Guglielmo Marconi: l’uomo che vinse lo spazio

«È solo la fede che può portare alla luce e servire come un ponte tra l’uomo e l’Assoluto». Questa la convinzione di uno scienziato la cui curiosità, fin da piccolo, lo ha spinto alla ricerca di nuove vie per facilitare la comunicazione tra gli esseri umani. Comunicazione vissuta come ideale, anche se difficile da praticare nella vita quotidiana: «Lo so che quando mi pongo un problema divento scorbutico. Certo che lo so. Non saranno certamente gli altri a farmelo notare. Il fatto è che per me un problema rimane una sorta di incubo sino a quando non l’ho risolto».

Questo è Guglielmo Marconi, un genio verso cui il mondo scientifico non è stato benevolo. Molti lo hanno tacciato di avere strumentalizzato le sue scoperte e di avere monetizzato non solo le sue invenzioni, ma anche quelle degli altri. Non hanno creduto alla sua affermazione: «Le mie invenzioni sono per il progresso dell’umanità, non per la sua distruzione».

Questa frase è riportata nella targa consegnata nel 2015 a papa Francesco, quale riconoscimento conferitogli assieme ai grandi comunicatori e a chi si è distinto per meriti scientifici o sociali nel settore delle telecomunicazioni. Il Papa è proclamato “Marconista del XXI secolo”: forse basta l’accostamento Marconi-Bergoglio per relativizzare le critiche mosse a Guglielmo, nato a Bologna nel 1874 e morto a Roma nel 1937.

Ha messo in luce la sua grandezza Pio XII, nel sessantesimo anniversario della scoperta della radiotelegrafia, presentandolo come «il geniale inventore, che compì il prodigio di annullare le distanze nelle comunicazioni tra uomo ed uomo, donando loro il facile mezzo di rapidamente intendersi, e pertanto di maggiormente amarsi». Interessante l’accostamento a Cristoforo Colombo: «Ambedue, infrante arditamente le mitiche colonne della segregazione e della limitatezza dei chiusi orizzonti, aprirono all’umanità nuove vie di civile progresso. Le loro scoperte, come poche altre nella storia, hanno indubbiamente, al di là di ogni pregio tecnico, un immenso valore umano; ma, considerate con profondo sguardo cristiano, esse si rivelano esecutrici del chiaro disegno della Provvidenza, la quale vuole che gli uomini cerchino e trovino una sempre più stretta unità di famiglia, di cui Dio è Padre amoroso, nella comunicazione reciproca di perfezioni e di beni».

Queste frasi sono state prese dagli gli scritti di Marconi e sintetizzano la sua vita, immersa nei misteri dell’etere con «ardimento e costanza. Ecco le due tipiche qualità dello spirito, che assicurano il felice risultato alle grandi imprese, sia sul terreno profano, che nel Regno di Dio». Queste parole di Pio XII sono l’eco del discorso pronunciato dallo scienziato all’inaugurazione della Radio Vaticana: «Per circa venti secoli il pontefice romano ha fatto sentire la parola del suo divino magistero nel mondo; ma questa è la prima volta che la sua viva voce può essere percepita simultaneamente su tutta la superficie della terra. Con l’aiuto di Dio, che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell’umanità, ho potuto preparare questo strumento che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del santo padre».

Non sono, queste, parole di circostanza, in quanto confermate da varie professioni di fede che Marconi non esitava ad offrire ai suoi interlocutori. Ecco quanto testimoniò ad un giovane inglese: «La sola scienza è incapace di spiegare una quantità di cose, la maggioranza delle quali comprende il segreto di tutti: quello della nostra esistenza. Chi siamo? Donde veniamo? Come veniamo alla vita? Quantunque l’uomo, dacché ha incominciato a pensare si sia fermato su tali problemi, pure essi sono rimasti tutti insolubili. Io sono orgoglioso di dire che sono un cattolico ed un credente. Credo nella potenza della preghiera. Credo in ciò non soltanto come cattolico, ma come scienziato».

Profonda e gravida di promettenti cambiamenti l’intuizione – che sarà poi sviluppata magistralmente da Teilhard de Chardin – che tutto è sacro per chi sa vedere: non vi è contrapposizione di profano e di sacro nelle opere genuinamente umane, che fanno capo a Dio stesso. Questi vuole che noi siamo seri nel nostro compito di sviluppare – moltiplicandoli – i nostri talenti, immersi nella realtà, con lo scopo di trarne tutte le potenzialità in essa contenute, a comune vantaggio; operando, più che parlando.

Quest’ultimo aspetto della vita di Marconi è stato messo in risalto nel libro Illustrissimi. Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I, immagina di parlare così con questo premio Nobel della fisica: «La vostra vita intensissima, vissuta per la ricerca e per la realizzazione fino all’ultimo giorno, si riassume in questa frase: “Poche parole, tanti fatti”. Sotto questo aspetto insegnate qualcosa anche a noi, che sembriamo oggi inclinati alla tendenza contraria delle molte parole (scritte o parlate) e degli scarsi frutti pratici».

Poche parole con gli uomini, per aver tempo di parlare con Dio: «Credo che sarebbe una grande tragedia se gli uomini perdessero la loro fede nella preghiera. Senza l’aiuto della preghiera forse avrebbero fallito, dove sono invece riusciti. Questo mi ha permesso di raggiungere quello che ho fatto, Dio ha fatto di me un semplice strumento della Sua volontà, per la rivelazione del suo potere divino». Parlare con Dio, stare alla sua presenza, scoprirlo nelle forze del creato, nelle onde magnetiche: la preghiera può essere intuita come un inviare e captare onde d’amore: «Sono orgoglioso di essere cristiano. Credo non solo come cristiano, ma anche come scienziato. Come un dispositivo senza fili, nella preghiera lo spirito umano è in grado di inviare onde invisibili per l’eternità, onde che raggiungono il loro obiettivo di fronte a Dio».

Fede e ragione al servizio delle telecomunicazioni, che sono servite per salvare tante vite umane e che hanno acquistato un’importanza di prim’ordine nella società odierna. Valido strumento di progresso e di benessere allorché sono poste a servizio della verità – anche nel campo politico –, a servizio del diritto e della giustizia, della stima e del rispetto degli uomini chiamati a non sentirsi stranieri, a creare una comprensione reciproca, a vivere in armonia.

È l’ideale che Marconi si è prefisso: «L’unità armoniosa delle cause e delle leggi rappresenta la Verità, l’unità armoniosa delle linee, colori, suoni e idee costituisce la Bellezza, mentre l’armonia delle emozioni e la volontà costituisce il Bene, che essendo la massima espressione dell’Eterno e Supremo Creatore porta l’uomo a compimento e ci spinge a cercare la perfezione assoluta».

Armonia tra fede e ragione. Quest’ultima è come una luce fioca di fronte alla fede, alla quale Marconi attribuisce un ruolo fondamentale: «Ad ogni passo che la scienza fa, ci porta sempre nuove sorprese e risultati. Eppure la scienza è come una luce fioca di una lanterna tremolante in una foresta profonda, attraverso la quale l’umanità si sforza di trovare la sua strada verso Dio». La fede, quindi, lungi dall’essere in contrasto ragione, diventa stimolo alla ricerca, gusto di vivere, “ponte tra l’uomo e l’Assoluto”.

Valentino

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