Il Padre nostro dell’ultima cena (Gv 17)

Padre

«Poi, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre”».

“Abba”, Padre. Sono qui davanti a Te per adorarti, benedirti, ringraziarti e consacrarmi tutto a Te. Chiamandoti “Papà”, ho già detto tutto. Non dovrei aggiungere altro, perché Tu ti muovi a pietà e provi grande tenerezza ogni volta che un tuo figlio eleva a Te le mani, con uno sguardo che invoca misericordia. Anche i padri qui, su questa terra, se adirati vengono disarmati dall’implorazione: «Papà!». E Tu potresti essere da meno rispetto a quanti hai creato a tua immagine?

Padre nostro

«Erano tuoi e li hai dati a me».

Nessuno può invocarti come “Padre” se esclude dal suo amore i tuoi figli. Ogni essere umano è mio fratello. Fosse anche un disgraziato, fa comunque parte della mia vita e, forse, non è peggiore di me. Se non ho commesso grandi peccati, non è merito mio, ma tuo: sei Tu che tieni la tua mano sulla mia testa. Tu, che hai pregato per me perché non soccomba al male, allorché passo attraverso la tentazione.

Padre che sei nei cieli

«gli occhi al cielo…».

Il Cielo è il mio cuore e lo sguardo del fratello. Dal momento che Dio è diventato uno di noi, Tu, Cristo sei ciascuno di noi. Io sono il Cristo del Terzo Millennio. Non ti devo cercare in un Cielo lontano. Sei nella Parola, nel Pane e nel Prossimo. Parola di vita, spada a doppio taglio che penetra il mio intimo, sradica il male e fa emergere i semi d’amore che Tu in esso poni._ Pane_ spezzato per la vita del mondo, condiviso in rendimento di grazie. Prossimo dato per la mia vita: «Io sono perché noi siamo», come ben esprime un detto africano. E siamo “uno”, come Tu hai pregato nell’Ultima Cena.

Padre, sia santificato il tuo nome

«Padre, glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te… E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa».

Padre, ti riconosco come santo e voglio un rapporto “santo” con Te, vale a dire: lodarti, vivere in rendimento di grazie, essere coinvolto nel disegno di salvezza, vivendo da santo e immacolato al tuo cospetto. «Per la gloria del tuo nome» (Sal 79,9). Per essere consacrato nell’Amore, nello Spirito Santo. Per portare degnamente la corona di gloria che mi hai dato con il battesimo. Quando poi si macchia la veste candida, Tu sei più desideroso di perdonarmi, di quanto io lo sia di peccare. E appena riconosco la mia colpa, Tu fai festa in Cielo, mentre mi restauri a tua immagine. Mi fai diventare più bello di prima: perdonare è opera più grande che creare.

Padre, venga il tuo regno

«Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me… E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro».

Padre, il tuo regno ora è mio. Non perché l’abbia meritato: l’amore non si merita, si accoglie. Il tuo regno è in mezzo a noi, anzi, dentro di noi. Dentro di me. Aiutami a vivere in rendimento di grazie e a non stancarmi di ripetere: «Marana_ _tha: vieni, Signore Gesù». A questo scopo venga lo Spirito Santo “a perfezionare la tua opera nel mondo e compiere ogni santificazione”.

Padre, sia fatta la tua volontà

«Padre, Tu hai dato al Figlio tuo potere su ogni essere umano, perché dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato».

Padre, questa è la tua volontà: che tutti gli esseri umani abbiano la vita – e l’abbiano in abbondanza – per mezzo di Gesù. Diventando come Lui. Amando gli altri come Egli ci ha amato – come Egli mi ha amato –, destinandoci ad un eterno peso di gloria nella vita che non avrà mai fine. Realizzando in pienezza il grande desiderio del Padre: «che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4).

Padre, dacci oggi il nostro pane quotidiano

«Tutte le cose che mi hai dato vengono da te…».

«Padre, tutto hai messo nelle nostre mani». «Tu dai a tutti i viventi il cibo in tempo opportuno». «In Te viviamo, ci muoviamo ed esistiamo». «Tu hai cura di tutti noi, tuoi figli»… Queste e simili preghiere la Bibbia mette sulle mie labbra, per rendermi cosciente del tuo provvido amore: Tu, che nutri gli uccelli dell’aria e vesti i gigli del campo, potrai privarmi del pane quotidiano? La terra potrebbe sfamare molti più uomini di quanti ora su di essa vivono, ma io contribuisco a concentrare il benessere in poche mani e non provo più vergogna per il mondo che sto lasciando alle future generazioni. Non provo vergogna per chi muore di fame. Non provo vergogna per il fatto di non vergognarmi più, come va ripetendo papa Francesco. Abbi di pietà me, Signore, e di tutta l’umanità. Rendimi pane per chi ha fame di cibo e per chi ha fame d’amore. E donami il pane eucaristico, come forza per spezzare il pane quotidiano.

Padre, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

«Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi».

Padre, sapendo quanto sia difficile per noi perdonare, tuo Figlio prima ha pregato per me e poi, dalla croce mi ha dato l’esempio di come si vive e come si muore, gridando: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Non solo mi ha perdonato, ma addirittura mi ha giustificato ai tuoi occhi. Ha detto che sono tuo. E c’è forse un genitore che vede brutto suo figlio? Lo può essere agli occhi degli altri, ma non per un padre e una madre. Certo, Tu mi perdoni se pure io faccio la mia parte: perdona COME noi perdoniamo. Perdonami come io perdono. Padre, prima che io pronunci questa richiesta, aiutami a purificare la mia coscienza, affinché il Padre nostro non si rivolga contro di me. Nella confessione del mio peccato, il mio spirito si apre alla tua grazia, in virtù della quale oso chiamarti “Padre” e vivere come figlio.

Padre, non ci indurre in tentazione

«Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».

Padre, il male – mentre divora sé stesso – fa pur sempre breccia nel mio cuore e produce tante vittime su questa terra. Tu permetti all’uomo di essere tentato perché, passando attraverso la prova, sviluppi grandi potenzialità, impari a conoscersi e si renda conto che, contro i mali del mondo, Tu hai creato ciascuno di noi. Contro i mali del mondo, Tu hai creato me. È questo il prezzo della libertà: Tu ci fai creatori come Te, ma è necessario vincere il maligno, passando indenni dalle tre tentazioni che pure Cristo sperimentò nel deserto: prosperità, popolarità e potere. Non lasciarmi soccombere alla tentazione. Non lasciarmi solo nel momento della prova. Non permettere che, passando attraverso il male, abbia a cedere ad esso e resti impantanato come le ruote di un carro, mentre passa nel fango, dopo la tempesta.

Padre, liberaci dal male

«Padre, non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal maligno… Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura».

Padre, tuo Figlio ha fatto di tutto per liberarmi dal male. Non mi ha liberato dal mondo, anzi, mi ha dato i mezzi per redimerlo, riscattarlo e santificarlo. Ha voluto che tutti fossero salvi… anche Giuda. Non a caso, gli ha dato il boccone dell’amicizia durante l’Ultima Cena e fino all’ultimo momento l’ha chiamato “amico”. Ha preso su di sé il mio peccato, l’ha inchiodato alla croce, affinché potessi sperimentare che «chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva sé stesso e il maligno non lo tocca» (1Gv 5,18). Padre, concedimi il dono prezioso della pace e la grazia dell’attesa perseverante del ritorno di Cristo. Così potrò dare gloria a «Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (Ap 1,8). Perché tuo** **è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.

Valentino

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