Fabiola Gianotti: «Sì, io credo».

«Che cosa c’è in luoghi che sono quasi completamente vuoti di materia, e donde deriva che il sole e i pianeti gravitano gli uni verso gli altri, senza che vi sia tra loro nessuna materia densa? Donde viene che la Natura non fa nulla invano; e da dove trae origine tutto quell’ordine e tutta quella bellezza che vediamo nel mondo? A qual fine esistono le comete, e donde viene che i pianeti si muovano tutti in un unico e medesimo modo in orbite concentriche, mentre le comete si muovono in ogni sorta di modi in orbite molto eccentriche; e cosa impedisce alle stelle fisse di precipitare le une sulle altre? È possibile che l’occhio sia stato costruito senza conoscenza d’ottica, e l’orecchio d’acustica? Come avviene che i movimenti del corpo derivano dalla volontà, e donde viene l’istinto degli animali?».

Così s’interroga il grande scienziato inglese – a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo – esperto in matematica, fisica, astronomia, filosofia, teologia e alchimia: Isaac Newton. E a se stesso risponde ammettendo «con evidenza» l’esistenza di «un Essere incorporeo, vivente, intelligente, onnipresente, il quale nello spazio infinito come nel suo sensorio, vede intimamente le cose stesse e le percepisce completamente, e le capisce interamente in virtù della loro presenza immediata a Lui stesso».

Altrove lo scienziato scrive: «Non credo che l’universo si possa spiegare solo con cause naturali, e sono costretto a imputarlo alla saggezza e all’ingegnosità di un essere intelligente». Da una parte c’è l’Essere intelligente, dall’altra l’essere umano che è grande quando scopre l’incommensurabile sua ignoranza: «Quello che conosciamo è una gocciolina e quello che non conosciamo un oceano».

Su questa lunghezza d’onda è Fabiola Gianotti. Nasce a Roma nel 1960. La sua famiglia si trasferisce a Milano quando lei ha sette anni. Frequenta il liceo classico presso le suore Orsoline. Si laurea in fisica all’Università Statale di Milano e intraprende il dottorato sulle particelle elementari.

Nel 1987 fa parte del CERN, l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare: il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, avente lo scopo di fornire agli scienziati gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie. Fabiola lavora a vari esperimenti, il più grande dei quali è l’ATLAS, che si avvale della collaborazione di oltre tremila studiosi, in gran parte fisici provenienti da trentotto Paesi di tutto il mondo. In qualità di portavoce di ATLAS, il 4 luglio 2012 annuncia – presso l’auditorium del CERN – la prima osservazione di una particella compatibile con il “bosone di Higgs” (impropriamente chiamato “la particella di Dio”).

Questo bosone, secondo Rubbia, «Rappresenta la transizione fra ciò che conosciamo, il modello standard, e la fisica del futuro. Prima la cosmologia avanzava ipotesi che erano quasi modelli filosofici. Ora è diventata una scienza esatta e cerca di rispondere alle domande fondamentali dell’uomo: dove siamo e da dove veniamo? Prendiamo il Big Bang: era nato come un’idea, oggi è un’esperienza reale, che può essere in parte ricreata in laboratorio».

In questa area si muove Fabiola, che nel 2014 è eletta direttore generale del CERN, prima donna a ad occupare una carica così importante.

È una persona polivalente: è appassionata della letteratura classica; suona il pianoforte; è affascinata da Dostoevskij, lo scrittore russo che afferma: «La bellezza salverà il mondo»; è appassionata ai film di Ermanno Olmi, pure lui grande per la sua ricerca del silenzio e del Mistero. Grande nella sua pubblica ammissione: «Cerchiamo Dio nel mistero, ma Lui si è già rivelato».

Con questi “maestri di vita” si capisce il suo coraggio di dichiararsi credente e di rifarsi proprio a Newton là dove afferma: «Quello che io vedo nella natura, la sua semplicità, la sua eleganza, mi avvicina all’idea di una mente intelligente ordinatrice».

