Vocazione ad amare i giovani - Don Bosco

Il mio nome è Giovanni…

Quanto tempo è stato necessario a Gesù per mostrare il suo amore al giovane ricco? Lo guardò. Lo amò subito. E gli propose di lasciare tutto e di seguirlo. Quel giovane aveva fatto una corsa verso il Maestro. Gli si era gettato ai piedi. Aveva mille aspettative… tutte cadute nel vuoto! Spero, comunque, che Gesù abbia salvato anche questo giovane, grazie a quella corsa verso di Lui e alla nostalgia della santità.
Questa l’immagine che ha dato un volto alla mia vocazione: voler bene ai giovani, in modo tale che essi sperimentino subito l’amore come rivolto a loro, personalmente. Il mondo è pieno di un amore astratto che non salva nessuno. Io ho speso la mia vita per gridare al mondo questa esortazione: i giovani non siano genericamente amati come categoria, ma ciascuno di essi sperimenti di essere amato personalmente.
Questo ho imparato da mia madre Margherita, povera di beni materiali, ma ricca di fede. Povera, capace di capire i poveri e contenta quando vedeva sul loro volto abbozzarsi un sorriso di gratitudine per l’aiuto ricevuto, perché donato con quella carità che tutto nobilita e santifica.

Fin da ragazzo fondai la “Società dell’allegria”, vedendo nell’allegria un valido mezzo per combattere le occasioni di male e di peccato. Diventato prete, mi sono impegnato a dare ai giovani innanzitutto l’amicizia, poi la casa, l’istruzione, la possibilità di trovare un impiego. Volevo che tutti avessero la possibilità di istruirsi, di essere competenti nel campo da loro scelto come professione. Competenti, non competitivi. Arricchiti di una formazione cristiana, che desse il dovuto spazio a Maria Ausiliatrice, provvida Madre e via sicura verso i beni eterni.
La mia pedagogia aveva lo scopo di prevenire i mali e di preservare i giovani, grazie alla capacità di adattarmi alle loro esigenze, aiutandoli a capire dove sbagliavano, senza fare ricorso a punizioni e castighi. È certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo.

Quando parlavo agli educatori dicevo loro: «Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne a ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere».

Adesso aspetto tutti i miei giovani in Paradiso. Per loro continuo a pregare, convinto di quanto andavo a tutti ripetendo: «Chi prega si occupa della cosa più importante di tutte». Prego perché i cristiani si rendano conto che con le opere di carità chiudiamo le porte dell’inferno e apriamo le porte del Paradiso. E qui, nel regno dell’Amore, si giunge se amiamo la Madonna, perché è quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria. La nostra Mamma del Cielo non fa le cose a metà. Ci domanda tanto, e poi ci dà tutto. Ci dà Gesù. Lui basta a riempire la nostra vita.


I vescovi sulle orme di don Bosco

Al termine del Sinodo sui giovani del 2018, i vescovi hanno scritto questa lettera, che è tutta impregnata del pensiero di don Bosco: il santo che ha fatto della sua vita una gioiosa risposta alla vocazione di dare spazi di bellezza e di santità ai giovani.

«A voi, giovani del mondo, ci rivolgiamo noi padri sinodali, con una parola di speranza, di fiducia, di consolazione. In questi giorni ci siamo riuniti per ascoltare la voce di Gesù, “il Cristo eternamente giovane”, e riconoscere in Lui le vostre molte voci, le vostre grida di esultanza, i lamenti, i silenzi. Sappiamo delle vostre ricerche interiori, delle gioie e delle speranze, dei dolori e delle angosce che costituiscono la vostra inquietudine. Desideriamo che adesso ascoltiate una parola da noi: vogliamo essere collaboratori della vostra gioia affinché le vostre attese si trasformino in ideali. Siamo certi che sarete pronti a impegnarvi con la vostra voglia di vivere, perché i vostri sogni prendano corpo nella vostra esistenza e nella storia umana. Le nostre debolezze non vi scoraggino, le fragilità e i peccati non siano ostacolo alla vostra fiducia. La Chiesa vi è madre, non vi abbandona, è pronta ad accompagnarvi su strade nuove, sui sentieri di altura ove il vento dello Spirito soffia più forte, spazzando via le nebbie dell’indifferenza, della superficialità, dello scoraggiamento. (…) La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita. Siete il presente, siate il futuro più luminoso».

Pure il documento finale del Sinodo dei Vescovi – particolarmente al n. 84, ma anche in vari altri paragrafi – è impregnato dell’insegnamento di don Bosco: «Non è possibile intendere in pienezza il significato della vocazione battesimale se non si considera che essa è per tutti, nessuno escluso, una chiamata alla santità. Tale appello implica necessariamente l’invito a partecipare alla missione della Chiesa, che ha come finalità fondamentale la comunione con Dio e tra tutte le persone. Le vocazioni ecclesiali sono infatti espressioni molteplici e articolate attraverso cui la Chiesa realizza la sua chiamata a essere segno reale del Vangelo accolto in una comunità fraterna. Le diverse forme di sequela di Cristo esprimono, ciascuna a modo proprio, la missione di testimoniare l’evento di Gesù, nel quale ogni uomo e ogni donna trovano la salvezza».


Risposta alla vocazione a essere gioiosi e santi

Padre, rendi coscienti i genitori che l’adolescenza è un tempo di grazia, tempo di una scoperta particolarmente intensa del proprio “io” e del proprio progetto di vita, tempo di una crescita «in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini».

Cristo, come ti sei comportato con il giovane ricco, così guarda intensamente i nostri figli, amali subito e fa’ loro quelle proposte che danno vita: «Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri… e vieni! Seguimi!». E non permettere che se ne vadano tristi.

Spirito Santo, abita nel corpo di ogni giovane, facendo sperimentare a ciascuno la gioia di scoprire l’amore del Signore che dà speranza al presente e serenità nei giorni futuri ed eterni.

San Giovanni Bosco, i giovani hanno sete di Dio, sete di verità, sete d’amore. Prega il Signore che mandi loro maestri di vita, per alimentare in essi la speranza di scavare pozzi nella loro famiglia, per trovare lì acqua pura e certa: esperienze di fede, condivisione di preghiere, sicurezza di poter dare e ricevere amore.

Valentino

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