Dorothy Stang - Dono di sé per salvare il creato

Fede nella bontà della creazione

Un ragazzino porta a Gesù cinque pani e due pesci: avviene il miracolo e cinquemila uomini sono sfamati. Certo, direttamente possiamo fare poco per sfamare il nostro prossimo e per soccorrere le altrui necessità, ma se abbiamo fede, se diamo a Gesù il poco che abbiamo Egli torna a operare il miracolo, così che a nessuno manchino il pane e una terra in cui vivere dignitosamente.

Grazie alla fede nutrita fin dall’infanzia, Dorothy Stang – portando a Dio tutto ciò che possiede, nella consacrazione verginale a Cristo – diventa fermento e difesa per tutti i poveri ai quali si sente inviata. Diventa eroica testimone del valore dell’ecologia ambientale, perché cura quella ecologia del cuore di cui parla Benedetto XVI: «L’affievolirsi del primato dell’umano comporta uno smarrimento esistenziale e una perdita del senso della vita. Infatti, la visione dell’uomo e delle cose senza riferimento alla trascendenza sradica l’uomo dalla terra e, fondamentalmente, ne impoverisce l’identità stessa».

Il Salmo 8 ci ricorda che l’uomo, essendo stato posto a custodia e apice del creato non ne è il padrone, ma il compimento, colui che lo completa: «Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani». Ma solo se nutre una fede in Dio e nell’umanità, l’essere umano riscopre il proprio compito nel mondo, la signoria sul creato, l’obbligo di essere pane e amore per tutte le vittime di ogni ingiustizia.

Dorothy Stang – conosciuta da tutti come Irmã Dorote – nasce negli Stati Uniti d’America, a Dayton (Ohio), il 7 giugno 1931. Missionaria della congregazione delle Suore di Nostra Signora di Namur, decide di vivere a fianco degli “ultimi della terra” per difenderli dalle atroci ingiustizie inflitte dai ricchi, dai prepotenti, dai latifondisti. È la prima martire del creato.

Nel 1953 risponde all’appello della responsabile della sua congregazione, la quale chiede chi sia disposta a recarsi in missione nell’Amazzonia. Parte e si mette alla scuola dei popoli impoveriti. Studia usi, costumi e leggi brasiliane, per essere in grado di rendere coscienti i contadini e i lavoratori della foresta che possiedono dei diritti e non solo doveri. In linea con gli orientamenti del Concilio Vaticano II riguardo agli impegni che il laico deve assumersi nella Chiesa e nella società, si adopera con tutte le proprie forze perché i cristiani abbiano spazi concreti in cui agire, emergere ed esercitare la loro vocazione a essere “profeti, sacerdoti e re”, vivendo fino in fondo la fede posta in essi come seme nel battesimo.

Le sue idee e la scelta preferenziale per i poveri vengono rafforzate dalla Conferenza dei Vescovi dell’America Latina – tenutasi a Medellín, in Colombia, nel 1968 – nella quale si prende posizione contro la “violenza istituzionalizzata”. Grazie a questa scelta coraggiosa, la Chiesa passa decisamente da un tipo di religione celebrata solo dalla liturgia a una spiritualità incentrata sulla necessità di essere voce profetica e promotrice di giustizia sociale. Naturalmente, i ricchi latinoamericani accusano la Chiesa di essere caduta in mano al comunismo; chi lavora per i poveri viene considerato un sovversivo e – in quanto tale – candidato all’arresto, alla tortura e alla morte.

Con l’aiuto delle consorelle e di alcuni sacerdoti particolarmente impegnati e attenti ai problemi sociali, Dorothy crea piccole comunità di base dove si prega, si sviluppa un grande senso di giustizia, si lavora per una crescente coscientizzazione rispetto ai diritti umani. È sempre accanto ai più poveri, caldeggiando l’idea che bisogna smettere di pagare altissimi affitti ai latifondisti, e si impegna nell’aiuto alle donne di strada: «Quando la suora incontra la prostituta, questa si sente donna».

Per tutti questi impegni, è odiata da tutti coloro che non trarrebbero nessun vantaggio dall’emancipazione di chi non ha voce. È quindi presa di mira assieme a preti, religiosi e suore che subiscono pressioni da parte del regime militare: chiunque aiuti i poveri è considerato comunista. E comunista è giudicato pure papa Paolo VI, appena pubblica la sua Enciclica Populorum progressio.

