Un nuovo personaggio nel presepe

Nel cielo che fa da sfondo al mio presepe ci sono tanti volti di persone incontrate in vari angoli della terra. Nessun elemento manca a quelli che da sempre creano il Natale: il castello di Erode, il paesaggio di Betlemme, le statuette di arti e mestieri di ogni tempo e, naturalmente, al centro la capanna, con l’angelo che regge il cartello su cui campeggia: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli». Tutto a posto? Tutto normale? Tutto secondo la tradizione? Tutto fa presagire un Natale come tanti altri, con il rituale copione consacrato dall’armonico fluire dei giorni, dei mesi, degli anni?

No! Quest’anno mi sono accorto che nel presepio manca un personaggio, accanto al Protagonista, Gesù. Un personaggio che il Figlio di Dio invita a farsi piccolo, farsi bambino come condizione per entrare nella vita terrena con entusiasmo e nella vita eterna con gioia: «Se non diventerete come bambini…». Il personaggio mancante sono io. Manca la mia statuina.

Statuina non segnata dagli anni trascorsi abituandomi alla festa dell’Incarnazione, ma quella del bambino che ancora sa sorprendersi, meravigliarsi e decidersi a fare cose nuove, originali e inedite. Fare anche cose tradizionali, ma con spirito, cuore e occhi nuovi.

Una statuina che mi ritragga – ritornato bambino – in ginocchio davanti a Gesù, un tutt’uno con Lui. Guardo a Lui che ha le braccia allargate, come se già fosse, sia pure sorridente, sulla croce e penso che pure io devo spalancare le mie braccia per accogliere in me ogni fratello e sorella, soprattutto chi ha bisogno di me per non morire alla speranza. Contemplo il Bimbo di Betlemme (“la casa del pane”) nella mangiatoia e penso a Gesù nel tabernacolo: Egli mi attende perché anch’io diventi Pane per chi ha fame di cibo e di affetto.

Ora, protagonista anch’io nel presepe, intuisco il mistero dell’Incarnazione: Dio vuole me, ridiventato capace di cercarlo non solo nell’alto dei cieli, ma soprattutto in me stesso e nel corpo di ogni essere umano, perché «Dio si è fatto uomo affinché l’uomo diventi Dio».

Il Verbo eterno è diventato Parola, l’Immortale ha rivestito la corruttibilità del corpo umano, l’Onnipotente nell’amore ha rinunciato alla gloria esterna per farsi Prossimo. Farsi Parola. Farsi Pane. Non mi chiede di cercarlo in un cielo lontano, oltre le stelle, ma di lasciarmi da Lui cercare nella Parola di vita, nello scorrere dei giorni e nell’esistenza dei fratelli che bussano alla mia porta. È qui che vuole essere cercato, con un preciso messaggio: «Tu diventi quello che ami e adori». Adorando e amando il Dio di Gesù Cristo rinasco a Betlemme, divento il Cristo del Terzo Millennio, faccio mia la logica delle Beatitudini e scopro l’amore che vince l’odio, la luce che sconfigge le tenebre, la pace che disarma la guerra.

Prego – e chiedo la vostra preghiera – perché tutti possiamo entrare nel presepe, nuove statuine, per vivere un Natale non come tanti altri, ma come un giorno che esalta la speranza di “cieli nuovi e di terra nuova”, e introduce nell’anno in cui la divina misericordia crei per tutti noi un cuore nuovo, riconciliato, in pace. Un anno santo che ci veda in cammino verso una conversione spirituale, una rinascita come bambini, una gioiosa testimonianza della Misericordia.

Valentino