È interessante e bello abbinare la ricerca della scienza con la ricerca di Dio, lasciando distinti i campi, ma integrandoli armoniosamente nella propria vita, perché – afferma Fabiola – scienza e religione «non solo possono convivere, ma possono aiutarsi a vicenda, perché offrono diverse interpretazioni della stessa realtà. Nessuna di queste interpretazioni è assoluta, perché la scienza offre una visione parziale, valida, vera, ma pur sempre parziale: non possiamo ridurre tutto alla conoscenza scientifica. Così, anche la religione ha bisogno di un pensiero critico e razionale, altrimenti diventa fondamentalismo. Le scoperte della scienza arricchiscono la fede».

È importante sottolineare il fatto che Fabiola ammetta in pubblico di credere in Dio, specialmente quando è intervistata in televisione da giornalisti che si aspettano dichiarazioni d’ateismo da parte di persone intelligenti, importanti e dedite alla scienza. Alla domanda se abbia fede in Dio, risponde in modo molto asciutto: «Sì, io credo». E quando l’intervistatore insiste nel chiedere se sia compatibile la scienza con la fede, ecco la risposta: «Assolutamente sì, non ci sono contraddizioni. L’importante è lasciare i due piani separati: essere credenti o non credenti, non è la fisica che ci darà una risposta». Scienze separate, non antitetiche. A Famiglia Cristiana dichiara: «Non vedo nessuna contraddizione tra scienza e fede: appartengono a due sfere diverse. Saremmo troppo ambiziosi e troppo arroganti se potessimo pensare di spiegare l’origine del mondo. Quello che possiamo fare noi scienziati è andare avanti passettino dopo passettino, e accumulare conoscenza».

E altrove: «La scienza e la religione devono restare su due strade separate. La scienza si basa sulla dimostrazione sperimentale e la religione si basa su principi completamente opposti, cioè sulla fede, **tanto più benemerito chi crede senza aver visto. **E la scienza non potrà mai dimostrare l’esistenza o la non esistenza di Dio».

«Sì, io credo». Affermazione categorica, senza nessun’altra aggiunta: lo esige il pudore da intendersi – come altrove ho spiegato – quale arte di conservare la propria intimità, morale e fisica, per la persona amata. “Non si gettano le perle ai porci” là dove regna il pregiudizio che la persona intelligente debba prendere le distanze da Dio, da Cristo e, soprattutto, dalla Chiesa.

Fabiola, convinta che la conoscenza sia «un cammino senza fine», spiega di non credere che «la fisica potrà mai rispondere alla domanda: esiste Dio?»_. _Che rapporto c’è, allora, tra scienza e fede? «Penso che sia una situazione di parallelismo, di approcci diversi. Quello che io vedo nella natura, il suo ordine, la sua semplicità, la sua eleganza, mi avvicina all’idea di una mente ordinatrice dietro. La natura è bellissima. Anche leggi fondamentali della fisica sono estremamente, esteticamente belle, semplici, essenziali; come diremmo in inglese, “compelling”. Si motivano quasi da sé».

E la famosa particella di Dio? Per Fabiola il fatto che il bosone di Higgs sia stato così definito, non è dovuto ai ricercatori, ma ai media: «Mai uno scienziato ha avuto l’ardire di definirla così. Lo dobbiamo all’editore del libro scritto dal premio Nobel Leon Lederman. Voleva rivestire l’opera con un velo letterario di sicuro effetto. Lederman aveva suggerito un altro titolo, La particella dannata, perché ci aveva fatto disperare, l’avevamo cercata per decenni. È senza dubbio una particella speciale, ma avvicinarla a Dio è una sciocchezza». Quest’ultima affermazione può essere raffrontata con l’assioma francese, mirante a sottolineare che chi esige troppo da se stesso e vuole dimostrare tutto ottiene l’effetto opposto: «Chi vuole fare il santo subito, fa la bestia».

Valentino

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