Nel novembre 1987 Dorothy scrive: «La nostra situazione qui in Brasile peggiora ogni giorno: i ricchi moltiplicano i loro piani per sterminare i poveri, riducendoli alla fame. Ma Dio è buono con il suo popolo». Nel 1998 prende la decisione di condividere ancora più a fondo la situazione degli abitanti di Anapu. Costruisce una piccola casa in legno, che le permette di raggiungere più in fretta le piccole comunità di base. Mentre il comune di Anapu la dichiara “persona non gradita” – e come tale da espellere dal Paese –, riceve la cittadinanza onoraria del Parà, che contemporaneamente la dichiara “Donna dell’anno”. Questa notorietà non fa che accrescere il numero dei suoi nemici.


Per portare frutto bisogna marcire

Nel Parà, due proprietari terrieri si dichiarano disposti a pagare chi ucciderà Dorothy. La taglia è di 12.500 dollari. Clodoaldo e Raifran, essendo bisognosi di denaro e certi che sarebbero stati difesi dai latifondisti, decidono di portare a compimento il loro losco progetto.

13 febbraio 2005. Dorothy sa di essere nella lista della morte e quel giorno ha come il presentimento che qualcosa di brutto debba capitare. Prega. Poi, sentendo incombere la propria ora, dice agli amici che è meglio sia lei la vittima e non chi ha una famiglia. Benché sconsigliata, si reca in soccorso di una famiglia povera, angariata dai latifondisti. Alcune ore di cammino sotto la pioggia scrosciante, poi due uomini armati le sbarrano la strada: le chiedono se abbia un’arma. Ella estrae la Bibbia dalla sua povera borsa di plastica: «Questa è la mia arma». La apre e legge le Beatitudini. Sei colpi di pistola: colpi simbolici alla testa, al cuore e al ventre, per eliminare il pensare, il sentire e il generare. Poi la fuga dei due killer.

La pioggia continua a cadere, lavando il sangue della prima martire del creato. Piangono i contadini nelle loro capanne, ma non osano uscire per raccogliere il suo corpo, temendo di essere uccisi anch’essi. Il corpo esanime di Dorothy, sferzato dalla pioggia battente, rimane a terra per ore e ore. La faccia è seminata nel fango, lugubre e nobile emblema: «Se il chicco di frumento, caduto a terra, non marcisce…». L’ha detto Cristo. E ha usato proprio il verbo “marcire”, perché troppo facile e nobile è il morire. Per portare frutto, bisogna marcire.


L’eredità spirituale

Dorothy ha richiamato l’attenzione mondiale sulle tematiche legate al rispetto della vita e della cultura degli indios e dei seringueiros, e alla salvaguardia del creato. Forti della sua eredità spirituale, i cristiani possono proclamare che questa umanità sta a cuore a Dio. Nel Suo progetto eterno, il creato è stato concepito come un luogo provvidenziale, in cui la regalità divina si manifesta nello sconfiggere il male, nel donare all’essere umano la capacità di avere cura della terra e il privilegio di continuarne – in un certo qual modo – la creazione.

Studiando la vita di suor Dorothy si rafforza la convinzione che l’umanità si convertirà non tanto in virtù delle parole, quanto piuttosto grazie al sangue dei martiri e alla testimonianza di chi, credendo e sperando, dilata i confini dell’amore, sforzandosi di farsi dono totale per i poveri perseguitati e per la conversione degli sfruttatori. Come Cristo che, non solo ha perdonato ai suoi crocifissori, ma li ha anche giustificati: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

È affascinante l’esistenza di suor Dorothy perché essa è tutta un inno alla vita. Una vita di fede anche in mezzo a tante atrocità, nell’abbandono in Dio che rende significativa la nostra esistenza e dà impulso all’impegno per migliorare il nostro cammino qui sulla terra. L’inno intonato da Dorothy è reso ancora più credibile dall’assassinio che ha distrutto il suo corpo, ma ha esaltato il suo messaggio, valido per l’Amazzonia e per l’intero pianeta. Si può sparare a un corpo, ma non ai sogni e agli ideali di una persona “folle per amore”, innamorata delle Beatitudini, amante del creato, proprio perché innamorata di Cristo. Una donna che, pur senza una specifica formazione intellettuale, illuminata dallo Spirito Santo e rafforzata dalla fede, ha raggiunto le alte vette di una vita degna di essere vissuta in pienezza. Pienezza di umanità e di santità.

La testimonianza di Dorothy mette in evidenza che il progresso provoca – assieme a tante conseguenze positive – vittime e sopraffazioni. Anche a scapito dei propri interessi personali, chi ha fede si mette dalla parte degli ultimi, dei piccoli e dei poveri. Difende il diritto alla differenza, all’interculturalità e alla convivenza pacifica di persone e popoli, per poter ripetere con il Salmista: «Benedici il Signore, anima mia» (Sal 103). Benedizione, lode al Creatore, fiducia nella Provvidenza, certezza che verrà il tempo in cui, scomparsi mandanti e sicari, «amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» (Sal 85,11).

Valentino

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