«Donna, la tua fede ti ha salvata»

«…non ti permetto di rubarmi la fede»

Alla fine della seconda guerra mondiale gli ebrei, dispersi in tante parti dell’Occidente, possono tornare in Palestina. Una famiglia, provata dalla povertà, mette poche cose essenziali su una piccola barca e si dirige verso la terra dei sogni, quella terra tanto promessa. Un’improvvisa bufera scaraventa contro gli scogli l’imbarcazione, che si spezza come un fuscello. Annega prima il giovane figlio e subito dopo la madre. Il papà riesce ad aggrapparsi agli scogli. È flagellato dalle onde. Gli sanguinano le mani. Sente venire meno le forze e teme imminente la morte. Volge gli occhi al cielo e grida: «Signore, mi hai rubato il figlio. Mi hai rubato la moglie. Ma non ti permetto di rubarmi la fede».

La fede è dono e vita. È dono: dipende da Dio, che fa il primo passo verso di noi, domandandoci se vogliamo aumentare la nostra gioia, stando aggrappati a Lui. È vita: dipende da ciascuno di noi accettare il dono, valorizzarlo, proporlo agli altri: «Quel Dio che creò te senza di te, non salverà te senza di te» (Sant’ Agostino). Dono e vita a noi offerti, perché la nostra gioia sia piena (cfr. 1Gv 1,1-10).

Da oltre quarant’anni esercito il ministero sacerdotale in diverse parti della terra, aggiornando i formatori del clero, cercando di approfondire ovunque il tema della fede e della nuova evangelizzazione. Ovunque trovo tanta sete di Dio, non solo nelle zone considerate di missione, ma  anche in Paesi dove meno ce l’aspetteremmo. Ad esempio, nell’America settentrionale le statistiche rivelano dati sorprendenti: il 53% degli americani, non solo crede in Dio, ma dichiara di pregare ogni giorno. Non è così in Europa: molti hanno ancora la fede, ma frequentano poco la Chiesa. Pregano ogni tanto… soprattutto chiedendo grazie. Non fanno grandi esperienze di fede.

Per questo motivo, nei miei scritti parlo continuamente della fede, convinto della necessità di ritornare alle radici cristiane dell’Europa, di mostrare quella bellezza che salverà il mondo, di proporre figure stimolanti di persone che, grazie alla fede, hanno reso bella la propria e l’altrui esistenza.  

Nei testi che seguiranno, voglio raccontare la vita di donne occidentali rese belle dalla loro fede. Mi sarebbe piaciuto parlare anche delle donne africane, della loro forza di fronteggiare una povertà dignitosa e una fame atavica, della loro determinazione di non soccombere alle sventure, della loro capacità di seppellire con le loro mani i figli morti per fame. In tanti Paesi di quel continente non ho avuto bisogno di fare coraggio a queste madri, perché erano loro a consolare me, sacerdote, con sospiri gravidi di speranza: «Padre, se non avessi la fede…». «Padre, grazie per averci portato Cristo». «Padre, non preoccuparti per me. Dio esiste!». Ma, purtroppo, queste donne tanto grandi sono anonime, non scrivono libri, mentre sono esse stesse un capolavoro e un inno al Creatore. Meriterebbero il Nobel della pace e della salvaguardia del creato.


Gesù e le donne

«Meglio che la Bibbia vada perduta piuttosto che sia salvata da una donna»: così si esprime il Talmud, uno dei testi sacri degli Ebrei del primo secolo dopo Cristo. A quei tempi – non solo in Palestina, ma in tanti altri Paesi – le donne ricevevano gli elogi dei loro innamorati, ma non molti spazi ove poter esprimere il meglio della loro personalità. Non solo, ma addirittura si impediva alla donna di godere dei privilegi garantiti soltanto ai maschi. In molte culture e religioni, si dava per scontato che ella fosse sempre disponibile a obbedire al marito, a lavorare la terra, ad accudire alle necessità della casa… E in molte parti del mondo, purtroppo, la situazione non è cambiata.

Di tutt’altro avviso, invece, è Gesù: “scandalosamente” attento e disponibile nei confronti degli gli ultimi, degli esclusi e dei peccatori, lo è molto di più con le donne (cfr. Lc 8,1-3). Interessante il brano di Luca al capitolo 7 (36-50). Gesù è invitato a pranzo e, come capita in altre occasioni, sconvolge gli astanti: è un vero e proprio provocatore e “guastafeste”. Si lascia toccare da una peccatrice, che usa le arti che conosce per dimostrare a Cristo il suo amore: «…stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo». Capelli, piedi, profumo, baci…: è la descrizione di un’arte che lei applicava, con altri intenti, ad altre persone. A lei Cristo dice: «La tua fede ti ha salvata». Quale fede? Quei gesti che sono gli unici che ella conosce e per Simone sono peccaminosi? Ma proprio lei è la protagonista dello sconvolgimento finale: «Va’ in pace», cioè «Cammina nella pace», in quella pace che Egli ha promesso a tutti gli uomini che Dio ama, quando è sceso sulla terra – fragile e inerme – nella notte del mistero.


Donne e fede

Le donne del Vangelo comprendono quanto Cristo insegna riguardo alle “cose di Dio”. Non si scandalizzano, né gli voltano le spalle; tanto meno prendono pietre per lapidarlo. Soprattutto, non abbandonano il Maestro nell’ora delle tenebre, quando Giuda tradisce e Pietro rinnega: loro sono presenti ai piedi della croce.

Gesù parla al loro cuore ed esse rispondono esprimendo apprezzamento, ammirazione, amore e spesso escono trasformate dall’incontro: la prostituta diventa donna, la ricurva si raddrizza, l’emorroissa ha in dono quella fede che la guarisce, la samaritana si converte e diventa la prima missionaria… Si tratta di donne che, diventate libere, ricevono la forza di essere a loro volta liberatrici e di progredire in tutti i campi. Si avviano verso la santità, grazie alla loro fiducia nelle parole del Maestro: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi» (Gv 14,12).

E il primo miracolo che noi possiamo compiere consiste nel dare un senso alla nostra vita che, grazie alla fede, diventa significativa, trasforma il limite in grandezza, apre gli orizzonti, dilata la capacità di amare e fa di noi un dono e una benedizione per le persone che mai a caso Dio mette al nostro fianco.

Illuminati dalla saggezza del Vangelo, sulle orme del Maestro, i fedeli del Terzo Millennio sono chiamati a dare nuovi e più rilevanti spazi alle donne, mettendo in risalto il fondamento della loro grandezza e santità.

Fondamento che, nell’ambito anche di culture differenti, può essere trovato nella fede che forgia donne capaci di amare in modo spassionato, capaci da dare vita alla vita anche nelle situazioni più disparate, capaci di affrontare perfino il martirio pur di perseguire il loro ideale e di contribuire al bene comune. Guardando a loro, saremo incoraggiati a imitarne l’esempio, a essere come loro gioiosi testimoni della fede, custodi della gioia dei nostri figli e protagonisti nel creare la civiltà dell’amore.

Valentino

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