Dorothy Stang, la prima martire del creato

“Se il chicco di frumento, caduto a terra, non marcisce, non può portare frutto” (cfr. Gv 12,24).

Dorothy ha il presentimento che qualche cosa di inconsueto oggi debba capitare. Prega. Poi dice agli amici che, se qualche cosa di brutto dovesse accadere, sia lei la vittima e non chi ha una famiglia. Intuisce l’incombere della sua “ora”, che per il credente è morte e resurrezione. Sa di essere nella lista della morte. Benché sconsigliata, si reca in soccorso di una famiglia povera, angariata dai latifondisti. Alcune ore di cammino, sotto la pioggia. Due uomini armati le sbarrano la strada. Le chiedono se abbia un’arma. Ella estrae la Bibbia dalla sua povera borsa di plastica: «Questa è la mia arma». La apre e legge le Beatitudini. Sei colpi di pistola. Poi la fuga dei due killer.

Dorothy Stang (Ohio1931 – Brasile 2005) a diciotto anni è affascinata dalla figura di Santa Giulia Billiart, attratta dalla scelta dei poveri, dalla vita e dalla spiritualità di questa fondatrice delle Suore di Nostra Signora di Namur. Facendo suo il carisma di queste religiose, prega molto, si sforza di portare sempre gioia nella comunità, sviluppa un profondo amore per le missioni. Nutre il sogno di consacrare la sua vita al servizio degli “infedeli” della Cina.

Nel gennaio del 1951, prostrata davanti all’altare con l’abito da sposa, Dorothy viene rivestita della austera divisa delle suore di Namur e pronuncia i voti di povertà, castità e obbedienza.
Suo primo incarico: insegnante alla scuola “Saint Victor” nella città di Calumet, nell’Illinois. Qui non è bene accolta, proprio per la sua giovane età e la serietà dei problemi da affrontare. Ma si difende bene, lasciando trasparire il talento di essere naturalmente portata all’insegnamento. Né possono passare inosservati il suo amore per gli studenti e il suo carattere gioviale. Le piace molto il gelato: in terra di missione cadrà nella “tentazione” di comperarlo una volta all’anno…

Nel 1953 risponde ad un appello della responsabile delle suore, la quale chiede chi sia disposta a recarsi in missione nell’Amazzonia, per aprirvi una nuova scuola. L’America Latina anziché la Cina. Parte. Si mette alla scuola dei popoli impoveriti. Studia usi, costumi e leggi brasiliane, per essere in grado di rendere coscienti i contadini e i lavoratori della foresta che hanno dei diritti, oltre che dei doveri. In linea con gli orientamenti del Concilio Vaticano II riguardo agli impegni che il laico deve assumersi nella Chiesa e nella società, si adopera con tutte le sue forze perché i cristiani abbiano spazi concreti in cui agire, emergere ed esercitare la loro vocazione ad essere “profeti, sacerdoti e re”, vivendo a fondo il loro Battesimo.

Le sue idee e la scelta preferenziale per i poveri sono rafforzate dalla Conferenza dei Vescovi dell’America Latina – tenutasi a Medellín, in Colombia, nel 1968 – dove si prende posizione contro «una violenza istituzionalizzata». Grazie a questa scelta coraggiosa, la Chiesa passa decisamente da un tipo di religione celebrata dalla liturgia ad una spiritualità centrata sulla necessità di essere voce profetica e promotrice di giustizia sociale.
Naturalmente, i ricchi latinoamericani accusano la Chiesa di essere caduta in mano al comunismo. Chi lavora per i poveri è considerato un sovversivo e come tale candidato all’arresto, alla tortura e alla morte.

Con l’aiuto delle consorelle e di alcuni sacerdoti particolarmente interessati ai problemi sociali, crea piccole comunità di base dove si prega, si sviluppa un grande senso di giustizia, si lavora per una crescente coscientizzazione dei diritti umani. In questo contesto, cominciano a serpeggiare idee sul bisogno di smettere di pagare assurdi affitti ai latifondisti.

