Iniquità, raffreddamento dell’amore e persecuzione

«Vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 24,9-13).

Conflitto tra iniquità e amore. Secondo l’evangelista Matteo c’è un conflitto tra il dilagare dell’“anomia” (mancanza di legge e prevalere dell’iniquità) e l’“agape” (amore verso tutti, compresi i nemici). Il dilagare dell’iniquità raffredda l’amore in molte persone, afferma Gesù riferendosi ai tempi finali, alla sua seconda venuta sulla terra. Parla di eventi drammatici: si scuotono le fondamenta della terra, si sconvolgono i rapporti tra le persone, il mondo è preda di forze disgreganti. La crisi è tanto grande da non risparmiare neppure i discepoli, sconvolti – nella stessa Chiesa – da rivalità, violenze e persecuzioni.

Nel contesto di un generale sfacelo ecco avanzarsi – nel cuore stesso della comunità cristiana – falsi profeti che ingannano i discepoli facendo loro credere che il male abbia il sopravvento sul bene, per cui bisogna rassegnarsi al dilagare dell’iniquità, accettare la situazione così com’è, senza illudersi che Dio possa ancora avere una parola di salvezza per questa umanità. Del resto, Gesù stesso ha posto quella scomoda e inquietante domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Domanda sconvolgente, sfida a non prendere nulla per scontato e a non avere la presunzione di salvarsi senza merito. Pura follia illudersi di avere il monopolio della verità e il diritto alla salvezza, confidando nell’affermazione che le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa. Non prevarranno dove? Gesù non ha detto che “non prevarranno in Europa”! … La nostra terra, benedetta un tempo con il diffondersi del Vangelo, può perdere le sue radici cristiane ed essere abbandonata alla sua iniquità.

Questa prospettiva così negativa non deve comunque scoraggiare il cristiano, che ha a sua disposizione un’arma potente per evitare la catastrofe: la preghiera. «Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». La perseveranza nel pregare produce il miracolo di allontanare la distruzione totale meritata dall’iniquità. Con gli occhi al Cielo e con il costante sussurro sulle labbra: «Abbà (Papà)», grazie alla fede, chi prega ribalta il corso della storia. Riporta sulla terra quell’amore che scaccia la paura, rigenera le forze, fa rinascere alla speranza di potere ancora godere di “cieli nuovi e terra nuova”.

La fede – assicura Gesù – è una forza che può spostare le montagne, vale a dire, fare in modo che l’impossibile diventi realtà e il sogno si realizzi. Fede in Dio che, mentre vive nell’alto dei cieli, prende corpo in ogni essere umano. Senza questa identificazione, la fede è vuota e inoperosa. La fede in Dio deve coniugarsi con la fiducia negli esseri umani. Fiducia che si traduce in quell’agape che sconfigge l’iniquità, come scrive San Giovanni nella sua Prima lettera, indicando il motivo per cui il cristiano deve amalgamare l’amore di Dio e del prossimo: «Se uno dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1Gv 4,20-21).

«Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Di fronte al nostro gemere per l’eterno problema del male, di fronte alla domanda quale sia il vantaggio di portare il messaggio cristiano là dove inevitabilmente scoppieranno le persecuzioni, il Vangelo ha una risposta: se il cristiano non è perseguitato, significa che si è adattato alla mentalità di questo mondo (cfr. Rm 12,2). Ha rinunciato ad essere sale della terra. Ha perso il potere del sale (quello di trattenere il calore – una volta riscaldato – e di tenere al caldo le vivande). Non è più lievito capace di fermentare tutta una massa.

Quando si parla di persecuzione e di martirio si allude sia all’effusione del sangue, sia alla situazione in cui il credente è deriso, insultato e non accettato a causa della sua testimonianza di fede nel Vangelo e di appartenenza alla Chiesa. Diventa “martire”, cioè testimone della sua realtà di essere il Cristo del Terzo Millennio, disposto a subire la stessa sorte del Maestro: essere perseguitato come lo è stato Lui, il Figlio di Dio.

Attualmente, nel mondo più dell’80% delle persecuzioni religiose riguardano i cristiani, proprio là dove essi si sforzano di vivere testimoniando l’amore e di portare pace tra le diverse fazioni in guerra. Perché tutto questo? La risposta è nell’Apocalisse: «Quando il drago si vide precipitato sulla terra, si mise a perseguitare la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, perché volasse nel deserto verso il proprio rifugio, dove viene nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna: aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,13-17).

Pensava, “il drago” (il principe del male), di avere distrutto Gesù e annientato il suo messaggio in seguito alla crocifissione. Si illudeva di aver distrutto il potere della Donna (la Chiesa) e dei suoi seguaci (“la sua discendenza”). Perciò s’infuria contro coloro che, nel silenzio, si sforzano di testimoniare la gioia di credere e di portare dignitosamente la loro croce, per sconfiggere l’odio con l’amore.

Contro gli spettatori dell’orrore. Di fronte a tante persecuzioni molte persone perdono la fede, dicendo che, se Dio esistesse, non dovrebbe permettere che i suoi figli siano perseguitati. Al contrario, i perseguitati sperimentano che il Signore non li abbandona, anzi, li arricchisce con il dono della fede, come scriveva il teologo Ratzinger: «È curioso che l’affermazione che non può esserci più alcun Dio, che Dio dunque è totalmente scomparso, si levi con più insistenza dagli spettatori dell’orrore, da quelli che assistono a tali mostruosità dalle comode poltrone del proprio benessere e credono di pagare il loro tributo e tenerle lontane da sé dicendo: “Se accadono cose così, allora Dio non c’è’’. Per coloro che invece in quelle atrocità sono immersi, l’effetto non di rado è opposto: proprio lì riconoscono Dio. Ancora oggi, in questo mondo, le preghiere si innalzano dalle fornaci degli arsi vivi, non dagli spettatori dell’orrore».  

Valentino

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