Dalle ceneri di Auschwitz ai ghiacci del Gulag, fino ai martiri dei nostri giorni

Pulsa la vita in Africa, benché travolta da immani tragedie. La gente vuole vivere, anzi, danzare la vita, anche quando la fame stermina tante giovani creature; quando infuria la guerra – guerra civile, guerra tribale, guerra per il petrolio –; quando la fede è messa alla prova con continue, sanguinose persecuzioni; quando bambini, giovani e persone mature sfidano il mare e il deserto, alla ricerca di un posto di lavoro in Occidente.

Il silenzio copre ogni cosa in Asia, dove non meno cruenta è la persecuzione dei cristiani: il mondo orientale tutto soffoca dietro una rassegnazione che è eredità culturale e retaggio di religioni in cui l’individuo è chiamato a non desiderare, a tacere, a cercare ad ogni costo la pace interiore.

L’America Latina è il continente più pericoloso per i volontari e per i missionari, la morte dei quali non trova molto riscontro sulla nostra stampa. Quella terra, con i suoi enormi problemi di criminalità, è sempre stata una zona altamente rischiosa. Non fa notizia la morte dei cristiani perché, nella maggior parte dei casi, il movente degli omicidi è il furto. Non deve però passare sotto silenzio il fatto che, dalla morte di Romero, l’America Latina vive una stagione di testimoni della fede, uccisi per il servizio ai poveri e la difesa dei diritti nel nome del Vangelo.

Nel Terzo Millennio, la Chiesa si manifesta al mondo come agli inizi del Cristianesimo: una Chiesa di Martiri. Si tratta di persone coscienti di essere, forse, l’unico segno di speranza e l’unica voce che si può alzare a favore dei popoli impoveriti. Con coraggio e con indomita fede, scelgono di non abbandonare quei poveri che hanno amato prima ancora di incontrare: con loro hanno condiviso la vita, accanto a loro vogliono stare anche nella tomba.

Il secolo scorso è stato definito “il secolo dei martiri”. Persone che «pur nella loro debolezza hanno opposto strenua resistenza al male. Nella loro fragilità è rifulsa la forza della fede e della grazia del Signore» ha scritto Giovanni Paolo II, che non ha esitato ad alzare la voce: «Sia crocifisso! Questo grido, moltiplicato dalla cieca passione della folla – strana liturgia della morte – risuona lungo la storia, risuona lungo il secolo che finisce: ceneri di Auschwitz e ghiaccio del Gulag, acqua e sangue delle risaie dell’Asia, dei laghi dell’Africa, paradisi massacrati».

I martiri dei nostri giorni: persone che si fanno carico della marginalità giovanile, condividono la loro esistenza con gli ultimi, si fanno pane per gli affamati. Persone che sono schiacciate dalle critiche da parte di chi vorrebbe imbavagliare la Chiesa, come disse il servo di Dio – l’arcivescovo di Recife – Hélder Câmara: «Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista».

Dal 1973 sto girando sistematicamente nei Paesi impoveriti e, quando tocco il tema della giustizia – mettendo in evidenza i gravi errori di governi corrotti – si ripete la situazione che vivono quei missionari che mettono in pratica la dottrina sociale della Chiesa: per me l’espulsione, per altri… anche la morte. Espulso da sette Paesi, due volte davanti al plotone di esecuzione, una volta aggredito. E nel fare queste affermazioni non intendo richiamare l’attenzione su di me, quanto piuttosto segnalare il problema che noi missionari siamo sempre a rischio e che ogni cinque minuti un cristiano è perseguitato. Papa Francesco afferma: «Oso dire che forse ci sono tanti o più martiri adesso che nei primi tempi, perché a questa società mondana, a questa società un po’ tranquilla, che non vuole i problemi, dicono la verità, annunziano Gesù Cristo: ma c’è la pena di morte o il carcere per avere il Vangelo a casa, per insegnare il Catechismo, oggi, in alcune parti!».

I cristiani – sempre secondo papa Francesco – continuano a essere la minoranza più perseguitata oggi nel mondo. Egli afferma che non basta contare i nostri morti, occorre chiedersi sempre perché ci perseguitano. E chiara è la risposta: ci perseguitano perché diciamo la verità, perché annunciamo un Vangelo che a vario titolo dà fastidio ai poteri forti e ai violenti di questo mondo, dai fondamentalisti musulmani al comunismo nordcoreano e alla dittatura del relativismo in Occidente. Il Papa spesso ribadisce che noi cristiani siamo perseguitati anche in Occidente, da una dittatura del «pensiero unico» che discrimina e anche uccide chi non vi si conforma.

Nei precedenti articoli abbiamo trattato il tema del rapporto fede-ragione: sono stati presi in considerazione dodici scienziati, premi Nobel, nella loro grandezza d’avere una fede in Dio. A cominciare da Albert Einstein, che una certa letteratura fa passare per ateo, come si è tentato di dichiarare ateo il mistico Dag Hammarskjöld… È anche questa una forma di persecuzione velata, con lo scopo di mostrare che una persona intelligente non può credere in Dio.

Ora guardiamo in faccia a quei credenti che, per testimoniare la loro fede in Dio e nei valori che danno un senso al vivere, si sono lasciati ammazzare. Tra questi, ho scelto persone che ho incontrato, o delle quali ho colto la testimonianza nei luoghi stessi in cui sono state martirizzate. Uomini e donne che hanno fatto propria la follia evangelica. Hanno “sposato” la povertà, intesa come capacità di svuotare se stessi per fare posto in sé a Dio e agli altri: hanno lasciato la famiglia, la loro terra, gli amici, ma soprattutto se stessi. Hanno vissuto la “mitezza” in senso biblico: la capacità di ascoltare gli altri, mettersi nella loro pelle, integrarsi con una cultura spesso radicalmente differente da quella delle loro origini. Sono stati misericordiosi, mostrando un cuore talmente grande da perdonare ai loro assassini, anzi – come ha fatto Cristo in croce – pregando per loro. Hanno fatto della nonviolenza la loro forza per sconfiggere il male con il bene, meritando così di essere chiamati “beati” perché operatori di pace. E, perseguitati, si sono rifatti alle parole di Gesù: «Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Valentino

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