Per lasciarsi conquistare da Dio

“Dio delle sorprese e non della legge”. Nell’omelia del 13 ottobre 2014, papa Francesco ha tracciato la differenza tra la chiusura mentale dei dottori della legge e l’apertura mentale di Dio. Quei dottori «non capivano i segni del tempo (…) perché erano chiusi. Erano chiusi nel loro sistema» e avevano fatto delle loro leggi un capolavoro. Ognuno sapeva «che cosa si poteva fare, che cosa non si poteva fare, fino a dove si poteva andare. Era tutto sistemato. E loro erano sicuri lì». Per i farisei, ciò che faceva Gesù (andare con i peccatori, mangiare con i pubblicani) metteva in pericolo la dottrina costruita nei secoli. Avevano dimenticato che Dio… «è il Dio delle sorprese». Perché «è sempre nuovo; mai rinnega se stesso, mai dice che quello che aveva detto era sbagliato, mai, ma ci sorprende sempre».
Per concretizzare il suo pensiero papa Francesco ha domandato: «Io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso? O sono aperto al Dio delle sorprese? Sono una persona ferma o una persona che cammina? Io credo in Gesù Cristo, credo che il cammino vada avanti verso la maturità, verso la manifestazione di gloria del Signore? Io sono capace di capire i segni dei tempi ed essere fedele alla voce del Signore che si manifesta in essi?».
Anche ai nostri giorni troviamo tra i cristiani praticanti tanti “dottori della legge”, persone incapaci di cambiare, attaccate morbosamente alla tradizione, lungi dall’ideale espresso magistralmente dal cardinale Newman: «Vivere è cambiare e si arriva alla perfezione cambiando continuamente». Persone che non si lasciano conquistare da Dio, né cercano di conquistarlo.
Conquistare Dio. Si possono ereditare i beni materiali – e non sempre questo è una fortuna –, non quelli spirituali. Con fatica si conquista la virtù e molto studio esige la scienza, sia quella umana che quella divina.
Dio è gratuito, ma non superfluo: non si concede a chi non lo cerca con tutte le sue forze. Si conquista la scienza e si conquista Dio: solo la salvezza è un dono. Non la si merita, nonostante tutti i nostri sforzi. È un dono concesso a chi sa di essere solo un servo. Non “servo inutile”, ma solo un servo, da Cristo reso libero, fratello e padrone grazie a suo Padre, il Dio delle sorprese.
Per chi si sposta continuamente in tanti angoli della terra, è facile scoprire questo volto di Dio: anche là dove l’essere umano soffre e muore, vede come la Provvidenza giochi nella pasta umana e sappia trarre dal limite capolavori di fede. Perciò gli viene spontaneo parlare prevalentemente di Dio. Proselitismo? Non cosciente, per lo meno. È un bisogno paragonabile a quello dell’innamorato che pensa sempre e solo alla sua ragazza e ne parla continuamente.
A chi m’invita a stare con i piedi per terra e parlare di ciò di cui comunemente la gente parla, semplicemente rispondo che faccio fatica o non ci riesco. Ho visto troppe persone assetate di Dio, senza che nessuno porgesse loro «l’acqua che scaturisce per la vita eterna». Tra i tanti casi: gli incontri clandestini a Mosca, all’inizio degli anni Settanta, con giovani universitari. Da essi ho capito quanto sia assurdo sradicare Dio dal cuore dell’uomo: assieme a Dio si sradica anche il cuore umano. Ma senza pensare all’atto blasfemo di instillare l’ateismo, il semplice fatto di non parlare del Signore è una gravissima omissione, specialmente se non si parla di frequente di Lui ai propri figli: si dà loro tutto meno l’Essenziale.
Il Dio in cui credo, e di cui parlo, non è l’Essere assoluto che “creò il mondo e se ne andò”. È un Padre che sente il bisogno di comunicare vita e amore. È il Padre di Gesù Cristo e mio. Padre che comunica il suo Spirito (Amore) per farci diventare poco meno di Lui, figli nel Figlio. E poiché siamo tali, ci apre il suo cuore, si rivela, per elevarci alla sublime vetta dalla quale scopriamo il Mistero di essere:

  • Icona di Dio, creature divine, fatte per l’Infinito e in continuo divenire. Mai finiti. Sempre con la possibilità di dilatare i nostri orizzonti, fino al momento in cui «Dio sarà tutto in tutti».
  • Salvati da Dio, con una redenzione che è un atto più grande della stessa creazione. Questa ci rende figli, quella ci rende Dio.
  • Inondati di gioia da Dio: ricevendo lo Spirito Santo, il nostro corpo diventa tempio dello Spirito che, essendo Amore, ci abilita a comunicare Lui stesso a tutta l’umanità.
    Chi è conscio di queste sublimi realtà, può tenerle per se stesso? Può rassegnarsi a vedere tutte le persone vivere a un livello puramente umano, senza che la loro vita sia resa più bella dall’afflato divino? Può evitare di proclamare la sua convinzione: se si elimina Dio dalla terra, non si ammazza Dio, ma l’uomo?
    Molti profeti, antichi e nuovi, sarebbero stati contenti – e avrebbero salvato la loro vita – se avessero evitato di parlare di Dio. Ma “un fuoco bruciava nelle loro vene”. Pure San Paolo avrebbe avuto una vita più serena, e non sarebbe stato decapitato, se non avesse parlato del Crocifisso. Ma, chiamato come Geremia a testimoniare la Verità – «Tu mi hai sedotto, Dio, e io mi sono lasciato sedurre, hai fatto violenza, hai prevalso» – non ha esitato a scrivere: «Guai a me se non evangelizzo». E ha teorizzato la necessità di parlare sempre di Cristo, “in tempi opportuni e inopportuni, basta che si parli di Lui”.
    Di fronte a questi esempi, chi si è lasciato conquistare da Dio è contento di continuare a parlare di Lui come Creatore, come Salvatore, come Consolatore. E parlarne da innamorato.

Valentino

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