Amoris Laetitia

Dopo i Sinodi sulla famiglia. Il giorno seguente alla pubblicazione dell’Esortazione apostolica di papa Francesco, quale sintesi dei due Sinodi celebrati sulla famiglia, sono chiamato a presentarne le novità in campo morale. Dovrei mostrare come il Papa applichi il Vangelo della misericordia alla vita della famiglia; in particolare, quali siano i cambiamenti più rilevanti rispetto alla morale tradizionale.

Bisogna dire innanzitutto che questo testo – molto lungo – non è scritto per i teologi, ma per tutti gli uomini e donne di buona volontà; non va letto assolutamente in fretta, ma meditato; esige una particolare attenzione alla parte esegetica: l’interpretazione del capitolo 13 della lettera di Paolo ai Corinti – l’“Inno all’Amore” – contemplata nel quarto capitolo dell’Esortazione, ossia il testo più bello in senso assoluto, sia riguardo al documento stesso, sia riguardo a tutti gli scritti di papa Francesco.

Sintetizzo il testo applicando il metodo di Bernhard Häring, che affrontava i temi morali non per dare facili risposte (a domande del tipo: «Si può o non si può…?». «È peccato o non è peccato…?»), come ci si aspetta dalla “morale casistica”, bensì per cercare di dilatare gli orizzonti del lettore, guidarlo nelle scelte essenziali, farlo innamorare delle cose belle, centrando tutto sull’eterna novità della nostra vita in Cristo.

Che cosa cambia? Nulla in termini di dottrina cattolica. Il Papa è stato costretto a pesare tutte le parole, onde evitare che i “conservatori” lo accusassero di stravolgere l’essenza del matrimonio. Ma tutto può cambiare per coloro che affrontano questo testo con occhi positivi, lo leggono con la mente e il cuore di Cristo. Francesco, misericordia fatta carne, non desidera altro che prospettare un tipo di vita familiare in cui nessuno si senta escluso per sempre dalla divina misericordia, dando per scontato che tutti siamo peccatori. Per tutti ci siano spazi di riconciliazione. Tutti si sentano accolti dalla Chiesa che, come una madre, vuole la salvezza di tutti i suoi figli.

L’Amoris laetitia apre la Chiesa a nuove situazioni, benché eviti di dare disposizioni canoniche: «Ci sono situazioni dove non è possibile trovare una soluzione canonica. Ma laddove in coscienza si ha la certezza morale che un primo matrimonio non è sacramentale, anche senza chiarimenti canonici, si può ammettere ai sacramenti. Questa cosa né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI l’hanno mai esplicitamente messa in dubbio. Già Wojtyla diceva che se non c’è scandalo si può, in questo caso, ammettere ai sacramenti. Queste sfumature sono sempre esistite. Francesco continua un solco già aperto» (Card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna).

Inculturazione. Nella Premessa il Papa scrive che «non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero». Dunque per alcune questioni «in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, “le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato”».

Da oltre quarant’anni percepisco il gemito delle Chiese africane che invocano il principio d’inculturare proprio il matrimonio. Esse infatti hanno vari problemi in questo campo: quale valore deve essere attribuito al matrimonio tradizionale? Quando una realtà si può chiamare matrimonio? Quando un’unione va intesa come sacramento? Che dire del problema della poligamia? E i matrimoni senza figli, possono essere considerati validi?…
Parlare di inculturazione è importante proprio nella formulazione del problema stesso del matrimonio che non può essere “globalizzato”, al di là delle questioni dogmatiche che devono essere definite dal Magistero.

È importante quanto afferma papa Francesco: bisogna uscire dalla sterile contrapposizione tra ansia di cambiamento e applicazione pura e semplice di norme astratte. Ai conservatori, più volte ripete di non essere ingessati e ai progressisti chiede di non voler cambiare tutto subito, ma di studiare il problema, saper leggere i segni dei tempi ed essere attenti agli orientamenti delle Conferenze episcopali.

«I tuoi figli come virgulti d’ulivo» (Sal 128,3). Fatte queste importanti premesse, il documento pontificio – nel primo capitolo – si rifà alla Sacra Scrittura, prendendo lo spunto dal Salmo 128. La bellezza della vita familiare, con l’immagine dei figli che si siedono gioiosi attorno alla mensa, deve fare i conti con la triste realtà del peccato, presente – con conseguenze disastrose sulla famiglia – proprio nella prima pagina della Bibbia.

«La realtà e le sfide delle famiglie». Le conseguenze del peccato si traducono in sfide gravi, pesanti e tragiche in tutti i secoli. Ora, la nostra generazione deve fare i conti con il fenomeno migratorio, la cultura del provvisorio, la mentalità antinatalista, l’impatto delle biotecnologie nel campo della procreazione, la negazione ideologica della differenza di sesso (“ideologia del gender”), la mancanza di casa e di lavoro…

Tutti problemi che richiedono studio e ascolto della realtà, per cogliere che cosa ci stia suggerendo lo Spirito Santo attraverso queste situazioni che ci sconcertano. Non è forse in atto una purificazione di valori che nel passato si prendevano per scontati? Non è possibile trarre qualche cosa di buono da situazioni che analisi superficiali potrebbero mostrare unicamente come limiti? Quanto ci dà maggiormente fastidio, non potrebbe essere letto come segno di un “individualismo esasperato, che rende difficile oggi donarsi a un’altra persona in maniera generosa”? (cfr. n. 33).

Nella presente situazione, il Papa insiste sulla necessità di dare spazio alla formazione della coscienza dei fedeli: «Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (n. 37). Gesù proponeva un ideale esigente, ma «non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera» (n. 38). Tutto ciò è preso in esame nel secondo capitolo del documento.

