Antonino Zichichi: alleanza tra fede e scienza

Illustre fisico, grande per le sue scoperte scientifiche – docente universitario oltre che autorevole divulgatore scientifico, specializzato nel campo della fisica delle particelle elementari – Antonino Zichichi non teme di mostrarsi più interessato alla metafisica e a Dio che alla fisica, pur tanto importante nella sua vita. Lo si trova all’interno delle principali trasmissioni televisive nazionali, nei dibattiti pubblici, nelle assemblee studentesche e nelle conferenze tenute spesso nelle chiese. Non disdegna di esprimere il suo pensiero – riassumibile nell’alleanza tra fede e scienza – confutando chi dall’agnosticismo passa all’ateismo, dando voce a problemi millenari: se Dio è buono, da dove viene il male? Se Dio esiste, perché permette la morte di fame di tante persone? Come conciliare Dio e le malattie incurabili, che conducono spesso a una lunga e penosa agonia? Come si giustifica la sofferenza di un bambino innocente?

Il teologo potrebbe rispondere ponendo un’altra domanda: perché chiedere alla ragione di dimostrare l’esistenza di Dio? Suo compito non consiste, forse, nel prepararci all’incontro con il Signore e nell’intervenire dopo l’esperienza di fede (le “ragioni del cuore”, come diceva Pascal), per approfondire il mistero e scoprire l’armonia delle verità da noi credute? Ragione e scienza si possono spingere fino là dove è possibile, ammettendo onestamente di non avere tutte le risposte ai nostri quesiti. E l’ultima parola della ragione è la prima della fede.

Il teologo, oltre alla Rivelazione, può fare ricorso alla filosofia. Zichichi, grazie alla sua fede armoniosamente sposata con la scienza, dà una risposta sia di tipo esistenziale, sia di tipo cosmologico. Parte dalla creazione del cosmo e afferma: «Scienza e fede devono essere le due colonne portanti dell’uomo del terzo millennio. (…) il fatto stesso che esista un universo, ossia qualcosa determinato da leggi fisiche ben precise (uni-verso, leggi che vanno nello stesso verso, cioè univoche), dimostra che ci sia stato un Creatore e quindi una mente intelligente che lo ha progettato».

A chi gli obietta che la scienza moderna ora parla di “multiverso” (diverse leggi per diversi sistemi fisici creati casualmente dopo infiniti tentativi), Zichichi risponde che la vera scienza è umile e si presenta con queste caratteristiche: «La scienza, ci ricorda Benedetto XVI, nasce dall’atto galileiano di umiltà intellettuale: Colui che ha fatto il mondo è più intelligente di tutti noi, scienziati, filosofi, artisti, matematici, nessuno escluso. Per conoscere quale logica abbia scelto il Creatore per creare il mondo e noi stessi c’è una sola possibilità: porGli domande in modo rigoroso (…) Per fare una scoperta scientifica è necessario arrendersi alla superiorità intellettuale del Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, e realizzare un esperimento. È stato così per l’antimateria nucleare, come per tante altre scoperte. (…) Oggi la scienza è arrivata alla soglia del supermondo, per quell’atto di fede e di umiltà intellettuale, maturato nel cuore della cultura cattolica con Galileo Galilei».
Mentre si può capire una persona che si dichiari agnostica, come si può confutare chi si dischiara ateo? La posizione di Zichichi è chiara: «La scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l’esistenza di Dio.

L’ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla». Si potrebbe paradossalmente dire che il vero credente è chi si dichiara ateo: solennemente professa la fede nella non esistenza di Dio. Se fosse coerente – dicevano gli antichi filosofi presocratici – non dovrebbe dire nulla, per non cadere in contraddizione. Dire nulla per non rendere il mondo sempre più triste, invaso dagli “dei”, opera della mano d’uomo: «Quando il cielo si svuota di Dio, la terra si riempie di idoli» (Karl Barth) e per evitare il proliferare dei “santoni”, dei ciarlatani, dei creduloni: «Gli atei non sono quelli che non credono in niente, ma quelli che credono in tutto» (G.K. Chesterton).

