Giogo dell’amore (Mt 16,20-27)

«Occorre vivere la comunione con Dio nella percezione sempre più consapevole della misericordia di cui siamo oggetto da parte del Signore. È molto più importante renderci conto di quanto siamo amati da Dio, che non di quanto noi stessi lo amiamo! Ci fa bene considerare anzitutto questa priorità dell’amore di Dio gratuito e misericordioso, e sentire il nostro impegno e il nostro sforzo come una risposta. Nella misura in cui siamo persuasi dell’amore del Signore, la nostra adesione a Lui cresce. Abbiamo tanto bisogno di riscoprire sempre l’amore e la misericordia del Signore per sviluppare la familiarità con Dio». Così papa Francesco ci esorta ad avere fiducia in Cristo che per tutti noi ha un messaggio di vita, non di morte; di gioia, non di sofferta rassegnazione; di fiducia nella misericordia e non di paura nei confronti di un eventuale spietato Giudice.

I Sinottici presentano Cristo come un pellegrino che fa un viaggio verso Gerusalemme, con la coscienza della fine riservata al Profeta: morire in croce, fuori dalle mura della città santa. Un viaggio che soprattutto per l’evangelista Marco – in modo più lapidario rispetto a Matteo e Luca – inizia con l’annuncio della passione (8,31), da intendersi come cammino spirituale in preparazione dell’“ORA”: morte e Risurrezione. Viaggio che si concretizza per il discepolo in una VIA su cui deve incamminarsi, dopo aver sentito Gesù annunciare per tre volte la sua morte (8,31; 9,31; 10,32-34). A lui, Cristo ha additato la logica della sequela: prendere la croce: 8,34; farsi ultimo: 9,35; farsi servo: 10,43-44; abbracciare la povertà: 10,17-31; evitare gli scandali: 9,42-50.

Matteo approfondisce questa logica del Maestro sottolineando questa situazione: dopo ogni predizione della passione, Gesù vive la sconcertante esperienza del totale fraintendimento. La prima volta, la madre di Giacomo e Giovanni chiede a Gesù di riservare posizioni privilegiate ai suoi figli: uno alla sua destra e uno alla sinistra nel suo regno qui in terra (ministro degli interni e ministro degli esteri…). La seconda volta, i discepoli si mettono a discutere su chi debba essere il più grande nel suddetto regno. E la terza volta, Pietro dice a Gesù di non andare a Gerusalemme e ha come risposta: «Va’ dietro a me, satana!». Immediatamente dopo questo incidente, inizia il brano evangelico che teniamo ora in considerazione, cercando di leggerlo in modo positivo, com’era nella mente di Gesù.

«Se qualcuno vuole venire dietro a me…». Siamo chiamati a seguire il Maestro perché ha una proposta di vita, “vita in abbondanza” (cfr. Gv 10,10). Una proposta di felicità, perché Egli è venuto al mondo per ridarci la possibilità di accostarci all’albero della vita. Nell’Eden i progenitori erano stati scacciati perché, dopo aver mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male, non profanassero anche l’albero della vita. Albero che avrebbe reso “eterna” la situazione di peccato contratta disobbedendo a Dio. Cristo è venuto al mondo per darci la salvezza attraverso il vero albero della vita: la croce. I frutti della croce (i sacramenti) ci ridanno molto di più di ciò che abbiamo perso con il peccato originale. Ci fanno diventare non generici figli di Dio, ma Cristo.

«…rinneghi sé stesso». Questo imperativo non è un invito a “buttare via” noi stessi, a seppellire i nostri talenti, a mortificare le capacità intellettuali e affettive, bensì a liberarci dall’ingombrante “io”, dall’egoismo, dal ritenere che il mondo giri attorno a noi. Liberarci dall’invidia, che è il più “stupido” dei peccati. Se uno, ad esempio, è goloso, almeno gode un po’ sulla terra mangiando cose buone, ma l’invidioso sta male in terra e starà peggio nell’altra vita.

«prenda la sua croce e mi segua». Pure questa frase va letta in senso positivo, innanzitutto perché la croce – prima di essere uno strumento di morte – con Cristo è diventata il segno più grande dell’amore: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). Poi la frase ha un risvolto positivo nell’imperativo: «prenda». L’atto di prendere implica una scelta volontaria, non un sopportare un peso che ci cade addosso. Quindi, si può esprimere l’invito così: «Prendi su di te il giogo dell’amore». Ed è ancora Cristo che non esita a dire: «Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,30).

«Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». Per la quarta volta sottolineiamo la positività anche di questa frase: basta mettere l’accento sul salvare e sul trovare, e tutto il discorso diventa incoraggiante e in perfetta linea con il messaggio evangelico. Infatti noi possediamo veramente ciò che doniamo. Ciò che teniamo per noi stessi ci possiede, ci rende schiavi delle cose (“la roba” di cui parla il Verga), ci impedisce di capire la verità della frase di Gesù: «Si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35). Gioia nel “possedere” Dio, nell’essere da Lui posseduti, nel portare il giogo dell’amore e nello sperimentare che «è molto più importante renderci conto di quanto siamo amati da Dio, che non di quanto noi stessi lo amiamo».

Per poter prendere su di noi con gioia il giogo di Cristo, ci può aiutare la Vergine Maria, invocata come…


Madre dei “folli”

Manca la sete ai tuoi figli, Maria:
troppo è il vino in nostro possesso.
Ubriachi di cose insensate e vane siamo derubati dell’essenziale:
la nostalgia di Dio e del fratello.
Insoddisfatti degli altri e di noi stessi,
siamo mediocri, banali e chiassosi,
sicuri solo dietro una maschera.
Aiutaci Tu, Madre, a sfruttare
potenzialità, doni e talenti,
a essere ogni giorno uomini nuovi,
originali, inediti ed audaci.
La virtù della prudenza sia per noi
l’arte di scegliere il meglio di ogni situazione
anche quando ciò comporta il martirio.
Donaci la “libertà dei figli di Dio”.
Rendici stolti nel mondo, perché saggi nel Regno:
i bambini di Dio, beati per la fede,
ricchi per la povertà,
miti per la costruzione della pace.
Ricordaci il comando di tuo Figlio:
di non essere il miele della terra, ma il sale;
di non cercare i primi posti, ma gli ultimi;
di essere amanti, non intellettuali.
Amanti… immagini di Cristo
in armonioso equilibrio tra cielo e terra.
Persone che perdono la testa
perché si sforzano di averla.
Perdono la reputazione umana
perché aspirano all’approvazione divina.
Perdono i beni terreni
perché hanno fisso il cuore nelle gioie eterne.
Maria, ci impedisca tuo Figlio
di cambiare il vino in acqua.
Ci dia gioia nel fare
tutto quello che Egli ci dirà.
Sia Lui solo il vino inebriante
che ci ubriachi di vivida Luce.
Ci renda degni figli di una Madre
“folle” per amore.

Valentino

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