo così duramente colpita.
    Il Signore voglia mettere fine a tutto questo il prima possibile e ci conservi nella Sua benedizione.
    Un caro abbraccio e grazie sempre.. di tutto,
    Rosa
    PS: memento…

  2. Raffaele F.
    mar 22, 17:06 #

    Caro Don Valentino,scrivo qui di fronte al nostro mare di Riposto e della costa ionica. Desidero inviare un augurio per il suo 50esimo e la ringrazio e saluto con una breve preghiera: Signore Ti ringrazio per aver incontrato questo tuo ministro. Accogli le sue preghiere e conservalo nella fede. Amen

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