Oscurare il volto di Dio, negarne l’esistenza, deridere i credenti equivale a rubare agli uomini il gusto di sognare, di aumentare il potenziale d’amore da seminare qui in terra per goderlo poi in cielo, di sviluppare la virtù tanto impostante della speranza: fiore delicato che, o si coltiva da giovani, o non si gode quando più se ne sentirebbe il bisogno. «La speranza all’uomo del terzo millennio – afferma categorico Zichichi – solo la scienza e la fede possono darla. Questa speranza ha due colonne. Nella sfera trascendentale della nostra esistenza la colonna portante è la fede. Nella sfera immanentistica della nostra esistenza la colonna portante è la scienza. Noi siamo l’unica forma di materia vivente dotata della straordinaria proprietà detta ragione. La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall’universo sub-nucleare all’universo fatto con stelle e galassie. Se c’è una logica deve esserci un Autore».

L’alleanza tra fede e scienza è così illustrata da Zichichi: «Papa Giovanni Paolo II, spalancando le porte della Chiesa cattolica alla scienza galileiana, dette vita a questa grande alleanza tra fede e scienza. Una alleanza di cui è prova la frase “scienza e fede sono entrambe doni di Dio”. La cultura del nostro tempo è detta moderna, ma in effetti è pre-aristotelica. Infatti né la logica rigorosa né la scienza sono ancora entrate nel cuore di questa cultura che – come ha scritto Papa Benedetto XVI nel discorso preparato per la visita a “La Sapienza” – “costringe la ragione ad essere sorda al grande messaggio che viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza.

Così facendo questa cultura agisce in modo da non permettere più alle radici della ragione di raggiungere le sorgenti che ne alimentano la linfa vitale”. La sintesi più bella del pensiero di Papa Benedetto XVI è incisa nella cupola della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, dove c’è un’altra famosa frase di Giovanni Paolo II: “La scienza ha radici nell’Immanente ma porta l’uomo verso il Trascendente”».

In sintesi Zichichi testimonia che:

  • Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla e l’uomo che ha Fede è fortunato.

  • La Scienza è l’unico strumento che l’uomo possiede per dimostrare, con i fatti, che la Natura è un libro scritto seguendo un preciso disegno, ma nessuno scienziato potrà mai capire fino in fondo il Grande Disegno.
  • Studiando la parte materiale della nostra esistenza, l’uomo scopre le Leggi fondamentali della Natura. E non può non porsi la domanda: chi ha fatto queste leggi?
  • La più grande conquista della Logica Matematica è l’Infinito.
  • La Scienza è fonte di valori che sono in comunione, non in antitesi con l’insegnamento delle Sacre Scritture, con i valori quindi della Verità Rivelata.
  • Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio.
  • L’esistenza stessa della Scienza la dobbiamo alla cultura cristiana.

Valentino

Commenti

  1. Fabrizio Martelli
    ott 1, 12:07 #

    Caro Valentino,

    grazie di averci ricordato il pensiero di Zichichi sul rapporto tra scienza e fede che è come dire tra ragione e fede. Mi sembra che il rapporto tra scienza e fede sia ancora molto influenzato da retaggi ideologici per cui ci si ostina a vedere le due realtà come in irriducibile antagonismo. Questa impostanzione mi sembra semplicemente falsa. Sul discorso del credere o meno in Dio ricordo la frase di Pascal “C’è abbastanza luce per chi vuole credere e abbastanza buio per chi non vuole credere” (B.Pascal). Il salto, il passaggio è dato solo da un atto di fede, sia per il credente che per l’ateo. Il prezzo da pagare per credere nel nulla o credere in Dio è lo stesso, un atto di pura fede. A noi la scelta o la scommessa come dice Pascal. Aprirsi a un mistero nascosto e infinito oppure al nulla.

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