Dakar, Dicembre 2007

Senegal: "La pace è con te?". (Parte seconda)

Le ultime parole famose del vescovo di Saint Louis, Ernest Sambou, erano state: “Non viaggiare con i mezzi pubblici: sono scomodi, impieghi più tempo e corri dei rischi. Prendi la mia macchina e il mio autista fidato per andare a Dakar”.

Per cinque ore il viaggio si era svolto senza problemi. Poi un rumore sinistro, le generiche rassicurazioni dell’autista: “…l’asfalto sconnesso…” e di nuovo un rumore metallico seguito da una ruota che inizia a rotolare lontano dalla macchina terminando la sua corsa impazzita contro il fianco di una elegante vettura nera.

Superato lo spavento iniziale, scendo dall’auto e mi avvio verso l’auto nera. Mentre mi avvicino, un signore distinto, sui cinquanta anni, scende a sua volta dall’auto e, venendomi incontro, mi dice sorridente: “Padre, oggi deve aver pregato molto. L’ha scampata bella. Poteva essere un disastro”. Chiude gli occhi e prega: “Allah u ikbar!”, “Dio è grande”.

E di nuovo, verso di me: “Nulla capita a caso. Io sono un credente. Lei è un uomo di Dio. Quindi dobbiamo ammettere che Allah abbia combinato le cose in modo che ci dovessimo incontrare”.

Ancora un po’ scosso per l’accaduto, butto lì un: “Sì, ma avremmo potuto incontrarci anche in modo meno fragoroso…”.

Sorride. Poi, continua: “È un po’ che volevo parlare con un prete… “.

“Perché?”, chiedo incuriosito.

“Settimana prossima è la festa di Abramo, il primo dei sottomessi a Dio. Il primo vero musulmano. In questo tempo noi intensifichiamo la preghiera, anche per voi cristiani, che condividete la fede del patriarca Abramo”.

A questo punto l’uomo dà un occhiata al mio autista che, madido di sudore e spaventato, non sa come cavarsela e chiama in suo soccorso una persona – che poi pagherà – in modo che egli possa continuare a parlare con me.

“Vede, padre, abbiamo tante cose in comune, noi musulmani con voi cristiani. Adoriamo la stesso Dio. Accettiamo tutto l’Antico Testamento e vogliamo tanto bene a Cristo. A lui e a sua Madre. Sai – e dandomi del “tu”, mi prende la mano – sai che amiamo la Madonna più dei protestanti. Noi siamo sicuri che lei è stata concepita senza peccato e ha avuto Gesù grazie alla “Ruah” (lo Spirito) di Dio. Immacolata e vergine per poter portare al mondo – ma non solo al mondo, all’universo e all’universo degli universi – il solo uomo che godeva del massimo dello Spirito di Dio”.

“Ma questa idea non c‘è tra i cinque pilastri del credo islamico”.

“No, ma ne è il fondamento. I pilastri, per reggersi, su che cosa si fondano se non sulla roccia dell’Antico e del Nuovo Testamento?”.

Non mi sfugge la portata della sua ultima domanda e lo incalzo chiedendogli a mia volta: “Chi è Gesù per te?”.

“Un profeta che amo tantissimo. Non pensare che io vada a pregare solo alla moschea: quando i cattolici m’invitano per qualche ricorrenza in chiesa, io ci vado e ricevo anche il corpo di Cristo. Qualcuno si scandalizza perché io, musulmano, m’accosto al banchetto del Signore. Ma io lo faccio per due motivi: innanzitutto per ricevere lo Spirito di Gesù, che fu sublime quando ebbe l’intuizione di dire: «Prendete e mangiate: “E’ il mio corpo”». Noi non siamo cannibali, quindi comprendiamo che Cristo, con questo gesto – che mi fa fremere di commozione ogni volta che voi preti lo ripetete – voleva invitarci ad accostarci a lui per ricevere il suo Spirito. Se lo ricevete voi, perché non io? In secondo luogo lo faccio per provocare i miei amici: io mi accosto a Gesù; perché voi non vi accostate un po’ a Maometto e a noi musulmani per imparare che cosa significhi essere sottomessi a Dio?”.