E questi non tardano a farsi sentire. Suor Dorothy racconta che, il 5 agosto 1970, uomini armati fanno irruzione nel centro parrocchiale, per intimorire le donne che stanno vivendo l’esperienza di un ritiro spirituale con le religiose. Cominciano gli spari in aria per creare panico tra i contadini. Ad essi suor Dorothy garantisce protezione, aiuto e intercessione presso gli ufficiali di stato. Altro lavoro al quale ella si dedica è quello svolto con le prostitute. Basti un commento: «Quando la suora incontra la prostituta, questa si sente donna».

Preti, religiosi e suore subiscono pressioni da parte del regime militare: chiunque aiuta i poveri è considerato comunista. E comunista è giudicato pure papa Paolo VI, appena pubblica la sua Enciclica Populorum progressio. Dorothy legge questo coraggioso documento del Magistero e si convince sempre di più che la Bibbia debba essere presa sul serio e non annacquata: sarebbe un tradimento nei confronti di quei poveri ai quali ella appartiene.

Non cessa di pregare e di lottare per la conversione dei latifondisti brasiliani, accecati dall’insaziabile brama di soldi e di terra, che è concessa soprattutto alle poche famiglie dei ricchissimi portoghesi.

Nel 1979 la religiosa si concede il “piacere” di ritornare negli Stati Uniti, per rivedere i suoi familiari, aggiornarsi e coscientizzare le sue consorelle sulla situazione del Brasile e per fare analisi, sentendosi indebolita a causa dei continui attacchi di malaria.

Ritornata tra i poveri, freme di fronte alla situazione di crescente ingiustizia sperimentata nel Parà, stato che detiene i record nelle deforestazioni, nei crimini ambientali e nel totale abuso dei diritti umani. Fa suo il versetto biblico: «Ho sentito il lamento del mio popolo». Studia a fondo le leggi ed esige che gli ufficiali del governo le mettano in pratica e le facciano rispettare da tutti i cittadini. Convocata in tribunale per una serie d’accuse, parla lei per quattro ore, accusando i suoi accusatori di calpestare i diritti dei poveri. Ritorna nella sua comunità, con la coscienza di essere una «voce che grida nel deserto». Non le mancano crisi di fede, superate con un supplemento di preghiera.

Ora, nella diocesi un certo numero di preti e di religiosi è ammazzato o espulso. Pure il nome di Dorothy appare nella lista di quanti devono essere eliminati. E la lista è pubblicata sulla stampa locale. Dorothy è costretta a cambiare comunità. Va ad Altamira, sul Xingu River, per parlare con il vescovo Erwin Krautler: chiede di poter lavorare con i più poveri dei poveri. Al prelato erano arrivate pesanti critiche, assieme a tanti elogi riguardo a questa suora. Ma di fronte al suo coraggio, senza esitare provvede a tutte le sue richieste.

Dal 1976 Dorothy fa parte della Commissione dei Vescovi per la Pastorale della Terra. La sua casa è sempre aperta a tutti e chi viene, spontaneamente o invitato, sa di dover lavorare e condividere la vita di povertà e di preghiera delle suore.

Nel novembre 1987 scrive: «La nostra situazione qui in Brasile peggiora ogni giorno: i ricchi moltiplicano i loro piani per sterminare i poveri, riducendoli alla fame. Ma Dio è buono con il suo popolo».
Nel 1998 Dorothy prende la decisione di condividere ancora più a fondo la situazione degli abitanti di Anapu. Costruisce una piccola casa in legno che le permetta di raggiungere più in fretta le piccole comunità di base.

