Il dolore che forgia lo spirito

«Che cosa potrebbe aiutarci a vincere il male che domina il mondo?»

La prima arma del cristiano per affrontare con coraggio il male è la Parola. La Rivelazione ci aiuta a sconfiggere il male nella misura in cui viviamo di quella fede che ci dona un supplemento di grazia, in virtù dell’incessante preghiera.

Secondo Sant’Agostino, la storia dell’umanità è una lotta tra due amori: quello per sé e quello per Dio. L’amore smodato di sé porta alla costruzione di Babilonia, la città satanica. L’amore per Dio anticipa in terra la costruzione della Gerusalemme celeste. In questa lotta dei due amori, è vincente chi sta aggrappato a Dio e ha degli amici disposti a facilitare il suo cammino verso il Signore e verso gli altri fratelli.

Inoltre, vince il male chi ha una mentalità eucaristica, vale a dire, protesa alla ricerca del bene e disposta a ricordare prevalentemente le cose belle del passato. Ricordo che serve ad alimentare la fiducia nel futuro, pensando che Dio sarà nuovamente disposto ad operare per noi cose grandi. Il Signore ci aiuterà, perché Egli non vuole che venga meno il nostro ringraziamento e la nostra continua lode.
Infine, può esserci di aiuto il pensare che Gesù ha detto: «Le potenze degli inferi non prevarranno» (Mt 16,18). Il male non sconfiggerà il bene per chi, nella Chiesa, sa di “giocare” con il Signore. E Lui è sempre nella squadra vincente.

«In che senso la sofferenza rafforza l’anima?»

Si può assimilare la sofferenza al processo di forgiare le spade: metodo violentissimo che rende la spada solida, durissima, difficilmente spezzabile. Il dolore forgia la nostra anima e la prepara ad affrontare tutte le difficoltà.

La preghiera riscalda l’anima, l’arroventa. La solitudine la raffredda violentemente, la fa soffrire. Tesi e antitesi portano alla sintesi: fanno sì che l’anima sia pronta ad affrontare il combattimento finale costituito dalla morte, con il conseguente giudizio. A questo ci si prepara perseverando nelle opere buone e facendo l’opzione finale per il bene eterno: Dio.

Certamente nessuno cerca il dolore per se stesso, ma una gioia sempre più grande liberata dalla sofferenza, come diceva San Francesco d’Assisi: «Tanto è il bene che mi aspetto, ch’ogni pena m’è diletto».

«Come si può ritenere positiva la sofferenza se è un fatto puramente passivo, senza che l’uomo abbia la possibilità di rifiutarla?»

Potremmo dire che la sofferenza in Dio è attiva, nel senso che, in Cristo, è stata oggetto di una scelta: Gesù ci ha insegnato che cosa voglia dire vivere e morire in Dio. Noi rendiamo attiva la sofferenza accettandola come mezzo per crescere, purificarci e imparare che cosa voglia dire essere uomini.
Nel dolore guardiamo a Cristo, che non è venuto a liberarci dalla sofferenza, ma dal nonsenso che in essa è implicito per chi non ha fede. Guardando a Lui comprendiamo che è possibile non subire passivamente il dolore: se questo è subito, diventa una maledizione. Accettato con fede e con lo sguardo rivolto all’Uomo dei dolori, è liberato dalla sua disperata inutilità.

Si rende attiva la sofferenza inserendola nella vita, morte e Risurrezione di Cristo. Chi decide di offrire tutto a Dio e di morire per Lui, riesce a diminuire l’aspetto terrificante del dolore e della morte, come è avvenuto per Nino Baglieri.

Nasce a Modica nel 1951. Dopo aver frequentato le scuole elementari e aver intrapreso il mestiere di muratore, a diciassette anni precipita da un’impalcatura alta 17 metri. Ricoverato d’urgenza, Nino si accorge di essere rimasto completamente paralizzato. C’è chi tra gli specialisti e i dottori arriva a proporre l’“eutanasia”, ma la madre si oppone, confidando in Dio e dichiarandosi disponibile ad accudirlo personalmente per tutta la vita.

Per dieci anni egli non accetta la situazione, si dispera, soffre e fa soffrire. Finché un gruppo di persone, facenti parte del Rinnovamento nello Spirito, gli fanno visita e pregano per lui. Nino avverte in sé una trasformazione. Da quel momento accetta la Croce e dice il suo «sì» al Signore. Incomincia a leggere il Vangelo e la Bibbia: riscopre le meraviglie della fede. Rinasce. Impara a scrivere con la bocca. Aiuta chi va a trovarlo a credere in Dio e nella vita. Da illetterato si trasforma in mistico e poeta.

In piazza San Pietro, Nino è su una carrozzella; gli passa accanto il cardinale Sodano, gli mette sul capo la sua berretta e gli chiede se gli piacerebbe essere cardinale. Lui risponde di no. Il porporato gli domanda se aspiri ad essere papa. Bella la risposta: «Aspiro ad essere santo». A cinque anni dalla morte, ha inizio il processo di beatificazione.

Valentino

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