Vocazione a una santità gioiosa. San Filippo Neri

Il mio nome è Filippo…

«Non fate i maestri di spirito, e non pensate di convertire gli altri; ma pensate a regolare prima voi stessi…». Con questa frase amo essere ricordato, più che con l’altisonante titolo di “maestro dello spirito” o – peggio ancora – “Apostolo di Roma”. La persona saggia, con i piedi per terra, è cosciente che deve convertire sé stessa, prima di presumere di convertire gli altri. La conversione, poi, è affare dei “giusti”, prima che dei peccatori ed esige persone serene: «Tristezza e malinconia – ero solito ripetere –, fuori da casa mia».
A Firenze – dove sono nato nel 1515 – mi chiamavano “Pippo il buono” a causa del mio carattere, che era ritenuto bellissimo. Conquistavo il cuore di molte persone che mi vedevano pio e gentile, vivace e lieto. Mio padre era notaio e mia madre proveniva da una modesta famiglia del contado: morì in conseguenza del parto del suo quarto figlio.

A diciotto anni abbandonai gli affari e mi recai a Roma, dove vivevo facendo il precettore mentre studiavo filosofia e teologia. Trovai la città altamente corrotta e compresi subito la necessità di rispondere all’emergenza educativa, ponendomi al servizio di tutti. Cominciai con i giovani, vivendo gli anni della mia giovane età austero e lieto al tempo stesso, tutto dedito a coltivare i valori dello spirito. Andavo ripetendo: «Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che vuole. Chi domanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che domanda. Chi non opera per Cristo, non sa quello che fa». A Lui guardavo come unico modello di vita, affascinato dall’immagine del Buon Pastore, che conosce a una a una tutte le sue pecore.

L’impegno costante di educare giovani, adulti e anziani, era sostenuto dalla vita contemplativa che vivevo nella mia responsabilità di laico. Non ero legato a nessun ordine religioso, a nessuna regola: cercavo la libertà dei figli di Dio e, per la mia preghiera, prediligevo le chiese solitarie, le catacombe, il sagrato delle chiese, nel silenzio delle notti animate da una Presenza.

Quando avevo trentasei anni, un santo prete m’invitò a rispondere a Dio che mi chiamava consacrandomi totalmente a Lui, diventando cioè un sacerdote o un religioso. Non mi sentivo degno, ma capii il valore di ascoltare un uomo di Dio, che senz’altro parlava a nome di Qualcun altro. Da allora, il mio principale ministero come educatore fu da me esercitato come confessore. Ministro di riconciliazione, nell’esercizio di quella carità che non delude, non viene mai meno, non giudica… Nel confessionale proponevo ai penitenti ciò che rendeva bella la mia vita: la meditazione, il dialogo spirituale, la preghiera vissuta come gioioso incontro con il Signore… Ciò sarebbe diventato l’anima e il metodo dell’Oratorio, che spontaneamente nacque grazie all’opera alla quale mi aveva destinato lo Spirito Santo. Ed è proprio alla Terza Persona della Trinità – cui devo tutto – che legavo con gioia quanti ricorrevano a me in cerca di un aiuto. Per obbedienza a papa Gregorio XIII ricostruii la chiesa della Vallicella e lì mi trasferii, con l’intento di far gustare a tante persone la gioia di essere cristiani, il privilegio di mettere in pratica il Discorso della montagna, la bellezza di vivere in costante unione con Cristo. E al Papa che mi voleva creare cardinale, risposi che la mia più grande vocazione non era la porpora, ma quella santità gioiosa che mi avrebbe spalancato le porte del paradiso. Lì mi accolse il mio Signore e mio Dio all’età di ottant’anni. Anni trascorsi in serena intimità con lo Spirito Santo e in fraternità con il mio prossimo, che mi ritiene il “santo della gioia” e il “buffone di Dio”, al ricordo di ciò che dicevo ai ragazzi: «State buoni, se potete».

La vita religiosa

Dopo tanti anni spesi a preparare i formatori del clero, non mi stanco di accostare giovani per proporre loro la
bellezza di consacrare la propria vita al servizio di Dio e dei fratelli. Mentre so che sono molto importanti il discernimento e un lungo cammino con la guida di un santo e intelligente maestro dello spirito, io propongo la via del sacerdozio e quella religiosa, dicendo che Dio non ha scelto gli angeli per essere ministri di riconciliazione e dare al mondo l’incomparabile dono dell’Eucaristia. E presento così l’“uomo di Dio”: sublime la sua originaria scelta di essere un dono per tutti, la sua consacrazione alla felicità umana, la sua determinazione a essere l’uomo di tutti e per tutti ministro di pace – plenipotenziario del Principe della pace –, la sua coscienza che farsi sacerdote o religioso «non significa mettersi una divisa fuori, ma un tormento dentro» (F.Boy), accettando di diventare «il ministro della pazienza di Dio» (B.Marshall), disposto a essere «il più amato e il più odiato degli uomini, il più incarnato e il più trascendente, il fratello più vicino e l’unico avversario» (E. Suhard). E la sua grandezza consiste nel «lusso di poter amare tutti» (T. de Chardin).

È un uomo che rinuncia a fare l’amore per essere amore, ministro di un Dio che si definisce Amore.
Con l’ordinazione sacerdotale, un cristiano non fa altro che vivere il proprio battesimo e quello della comunità che lo accoglie come testimone dell’Amore, soprattutto nei confronti dei più piccoli e dei più poveri. Tra questi vanno annoverati soprattutto i ragazzi e gli adolescenti, poveri perché privi di ciò che è essenziale nella vita: Dio.

Per essi si fa padre, amico, provvidenza, affinché possano ripetersi l’un l’altro: «Se il nostro sacerdote è così buono con noi, chissà come sarà buono il suo Dio!». Ed è così che, attraverso la pastorale giovanile, riuscirà a richiamare a Dio tanti adulti che hanno smesso di partecipare all’Eucaristia. E attraverso una silenziosa testimonianza a servizio degli ammalati, farà rifiorire una comunità che si aspetta tutto dal prete, così come i figli danno per scontato che i genitori siano sempre pronti a rispondere a ogni loro bisogno di pane e di amore.

Risposta alla chiamata a essere per tutti un dono

Padre, chiediamo solo di lodarti, imitando San Filippo Neri, sempre lieti nel donare la vita a gloria del tuo nome e a servizio dei fratelli; convertendo ed educando continuamente noi stessi, prima di preoccuparci di educare gli altri.

Cristo, nutrici continuamente della tua Parola e del Pane di vita. Fa’ che non domandiamo altro che non sia Te, per avere sempre più fame e sete di Te, e in Te trovare la vera pace.
Spirito Santo, concedi anche a noi quell’intimità con Te di cui hai fatto abbondante dono a San Filippo Neri, per avere coraggio e forza di affrontare la presente emergenza educativa con la serenità che Tu doni a chi confida in Te.

San Filippo Neri, la tua vita ci sia di stimolo – come ci esorta pure Sant’Agostino – a rallegrarci sempre nel Signore, non nel mondo; cioè rallegrarci nella verità, non nel peccato; rallegrarci nella speranza dell’eternità, non nei fiori della vanità. Rallegrarci perché, se «il Signore è vicino!», nulla ci manca. Anzi, abbiamo tutto.

Valentino

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