Per non lasciarsi rubare i sogni (Christus vivit)

Ringiovanire la Chiesa

Corre l’apostolo Giovanni verso una tomba vuota. Corsa gioiosa, espressione dell’entusiasmo che caratterizza la vita del giovane discepolo, il cui dolore non è cancellato, ma superato nel suo sguardo che è pedagogico se è trampolino di lancio verso valori essenziali, verso la croce vista alla luce della Risurrezione, verso i fratelli con il lieto annunzio: «È risorto e vive in ciascuno di noi».

Con questa immagine si può caratterizzare l’esortazione apostolica Christus vivit, che presenta ai giovani l’ideale cristiano: vivere nello stupore per le meraviglie della creazione da custodire e tramandare, migliorata, ai posteri; sorridere alla festa che ogni giorno celebriamo; non voltarsi indietro «perché l’ieri non c’è più se non come briciola di lievito per il pane d’oggi» (A. Dini). E sorridere alla vita che avanza, sempre ricca di piccoli miracoli quotidiani, di sorprese e di novità. Sorridere alla poesia che sgorga nel cuore grazie alla fede che si trasforma in speranza e in amore, quando si fa propria la vita che Cristo conduceva nella sua famiglia di Nazareth. Sorridere del dono della sessualità dato all’essere umano per godere la vita, crescere nell’amore ed essere aperti alla fecondità morale e fisica.

Ma sorridere anche di fronte alle difficoltà, alle prese di responsabilità, alle crisi. Per il credente, i tempi difficili e le varie sofferenze servono a purificare, a rendere più forti e a chiedersi ogni giorno non solo: «Chi sono io?», ma anche: «Per chi sono io?». E solo se mi sento un dono, la mia vita diventa bella, perché «Si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35).

Giovanni arriva alla tomba vuota prima di Pietro, ma dà a quest’ultimo il privilegio di entrare e vivere la sua esperienza di fede. Egli entrerà subito dopo… Ecco pure ai nostri giorni la corsa del giovane, rispettosa del lento passo degli anziani. Corsa caratterizzata dall’“entusiasmo” (essere in Dio), dalla voglia di vivere in pienezza, dalla necessità di essere protagonista e di non sprecare il tempo su una poltrona. Voglia di avere spazi significativi per sognare, discernere e avere un ruolo nella società. Per facilitare il raggiungimento di questi scopi, il giovane deve ascoltare gli anziani affinché lo aiutino a sperimentare che Dio lo ama, che Cristo lo salva – vale a dire, dà un senso e una pienezza alla sua vita – e lo Spirito Santo potenzia le sue capacità di amare, gli evita di compiere troppi sbagli e lo aiuta a rialzarsi, fiducioso, dopo ogni caduta.

Di fronte alla necessità che i giovani hanno di correre verso la vita, la Chiesa deve presentarsi non come un’istituzione che frena l’entusiasmo e tarpa le ali, né come una realtà che si lascia frenare dalle aspettative mondane. Non deve annacquare il messaggio di Cristo, ma lasciarsi sempre rinnovare dai sogni dei giovani, dalle loro critiche – anche se mosse da persone incoerenti e ferite – e valorizzare come potenzialità ciò che gli adulti vedono come pericolo.

Con queste premesse la Chiesa potrà curare le sue ferite, liberarsi da ogni tipo di abuso, aprirsi alle novità e alle aspettative positive: no al clericalismo e all’atteggiamento autoreferenziale; sì ad uno spazio significativo e concreto alle donne nella Chiesa, coinvolgendole in modo fattivo nei ministeri apostolici, interpellandole là dove si prendono decisioni per un futuro adeguato ai bisogni e al sentire dei nostri tempi.

Convertire i genitori

Il profeta Malachia sogna il Messia come colui che «convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri» (3,24). L’evangelista Luca dimezza la citazione dell’antico profeta e pone in rilievo la necessità di «ricondurre il cuore dei padri verso i figli» (1,17).

