Bellezza di sognare ad occhi aperti

Come Martin Luther King. «Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!

Io ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud».

Questi i sogni di Martin Luther King. Sogni ad occhi aperti, parole profetiche condivise con gioia da tutti i sognatori di un mondo nuovo. Sogni simili a quelli proposti a tutti gli uomini di buona volontà da parte di papa Francesco. Da lui i fedeli hanno imparato a volare in alto, con lo sguardo sempre rivolto alla terra e al limite umano, da affrontare con tanta misericordia («lasciamoci misericordiare»); da lui hanno udito parole semplici, ma mai scontate («come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!»); da lui hanno avuto una singolare esortazione apostolica: Evangelii gaudium, sintesi del suo ministero nell’America Latina e ardito programma per una Chiesa caratterizzata dalla gioia di essere al servizio di tutti, partendo dagli ultimi.

Egli semina sogni come semi di consolazione e di ardita novità: parla di collegialità nel rapporto con i vescovi. Vuole la conversione di tutti, a cominciare dal papato: «Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato. A me spetta, come vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione». Vuole dire una parola d’incoraggiamento e di misericordia a tanti coniugi che vivono con difficoltà il loro rapporto matrimoniale, sono in balia di una crisi di identità, fanno fatica a rapportarsi con i figli.

Figli che egli stesso cerca, in diverse parti della terra, con un costante invito: «Non lasciatevi rubare i sogni».
Sogna una Chiesa che vada “verso le periferie” e osi prendere il largo, verso lidi inesplorati da molti secoli. E così sprona i missionari: «Vi esorto a non lasciarvi rubare la speranza e il sogno di cambiare il mondo con il Vangelo, con il lievito del Vangelo, cominciando dalle periferie umane ed esistenziali. (…)

I tanti missionari martiri della fede e della carità ci indicano che la vittoria è solo nell’amore e in una vita spesa per il Signore e per il prossimo, a partire dai poveri».

Come San Francesco. Il Cantico delle creature e tanti pensieri del Poverello di Assisi sono frequentemente riassunti da papa Francesco con questa frase: «L’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia». Il Papa si ispira a San Francesco nel pensiero, nello stile di vita e nel sogno di riparare la Chiesa di Cristo.

Sogno che per entrambi si realizza giorno per giorno con precise priorità: convertire se stessi; diventare sempre più conformi a Cristo; riformare la Chiesa a partire dalla propria vita; testimoniare il Vangelo nella scelta di voler bene a tutti, compresi quanti ci fanno del male; essere disposti a dialogare con tutti, secondo l’orientamento dato da Benedetto XVI nella Caritas in veritate; fare del bene a tutti nella verità dei rapporti, nella reciprocità, nella correzione fraterna.
Come al tempo di San Francesco, anche oggi si avverte il bisogno di ritornare all’essenziale, alle cose semplici che «sono le più belle» – quelle che veramente contano –, alle relazioni vere con noi stessi, con Dio e con quei valori morali che ci potranno aiutare ad uscire dalle nostre crisi.

Saranno i valori morali i presupposti per uno stile di vita che permetterà ad ogni persona di vivere dignitosamente l’avventura umana, nel rispetto di ogni individuo, di ogni cultura, di ogni religione. Da questi valori nascerà quella pace che San Francesco portò ai Saraceni e che papa Francesco propone a tutti coloro che ancora sanno sognare cieli nuovi e terra nuova.

Come Gesù. Il Figlio di Dio è venuto al mondo con un sogno: portare non una dottrina, ma se stesso e realizzare quanto sognavano i profeti e i sapienti dell’Antico Testamento: «Mia delizia è restare tra i figli dell’uomo». Lo attestano i Sinottici: «Ne scelse dodici perché restassero con Lui». E istituì la Chiesa per restare sempre con noi, fino alla fine dei nostri giorni. Per farci come Lui, è diventato uno di noi, identificandosi in modo particolare con i poveri, gli ultimi, gli esclusi.

E proprio questo è il sogno di papa Francesco, che ci mostra Gesù come un «uomo della periferia, di quella Galilea lontana dai centri di potere dell’Impero romano e da Gerusalemme» che, a sua volta, iniziò la sua predicazione dalle periferie del suo tempo – poveri, malati, indemoniati, peccatori, prostitute – imprimendo così una «svolta nella storia, l’inizio di una rivoluzione spirituale e umana, la buona notizia di un Signore morto e risorto per noi».

Per realizzare questo sogno è necessario «superare la tentazione di parlarci tra noi dimenticando i tanti che aspettano da noi una parola di misericordia, di consolazione, di speranza». Il cristiano, secondo papa Francesco, è colui che combatte contro il pessimismo e lo scoraggiamento che rischiano di «privare dell’annuncio del Vangelo tanti uomini e donne».

Vangelo: notizia bella e buona, concretizzazione del sogno di Dio riassunto nel Discorso della montagna, là dove Gesù sognò un mondo in cui i poveri si sarebbero sentiti beati, assieme ai miti (i docili all’ascolto), ai misericordiosi (coloro che hanno il cuore grande come quello di Dio), e agli operatori di quella pace che non è qualche cosa, ma Qualcuno, come ha proclamato San Paolo: Cristo, nostra pace. Valentino Salvoldi

Valentino

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