Un Giorno che esalta ogni speranza

L’essere umano diventa ciò che ama e adora. Inginocchiato davanti alla grotta di Betlemme, ridiventa bambino, come Gesù. Inginocchiato davanti alla croce, diventa dono per chi ha bisogno di lui per continuare a sperare. Inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento, diventa il Cristo del Terzo Millennio.

Questa è l’essenza del mistero dell’Incarnazione: Dio vuole essere cercato non solo nell’alto dei cieli, ma soprattutto nel corpo di ogni essere umano. Da quando il Verbo si è fatto carne, la carne si è divinizzata. Il battezzato non è semplicemente figlio di Dio – pure un musulmano lo è – ma è Cristo. È Dio.

È questa l’assoluta novità del Cristianesimo: non è tanto l’uomo che cerca Dio, ma è Dio che cerca l’uomo al punto di annientarsi, di rinunciare alla gloria esterna, di farsi Prossimo. Farsi Parola. Farsi Pane: «Chi mangia la mia carne ha la vita eterna».

Farsi Dio. Lavorando prevalentemente in Asia, quest’anno mi sono ulteriormente convinto quanto il progresso, la cultura europea, le invenzioni, la libertà, la democrazia… siano tutte realtà fiorite grazie al Cristianesimo che sprona l’uomo a volare in alto con le due ali di fede e ragione. Ali che aiutano a distinguere Stato e Chiesa, dove l’uno diventa voce critica dell’altra e viceversa. E ciò in opposizione all’Islam che impone la teocrazia, la fusione di Stato e Religione. In opposizione al Buddismo e all’Induismo che consacrano lo “status quo” – cioè mantengono la realtà così come è – impedendo agli appartenenti alle classi inferiori di migliorare la loro situazione. Altro che diventare Dio! Il buddista trova pace nel raggiungere il nulla, nel non desiderare, nel non ribellarsi a chi è al potere per evitare il rischio di doversi reincarnare – un numero illimitato di volte – anche in un animale, fino a raggiungere la perfezione del “Nirvana”. «Quando un monaco ha compreso ciò che è sorto, e non ha più brama alcuna per questa o altre vite, attraverso la scomparsa di ciò che è sorto, egli non va più incontro a nuove esistenze» (Itivuttaka, Sutta Piṭaka). Ecco l’ideale: chiudere il cerchio della vita, delle rinascite, entrare nel nulla, scomparire!

Il Cristianesimo, invece, stimola l’essere umano a manifestarsi, a realizzarsi al massimo, a impegnarsi in questa vita facendo tutto il bene possibile, per poi godere di una vita che non avrà mai fine: “Vedremo Dio come è, faccia a faccia, e saremo come Lui”.

Adorando e amando Dio, diventiamo Dio. Purché adoriamo e amiamo il vero Dio. Non un essere astratto e impersonale, con il risultato di diventare astratti e vani. Non un Dio che sia solo potente, con il risultato di fare della forza il nostro idolo. Non il Dio della carriera, con il risultato di fare del successo il supremo idolo… Gli idoli sono nulla e chi li adora diventa nulla.

Noi adoriamo e amiamo il Dio di Gesù Cristo e così diventiamo Cristo, diventiamo Dio. Ecco il mistero del Natale che ci aiuta a fare nostra la debolezza della croce, la follia evangelica, la logica delle Beatitudini per scoprire l’amore che vince l’odio, la luce che sconfigge le tenebre, la pace che disarma la guerra. Questo il messaggio e l’augurio del Natale: giorno che esalta la speranza di cieli nuovi e di terra nuova, dove “misericordia e verità s’incontrano, giustizia e pace si abbracciano”.

Valentino

Commenti

  1. Antonio7
    dic 21, 08:23 #

    Grazie Don Valentino. Che il Padre ti dia l’intelligenza per poter scrivere e parlare di Lui. Gesù ti dia l’amore che poi manifesti verso gli altri tuoi fratelli. Lo Spirito Santo ti dia la volontà e la forza di continuare questo grande percorso. Auguri di buon Natale

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