“Vedo che in te c‘è lo Spirito del Signore. Ma per un vero dialogo interreligioso occorre chiarezza e pazienza. Chiarezza nel riconoscere ciò che c’è di specifico in ogni religione. Pazienza perché i tempi di Dio non sempre coincidono con i nostri, e la salvezza è un dono concesso al di là dei nostri meriti”.

“Sì, ma c’è anche urgenza di arrivare a quella unità per la quale ha pregato Cristo nell’ultima cena”.

“La tua fede mi affascina e contemporaneamente mi incuriosisce: sono molti i Senegalesi che ragionano come te, oppure tu sei un’eccezione?”.

“No! Siamo in tanti a credere in ciò che ti ho detto e a cercare quello che ci unisce come credenti. Quando Benedetto XVI ha fatto il suo discorso a Ratisbona mi ha fatto soffrire molto. Meno male che poi ha corretto subito il tiro andando a pregare nella nostra grande moschea in Turchia. Si vede che è intelligente e impara dagli errori”.

Mentre mi parla, penso quanto sarebbe bello se tanti cristiani avessero, come lui, la sete dell’unità e la volontà di capire perché Dio ha permesso la diversità delle religioni e abbia suscitato l’Islam, che ora conta più di un miliardo e duecento milioni di fedeli, che pregano, pregano, pregano. Giovani compresi. Penso ad una frase di Giovanni Paolo II: “Il futuro è di chi prega”. E i cattolici pregano tanto quanto i musulmani?

Quest’uomo è decisamente una persona interessante e non voglio lasciarmi sfuggire la possibilità di conoscerlo un po’ meglio. Gli chiedo di parlarmi di sè e scopro che è un farmacista che Allah ha benedetto innanzitutto dandogli tanta fede e tre figli. Uno di questi, a diciotto anni, il giorno dopo la maturità, muore in un incidente stradale. Detto questo ride. E spiega ciò che già conosco come reazione tipicamente africana: di fronte al dolore, l’Africano copre l’imbarazzo ridendo. Poi spiega lui stesso un’altra ragione più profonda del suo ridere: “Allah ha visto mio figlio. Era bellissimo e buono. L’aveva predestinato a sé e l’ha preso perché il mondo non lo corrompesse. Questa è stata la sua volontà. Volontà che pure mi ha fatto male, perché sono un uomo con i piedi per terra, anche se la mente è in cielo. Ma per tutta la vita ho pregato per essere capace di fare la volontà del Signore. In essa trovo la pace”.

Nel frattempo il mio autista ha aggiustato la ruota della macchina. Gli chiedo se il vescovo Ernest abbia l’assicurazione. Ma quando il buon musulmano mi sente parlare, mi dice di non preoccuparmi: “Certamente la diocesi è assicurata, ma è un disturbo fare le pratiche e poi chi ha torto è sempre un po’ penalizzato. Padre, lasci perdere. Questo incidente è capitato perché Allah ha voluto che c’incontrassimo”.

“Ma posso fare qualche cosa per te?”.

“Un abbraccio e una preghiera”.

Valentino

Commenti

  1. Lara Orlando
    feb 28, 00:05 #

    Padre, leggo con gioia questo suo resoconto di viaggio che descrive il dialogo profondo tra due persone, apparentemente diverse per fede e razza, ma con la stessa fede forte e trasparente in un Dio unico misericordioso con le proprie creature.
    Come persona ed insegnante credo fermamente nella neccesità di far emergere l’umano ci ciascun essere e ciò che unisce le fedi piuttosto che le differenze, spesso sono semplici pretesti per odi e divisioni. Ogni persona in verità desidera soltanto di essere accolta ed amata per ciò che è nei pregi e limiti…e solo chi ha lo spirito di madre o di un Dio sono in grado di realizzare questo sogno di felicità dell’uomo.
    Cordiali saluti

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