Alla scuola del silenzio

«Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,2-3).

 “Allora Dio li condusse nel deserto per purificarli”

Il silenzio, il nulla e il vuoto sono mezzi privilegiati per il manifestarsi di quel Dio che si rivela nascondendosi. Un Dio che, per rivelarsi, non si serve dell’esteriorità, ma dell’intimità; non di molte parole, ma del silenzio; non di molte cose ingombranti, ma dell’essenzialità del vuoto.

Abramo è chiamato nel deserto e messo alla scuola delle silenziose stelle, per ottant’anni: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle (…) Tale sarà la tua discendenza» (Gen 15,5). Ma quanto lunga e dolorosa sarà l’attesa!
Mosè vive per quarant’anni nel deserto per discernere la sua vocazione, poi ne trascorre altri quaranta per liberare il suo popolo e purificarlo in quell’arida solitudine.

I patriarchi, i profeti e i grandi all’Antico Testamento sono stati introdotti da Dio in quel silenzio che è il guardiano dell’anima e insegna quanto è gradito al Signore.

Egli, l’Eterno, l’Assoluto, l’Ineffabile non si lascia rinchiudere nei nostri schemi e nei nostri concetti. E se pure di Lui si può parlare, non lo si può incasellare nella logica dei “concetti” intellettuali, ma nell’esperienza del “concetto” inteso nel senso di “concepire”: realtà viscerale, esperienziale, frutto non di una logica deduzione filosofica, ma di una seduzione che rende fertile la mente, il cuore e la vita. Seduzione che esige disponibilità a mettersi alla scuola del Signore. Da Lui impariamo la vera Sapienza: «I miei pensieri – dice Isaia – non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9).

Preghiamo

In tutto ciò che vive, palpita e ama, il silenzio parla, sussurra e grida: «Dio!».
Silenzio dell’universo in espansione. Silenzio del monaco in preghiera. Silenzio dell’umanità al lavoro. Non sono parole… ma tutto scandisce il nome del Signore.
Con tutti i giusti della storia, con quanti prima di noi hanno sognato, sofferto e amato, con Lei che tutti noi riassume, Maria, esulta di gioia lo spirito
magnificando il provvido Amore.

“E venne uno sconcertante silenzio”

Quando Dio volle purificare il profeta Elia dalla sua presunzione di salvare la fede ebraica ammazzando i 400 profeti di Baal, lo chiamò nel deserto affinché si confrontasse con il Silenzio. Dio disse ad Elia: «“Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,11-12).
L’espressione ebraica: «sussurro di una brezza leggera» andrebbe tradotta con “sconcertante silenzio”. E Dio era questo silenzio.

Alla scuola del silenzio si apprende l’arte del comunicare che non si basa tanto sulle parole, quanto sulla capacità di ascoltare quello che il Signore vuole dirci, di confrontarsi con la Parola, di contemplare l’universo, di aprirci agli altri e di entrare in noi stessi, per percepire le mozioni dello Spirito Santo in noi.

Alle scuola del silenzio impariamo a prendere in mano noi stessi e la nostra vita, a scoprire le nostre grandezze e i nostri limiti, a discernere quale sia la volontà del Signore nei nostri riguardi. Benché utile, non è necessario andare nel deserto fisico. Una stanza silenziosa può diventare la nostra cella eremitica. Nel silenzio creato attorno a noi e dentro di noi Dio ci parla, se facciamo tacere un po’ l’intelligenza e apriamo il cuore. Possiamo certamente interrogare le cose perché ci dicano qualche cosa di Dio. Ci daranno la stessa risposta che ha ricevuto Sant’Agostino: «Non uscire da te, ritorna in te stesso; la verità abita all’interno dell’uomo. E se troverai la tua natura mutevole, trascendi anche te stesso».

Preghiamo

Spirito d’intelletto e di consiglio, fa’ che la Parola dia un volto al silenzio,
così che in me il Verbo si faccia vita della mia vita e pegno della vita senza fine.

Fammi restare alla tua presenza non per i miei meriti,
ma per la tua infinita misericordia.
Tu mi additi la strada per arrivare al Padre e al Figlio
“amando la giustizia, amando teneramente e camminando umilmente con Te”.

Tu mi aiuti a incominciare ogni azione nel tuo nome, a proseguirla con la tua grazia
e a concluderla in onore della Trinità beata.
Non m’induca in errore l’ignoranza, ma la tua grazia mi conduca alla verità che illumina, libera e salva.

“Ne scelse dodici perché stessero con Lui”

Quando Gesù scelse i dodici apostoli, prima di preoccuparsi di impartire loro un insegnamento li introdusse nel suo silenzio, li chiamò in disparte, li ammaestrò semplicemente stando con loro e invitandoli a stare uniti a Lui.

La vita cristiana prima di proporre il “fare” si concentra sull’“essere”, sul vivere con Gesù che vuole formare un tutt’uno con noi. Stando con Lui, il discepolo apprende, per connaturalità, grandi valori:
- Gesù viene prima dei doveri familiari, professionali e sociali (cfr. Mt 10,37; Lc 14,26).
- Amando Lui si recuperano i beni precedentemente abbandonati per mettersi al suo seguito: si scopre la strada giusta per onorare il padre e la madre, per vivere bene il matrimonio, per dedicarsi agli altri.
- La persona di Gesù, l’amicizia e l’intimità con Lui sono realtà sublimi, che danno gusto al vivere e permettono di avere un rapporto armonioso con sé, con gli altri, con il mondo.

Il Vangelo sottolinea il fatto che i discepoli possono stare con Gesù perché egli è fedele. E la sua fedeltà è generosa, gratuita e paziente. Lo stare con Lui, prima di dare al credente la possibilità di arricchirsi moralmente in virtù dell’insegnamento, gli offre l’occasione per godere della grazia, cioè dell’amicizia intima con Cristo. Grazia accogliente, ospitale e più forte di ogni nostro peccato. Grazia che diventa fonte di fiducia perché Gesù è e sarà fedele ai suoi, anche quando essi lo lasceranno, lo tradiranno, lo rinnegheranno.

Cristo, invitando i discepoli a stare alla sua scuola, fa loro comprendere come l’antica Legge non debba essere abolita, ma superata e perfezionata. È sempre valido il comandamento di onorare il padre e la madre, non è lecito tradire la moglie, bisogna guadagnarsi il pane con il sudore della fronte e amare tutti. Ma questo a Gesù non basta. Egli deve essere al primo posto nella vita dei discepoli, deve essere amato, perché ha un valore superiore a tutti e a tutto. Con queste richieste – radicali e gratificanti allo stesso tempo – fa prendere coscienza che Egli è Dio e che la sua persona, accettata ed amata, dà pienezza all’esistenza umana. È Lui la prima, fondamentale scuola di vita.

Preghiamo

Vieni, Spirito di unità. Vieni Tu che formi un tutt’uno con il Padre e il Figlio.
Vieni come provvida rugiada del mattino, come vivificante calore del giorno,
come vento leggero leggero a ristorare le forze, al tramonto.
La tua presenza in me e la tua amicizia mi rendano “Uno” con la Trinità beata.

Accendi in me la fiamma della fede e arricchiscimi del dono della speranza.
Dona salute a questo mio corpo e pace al mio spirito,
in modo da poter chiamare Dio «Abba» (Papà) e sentire Gesù come fratello,
alla cui scuola apprendo l’arte d’amare.

Valentino

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