Il Dio che invita alla festa di nozze

Per salvare la gioia degli sposi

Le feste si devono celebrare a porte aperte: nessuno deve sentirsi escluso dalla gioia degli sposi di gridare al mondo il loro amore.

Chi passa nel luogo in cui si celebra un matrimonio nei molti villaggi africani, è spesso invitato a fermarsi anche solo un momento, a provare un boccone del cibo disponibile, bere un sorso del vino di palma e – se vuole – lasciare un’offerta agli sposi affinché la festa continui serena, aperta a nuovi viandanti. Questo è quanto avveniva anche ai tempi di Gesù, allorché le celebrazioni del matrimonio si protraevano per una settimana, tra canti, danze e… tanti discorsi, a volte simili alle odierne omelie!

Il Vangelo di Giovanni (2,1-11) attribuisce molta importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana, dove, come tutti i commensali, avrà pranzato, cantato e danzato. Così ha espresso la sua fede nell’amore umano, soprattutto nell’amore di coppia.

A “guastare” la festa a suo Figlio è stata la Madonna: controvoglia, Cristo ha operato il primo miracolo. Il suo rivelarsi come Messia è stato la causa di un anticipo della sua morte. E poiché Gesù era uomo, anche Lui ha avuto paura della sofferenza e della morte. Ha cambiato l’acqua in vino a causa dell’insistenza di sua Madre, alla quale, però, non ha risparmiato parole dure: «Donna, che vuoi da me?». Non l’ha chiamata “Mamma”, ma “gunai” o, in maniera più dura, secondo alcuni manoscritti, “gunaika”: donna.

Il primo miracolo del Maestro non è avvenuto per guarire una persona ammalata, ma per dimostrare che il nostro è il Dio della festa e della danza: ha operato un prodigio perché la gioia di una coppia non venisse meno. La sua presenza alle nozze ha santificato l’amore coniugale. Ben sapeva Gesù quanto fosse fragile l’istituto del matrimonio. Ieri come oggi.

Vincolo prezioso perché fragile

Fragile è la speranza degli sposi. Questi avvertono il bisogno di credere nell’amore, di vivere nel totale, reciproco dono di sé, ma sperimentano pure che la loro speranza è una virtù fragile come un fiore che, o si coltiva costantemente, o non si possiede quando se ne avrebbe più bisogno. Virtù da ravvivare tutti i giorni della vita matrimoniale, nella coscienza che il vincolo coniugale è prezioso proprio perché fragile.

Questa precaria situazione fa comprendere agli sposi che la loro fede nel vincolo matrimoniale è una virtù tipicamente cristiana. In un mondo che rapidamente cambia e che prospetta solo il successo legato a prosperità, popolarità e potere, la coppia fonda la sua speranza sulla povertà, sul nascondimento, sulla debolezza. Vive di attesa. Conta sui tempi lunghi. Valorizza tutto ciò che capita, convinta che «Tutto è grazia».

Scommette sull’avvenire. Vive il mistero dell’Incarnazione che valorizza al massimo sia la nascita che la morte, la vita presente e quella futura, la crescita nell’amore e la fecondità dell’umana esistenza.

Alfa e Omega. Inizio e fine. E ponte tra queste due realtà è quell’amore che dà un senso al nascere, una bellezza al vivere e un’aspettativa anche riguardo al morire.

Cristo, garante dell’amore umano

Il sacramento del matrimonio, come qualsiasi evento importante di questa nostra vita, è un invito ad accogliere l’inedito, è credere oggi a quello che si compirà e si capirà domani, è decidersi a diventare uomini, assumendosi responsabilità che non possono fare paura a chi crede che la speranza non è qualche cosa, ma Qualcuno: Cristo.

Egli non solo non è geloso del nostro amore, ma ne è il garante.

Chi celebra il matrimonio con questi sentimenti, con tanta fede, con indomita speranza, con ineffabile amore, può affrontare le eventuali crisi che saranno come opportunità per aggrapparsi sempre più al Signore e cambiare continuamente vita. Cambiare l’acqua in vino. Cambiare in meglio, facendo degli errori del passato uno stimolo a correggersi e a migliorare la propria arte d’amare. Cambiare ogni giorno, per essere sempre nuovi, originali e inediti. Ciò è possibile proprio per la grazia tipica del sacramento del matrimonio.

Di fronte ad ogni pericolo, ad ogni minaccia dall’interno e dall’esterno del rapporto coniugale, Dio protegge la coppia che crede nell’Amore. Dà la grazia di essere fedeli, la gioia di vivere l’indissolubilità del matrimonio e 
la certezza di sapere che nessuna potenza terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Gesù ha unito. Lui che ha anticipato la sua morte perché non venisse a mancare il vino a due sposi novelli.

Valentino

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