Ed è giusto: la vita non si attarda sul passato, ma corre verso il futuro fatto di novità, di freschezza, di originalità. Sono i padri a doversi convertire ai figli, rinascere con loro e lasciarsi da loro rinnovare. Forte di questa convinzione (anche se non ne cita la fonte) papa Francesco – in questa esortazione apostolica, come in tanti altri suoi interventi – muove pesanti critiche ai genitori di questa generazione: a parole dicono che i figli sono importanti, in pratica, spesso danno l’impressione che essi diano loro fastidio; garantiscono loro cose materiali e non valori spirituali e morali; non sanno dire di no a richieste che non li aiutano a crescere; puntano troppo sulla bellezza estetica e non su quella bellezza che è “splendore di verità”; giocano a fare i giovanilisti e pretendono di essere loro i migliori amici dei figli; non sanno dialogare con i figli perché non sono “padri” (Zaccaria cominciò a parlare quando nacque Giovanni il Battista…); sono, potremmo forse dire, invidiosi dei giovani, della loro effimera bellezza e delle potenzialità che essi si vedono sfumare.

In questo pesante scenario papa Francesco si rivolge familiarmente ai giovani, supplicandoli di avere radici, di impegnarsi nel sociale, di conservare una memoria collettiva. E li esorta a camminare assieme verso ciò che dà un senso al nascere, al vivere, alla decisione per scelte importanti – e qui l’invito a sposarsi senza paura del definitivo –, al dare vita alla vita con la coscienza che la morte non è l’ultima parola, ma la prima verso quell’alba che non conoscerà tramonto.

Di fronte a tanti discorsi che si potrebbero fare su questo nostro tempo di crisi, il cristiano non è né pessimista, né ottimista. Il pessimista è monotono.

L’ottimista è ingenuo. Il cristiano è l’uomo della speranza nella risurrezione. Lui sa che la parola stessa crisi esprime “giudizio” e “opportunità” (l’ideogramma cinese della parola “crisi” si legge “opportunità”). Fa riferimento ad una purificazione necessaria soprattutto per le generazioni dei genitori odierni, spesso incapaci di dialogo perché schiacciati e illusi da una società consumistica che non si pone più il problema degli anni Sessanta: «Essere o avere?», ma «Avere o apparire?».

Un rimedio alla crisi può essere additato nel dialogo tra nipoti sognatori e nonni profeti.

Nonni coscienti che «Ci vogliono molti anni per diventare giovani» (P. Picasso).

Nonni che, con la loro saggezza e la loro essenzialità, abbiano raggiunto la convinzione che la pienezza di vita si ha soltanto stando aggrappati al Signore.

Ritrovare il gusto del futuro

La chiave per capire a fondo l’esortazione apostolica Christus vivit è il libro di papa Francesco Dio è giovane. Dio non è solo Padre: è anche Figlio. È proiettato verso il futuro. È innamorato della vita e ci dà la grazia di rinnovare la nostra società. Questa farà progressi se i giovani non saranno marginalizzati, se ad essi non verranno rubati i sogni, se si costruiranno validi ponti tra giovani e anziani.

I giovani sono i grandi scartati del nostro tempo. Ma appunto perché tali, sono “la pasta stessa di Dio”. Sono “la carne stessa di Cristo”.

I giovani compiono sbagli, ma vanno ascoltati quando condannano realtà alle quali gli adulti si sono assuefatti. Ascoltati perché portano al mondo i sogni stessi di Dio e sanno essere “profeti”, cioè sanno parlare chiaro, senza mezzi termini, senza girare attorno alle varie questioni. Hanno la capacità di scrutare il futuro e di guardare avanti.

I giovani cambieranno il mondo se saranno capaci di vivere nella gioia, di rimanere entusiasti, di curare lo spirito umoristico: umorismo, fonte di buon umore, atteggiamento fondamentale per convivere da fratelli.
I giovani saranno validi se faranno della fragilità la loro forza: ciò che è prezioso è fragile, ciò che è fragile è prezioso.

Saranno validi nella misura in cui impareranno non solo da maestri accuratamente scelti, ma anche dai loro errori; se accetteranno di avere quella pazienza indispensabile per permettere ai nonni, agli anziani, di raggiungere il loro passo per arrivare assieme alla tomba vuota. Alla Risurrezione.

La Chiesa ha bisogno di purificazione, di slancio e di nuove intuizioni.

Ha bisogno di ascoltare Cristo che comanda a chi presiede nella carità (nell’autorità): «Chi tra voi è più grande diventi come il più giovane» (Luca 22,26).

Valentino

Commenti

  1. Luca fontana
    apr 8, 23:10 #

    É vero i nonni sono importanti per le nuove generazioni. Purttroppo il 2 aprile é venuta a mancare mia nonna una vera testimone di vera fede. Spero che da lassú mi aiuti a crescere le mie 2 figlie nell’amore per Dio

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