«Lo sguardo rivolto a Gesù: la vocazione della famiglia». Il terzo capitolo tratta alcuni temi essenziali per la famiglia che si lascia formare dagli insegnamenti della Chiesa: l’indissolubilità e la sacramentalità del matrimonio, la trasmissione della vita e l’educazione dei figli. Il Papa rimanda ai documenti ufficiali: Gaudium et spes del Vaticano II, Humanae vitae di Paolo VI, Familiaris consortio di Giovanni Paolo II.

Riguardo alle «famiglie ferite» il Papa afferma: «“Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni” (Familiaris consortio, 84). Il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione» (n. 79).

«L’amore nel matrimonio». Già ho accennato alla centralità del quarto capitolo che tratta dell’amore nel matrimonio, e lo illustra a partire dall’“Inno all’amore” di San Paolo. Si tratta di un testo prezioso per la vita cristiana dei coniugi, originale rispetto ai precedenti documenti papali. Reputo che si tratti di uno scritto composto interamente da papa Francesco, probabilmente da lui stilato in precedenza quale corso di esercizi spirituali.

«L’amore che diventa fecondo». Il quinto capitolo è tutto centrato sulla fecondità e sull’amore aperto alla vita: l’accoglienza di una nuova vita, l’attesa della gravidanza, l’amore di madre e di padre, la fecondità allargata, l’adozione, l’accoglienza del contributo delle famiglie a promuovere una “cultura dell’incontro”, la vita nella famiglia in senso ampio, con la presenza di parenti e di amici.

Importanza della formazione al matrimonio. Il capitolo sesto tratta della preparazione al matrimonio, dell’accompagnare gli sposi nei primi anni della vita matrimoniale, di alcune situazioni complesse: «Ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare affinando l’udito del cuore» (n. 232). Si analizzano alcune cause di crisi, tra cui una maturazione affettiva ritardata (cfr. n. 239).

Si parla della necessità dell’accompagnamento delle persone abbandonate, separate o divorziate e si sottolinea l’importanza della recente riforma dei procedimenti per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale. Si mette in rilievo la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali e si conclude: «Il divorzio è un male, ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi. Per questo, senza dubbio, il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma nella nostra epoca» (n. 246).

«Rafforzare l’educazione dei figli». Il settimo capitolo è dedicato all’educazione dei figli: la loro formazione etica, il valore della sanzione come stimolo, il paziente realismo, l’educazione sessuale, la trasmissione della fede, e più in generale la vita familiare come contesto educativo. Il Papa afferma che «l’ossessione non è educativa, e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare. (…) Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide. Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia» (n. 261).

«Accompagnare, discernere e integrare la fragilità». Il capitolo ottavo costituisce un invito alla misericordia e al discernimento pastorale, davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore propone. Nell’affrontare situazioni di fragilità, complesse o irregolari, papa Francesco mette in risalto tre verbi importanti: accompagnare, discernere e integrare ed evidenzia la necessaria gradualità nella pastorale, l’importanza del discernimento, le norme e circostanze attenuanti nel discernimento pastorale, e la logica della misericordia pastorale. Ribadisce il significato del matrimonio cristiano e aggiunge: «Altre forme di unione contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo» (n. 291). La Chiesa dunque «non manca di valorizzare gli elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più al suo insegnamento sul matrimonio» (n. 292). «Si tratta di integrare tutti, si deve aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia “immeritata, incondizionata e gratuita”» (n. 297).

«Se si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete è comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi. È possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi» (n. 300).

Appoggiandosi a San Tommaso d’Aquino, il Papa si sofferma sul rapporto fra le norme e il discernimento, affermando: «È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti a una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma» (n. 304).

Ecco come commenta questo capitolo l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia: «Il matrimonio è indissolubile, ma il legame della Chiesa con i figli e le figlie di Dio lo è ancora di più (…) Il Papa indica la pista di soluzione dei problemi (dei divorziati risposati) con tre verbi: accompagnare, discernere e integrare. In verità l’intero testo delinea un nuovo asse della vita pastorale della Chiesa che il Papa iscrive nell’orizzonte della Misericordia sulla scia della Evangelii gaudium: una Chiesa dedicata ad accompagnare e integrare tutti, nessuno escluso. Il discernimento deve scoprire ovunque ci sono i “segni di amore che in qualche modo riflettono l’amore di Dio” (n. 294) per “integrare tutti” (n. 297). Ogni persona deve trovare posto nella Chiesa per crescere sino alla piena incorporazione a Cristo. E “nessuno può essere condannato per sempre” (n. 297). Il Papa non ritiene necessaria pertanto una “nuova normativa generale di tipo canonico” (n. 300), ma chiede un “responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari” (n. 300). La parola d’ordine consegnata ai Vescovi è semplice e diretta: accompagnare, discernere, integrare nella comunità cristiana».

«Spiritualità coniugale e familiare». Ecco la conclusione: «Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare. (…) Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante» (n. 325).

Riguardo allo scottante tema dei divorziati risposati che chiedono l’accesso ai sacramenti, il Papa affida la risposta ai vescovi: «La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale (…) Essi (i risposati) non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa» (n. 299) e «poiché “il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi”, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere gli stessi» (n. 300). Una nota, la 336, chiarisce: «Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale», cioè l’accesso all’Eucaristia. Quindi potremmo dire che i risposati sono “salvati” dalla nota 336!

Una nota e l’augurio finale di non smettere la ricerca e l’approfondimento di che cosa significhi essere “uomo” e “donna”, uniti nel mistero affascinante e tremendo d’essere un’unica realtà in Cristo, grazie al sacramento del matrimonio: «Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare ! (…) Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa» (n. 325).

Valentino

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