Russia “mariana” più che cristiana

“Maria: l’invincibile nemico della Russia”

Il popolo russo, fin dalla sua evangelizzazione (sec. X), ha professato una profonda devozione verso la Madre di Dio, tanto che il filosofo Nicola Berdiaev (1874-1948) scrive che «la Russia è più mariana che cristiana». L’ideologo marxista Massimo Gor’Kij (1868-1936) ritiene la Madonna “l’invincibile nemico della Russia”, perché “con la sua semplicità, il suo amore e perdono, Ella è riuscita a sedurre gli uomini e soprattutto a ridurre il cuore delle donne in schiavitù per tutta la vita”.

Provvidenziale schiavitù, potremmo dire noi che riconosciamo la verità e la bellezza delle parole di Giovanni Paolo II: «Intorno all’icona della Madre di Dio di Kazan’ si è sviluppata la storia di quel grande popolo. La Russia è una nazione da tanti secoli cristiana, è la Santa Rus. Anche quando forze avverse si accanirono contro la Chiesa e tentarono di cancellare dalla vita degli uomini il nome santo di Dio, quel popolo rimase profondamente cristiano, testimoniando in tanti casi con il sangue la propria fedeltà al Vangelo e ai valori che esso ispira».
Più volte, sia in Russia che nei Paesi balcanici, ho sperimentato quanto vera sia questa testimonianza del Papa. Tra i tanti racconti che potrei riportare, il seguente è uno dei più significativi.

Clandestino incontro coi moscoviti

Era il gennaio del 1973. Mosca era avvolta in un suggestivo manto di neve. La Piazza Rossa rimandava al suo originario nome: Piazza Bella (rosso e bello, nella lingua russa, in origine erano sinonimi), e la Cattedrale di San Basilio appariva nella sua inaudita bellezza: la neve faceva risaltare in modo impressionante le sue forme, simili a “fiamme di un falò che sale verso il cielo”. 
Dal Cremlino uscivano i parlamentari: visi seri di uomini anziani, tutti vestiti di nero, con una serie di medaglie al petto. Salutavano il mausoleo di Vladimir Il’ič Ul’janov (Lenin), davanti al quale c’era una fila (lunga oltre due chilometri) di russi, sui volti dei quali era palpabile la tristezza per la mancanza di fede o per la soppressa possibilità di essere credenti.
 
Anch’io ero vestito di nero e portavo sul cappotto una piccola croce. Mi accostò un giovane universitario. Mi disse che era pericoloso esibire simboli religiosi. Mi chiese se fossi un pope. E quando mi rivelai come prete cattolico, m’invitò a una riunione – che avrebbe dovuto essere segreta – con alcuni colleghi, desiderosi di capire perché in Occidente ci fossero tante persone che credevano in Dio.
 
Nello scantinato c’erano solo alcune panchine, un lungo tavolo, e una grande bottiglia di vodka. Ogni volta che nasceva una bella idea, bisognava tracannare un bicchierino, dopo averlo alzato al cielo. Un cielo vuoto, per i miei coetanei (avevo ventisette anni) non introdotti alla fede in Dio. Si parlò tutta la notte della ricerca del Creatore, dell’esperienza di fede e del rapporto fede e ragione, fede e scienza. All’alba, un giovane riassunse il sentire comune: «Valentino, sei sulla stessa lunghezza d’onda di Fëdor Dostoevskij, il quale afferma che “la bellezza salverà il mondo”. Tu parli bene. Ma basta una lacrima di un bambino innocente per dimostrare che il tuo Dio non esiste».
 
Quella notte mi sono reso conto che quei miei giovani interlocutori erano assetati di Verità e che… chi strappa Dio dal cuore dell’uomo, assieme a Dio gli strappa il cuore.

Maria: custode della nostalgia di Dio

Quel giovane russo mi chiese se avessi potuto visitare i suoi familiari, il giorno seguente: dopo il tramonto, per non destare sospetti… Abitava vicino alla cattedrale di Kazan’, [chiesa] [ortodossa] situata all’angolo nordorientale della [Piazza Rossa] di [Mosca]. La cattedrale era stata ricostruita dopo la demolizione per ordine di Stalin, avvenuta nel 1936. Anticamente, l’edificio religioso custodiva la famosa icona della Madonna di Kazan’ che, dopo varie peripezie, giunse in Vaticano e nel 2004 fu donata da Giovanni Paolo II al patriarca di Mosca.
I familiari mi accolsero con la spontaneità e misteriosità tipiche del popolo russo di quel periodo in cui l’ateismo era imposto dallo Stato, che penalizzava gravemente chi ostentava segni legati alla religione. Frugale fu la cena, mentre nonni e genitori si confidavano con me, orgogliosi di ospitare un sacerdote cattolico. Essi erano ortodossi, un tempo praticanti…
Mi raccontarono la storia del culto della Madre di Dio di Kazan’, ritenuta sin dal ’600 la Vergine protettrice della Russia. Molte copie dell’icona erano state riprodotte e mandate in varie città, specialmente quando c’era pericolo di attacchi dei nemici, e spesso le vittorie riportate venivano attribuite alla Vergine Madre. L’icona divenne il vessillo della vittoria dello Zar [Pietro il Grande] sugli svedesi e, più tardi, della sconfitta di Napoleone durante la [campagna di Russia] nel 1812.
La stessa icona veniva considerata protettrice della famiglia: era donata alle giovani coppie dopo la cerimonia nuziale e collocata nella carrozza che conduce gli sposi verso la loro nuova casa. E spettava all’icona entrare nell’appartamento prima ancora degli sposi novelli. Con questo rito si voleva dimostrare che la Madonna era ritenuta la custode della famiglia, Colei che teneva uniti i membri della casa e che intercedeva presso suo Figlio, qualunque fossero le loro necessità.
I familiari del giovane che mi aveva invitato all’incontro “clandestino”, mi raccontarono quanto spietate fossero le persecuzioni contro coloro che si dimostravano credenti: spesso questi venivano incarcerati, era loro proibito portare la croce al collo. Molti pregavano di nascosto. E c’era addirittura chi temeva di pensare alla possibilità di fare un segno di croce in pubblico… Col passare degli anni sentirò le stesse testimonianze nei Paesi balcanici, nell’ex Jugoslavia, soprattutto nel Kosovo, dove sono diventato amico del vescovo Prela, trattenuto in carcere in modo disumano per nove anni (cfr. V. Salvoldi, Mons. NiKe Prela, Dono per Cristiani e Musulmani, Elle Di Ci, Torino 2010).
Prima di congedarmi dalla famiglia russa che mi aveva ospitato, c’è stato uno scambio di doni, più significativi per me che per loro. Mentre io mi sono limitato a regalare la catenella che portavo al collo, essi mi hanno donato (“dissotterrandola” dal suo nascondiglio) una icona della Vergine Madre, con il Bambino che teneramente appoggia la sua guancia al viso di Lei. L’icona è adornata della “riza”, rivestimento metallico argenteo, con tanti ornamenti e una scrittura che non sono mai riuscito a decifrare. La conservo gelosamente in casa mia, a ricordo di quell’incontro notturno che ha riconfermato la mia devozione a Maria: Madre della Chiesa, Madre della tenerezza, Madre che nel periodo più buio della Russia ha custodito, nel cuore degli ortodossi, la nostalgia di Dio.

Valentino

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