La povera suora “sogna” quando Lula, il candidato progressista, diviene presidente nelle elezioni del 2002. Il motivo della sua speranza: Lula era un lustrascarpe, cresciuto nella lotta e nella convinzione che il popolo unito ottiene i cambiamenti desiderati. Ma anche Lula non riesce a far fronte ai problemi del Paese: bancarotta e minacce, da parte dei proprietari della terra, di avvelenare le sorgenti dei fiumi se egli non si attiene ai loro suggerimenti. Con amarezza, Dorothy commenta che il potere corrompe. Con l’aumentare delle illegalità, diventa sempre più critica e vulnerabile nei confronti delle crescenti persecuzioni. Ormai ha superato i settant’anni. Continua a difendere i poveri, ma sperimenta di non avere più le forze dei primi anni di lavoro in Amazzonia. Non si riferisce tanto alle forze fisiche, quanto piuttosto alle forze psicologiche, logorate delle continue critiche: è accusata di dividere la gente e di distribuire armi ai contadini. Naturalmente, i latifondisti la accusano di essere “comunista”. La gente viene fomentata perché ella lasci il Paese. E il suo sindaco afferma: «Dobbiamo sbarazzarci di questa donna se vogliamo vivere in pace». Lei reagisce scrivendo agli amici: «So che vogliono ammazzarmi, ma io non me ne vado. Il mio posto è qui con questa gente che è continuamente umiliata da quanti si ritengono potenti».

Mentre il comune di Anapu la dichiara “persona non gradita”, riceve la cittadinanza onoraria del Parà, che contemporaneamente la dichiara “la donna dell’anno”. Questa notorietà non fa altro che accrescere il numero dei suoi nemici.

Due proprietari terrieri dicono di essere disposti a pagare chi ucciderà Dorothy. La taglia è di 12.500 dollari. Clodoaldo e Raifran accettano, essendo bisognosi di denaro: non ne hanno mai visto tanto in vita loro! Sono convinti, oltre tutto, dal fatto che gli omicidi in quella contea passano più o meno inosservati e chi è condannato rimane in carcere solo pochi mesi.

Mentre, sotto una pioggia scrosciante, Dorothy sta accorrendo in aiuto alla famiglia di un povero contadino, Raifran le spara. Lei cade con la faccia a terra. Riceve altri colpi di pistola. Colpi simbolici alla testa, al cuore e al ventre, per eliminare il pensare, il sentire e il generare. Perché quel cervello, quel cuore e quel ventre sono stati una minaccia per quel tipo di sviluppo diffuso in Brasile.

La pioggia continua a cadere, lavando il sangue della prima martire del creato. Piangono i contadini nelle loro capanne, ma non osano raccogliere il suo corpo, temendo di essere essi pure ammazzati. Continua la pioggia a cadere sul corpo esanime di Dorothy. La faccia è seminata nel fango. E lì rimane per ore e ore. Lugubre e nobile emblema: «Se il chicco di frumento, caduto a terra, non marcisce, non può portare frutto». L’ha detto Cristo. E ha usato proprio il verbo “marcire”. Perché troppo facile e nobile è il morire. Per portare frutto bisogna marcire!

Valentino

Commenti

  1. Andrea
    mag 25, 23:36 #

    Ciao Valentino. Il caso vuole che proprio in questo giorni sto leggendo il libro che hai scritto su Dorothy Stang. Ci ha dato una lezione di grande forza d’animo e determinazione di fronte ai latifondisti ed agli impresari senza scrupoli, una forza che senza l’aiuto di Dio e’ difficile da immaginare. L“immagine del chicco di frumento da’ molto bene l’idea di come Dorothy abbia incarnato le parole del Vangelo. Questa storia ci fa riflettere e concludere che anche oggi ci sono persone (religiose e laiche) che danno la propria vita per altissimi ideali. Preghiamo Dio che il seme che lei ha sparso possa germogliare e dare molto frutto.
    Mandi
    Andrea

  2. silvia.
    mag 28, 00:03 #

    Ho riletto ciò che avevi scritto di lei, qualche anno fa, in questo diario.
    Non ho potuto leggere il libro.
    Mi basta rileggere ciò che hai scritto e ora riproponi.
    Grazie.
    Scrivevi:
    “Mi ha affascinato l’esistenza di suor Dorothy perché essa è tutta un inno alla vita, reso ancora più intenso da quell’assassinio che ha distrutto il suo corpo, ma ha esaltato un messaggio valido per l’Amazzonia e per l’intero pianeta. Si può sparare a un corpo, ma non alle note della canzone cantata da una persona «folle per amore», innamorata delle Beatitudini.”
    Grazie ancora.

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