Occhi resi belli dalle lacrime

«Beati voi che ora piangete». «La vostra ricchezza è putrida e i vostri indumenti sono divenuti preda delle tarme, il vostro oro…», così si esprime San Giacomo nella sua lettera infocata contro i ricchi. La liturgia domenicale proclama questa lettura assieme al brano evangelico in cui Cristo afferma: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco si salvi».

Nell’omelia spiego che i poveri secondo il Vangelo sono coloro che si spogliano del superfluo per fare posto in sé a Dio e agli altri. I ricchi sono coloro che accumulano per se stessi e quindi non possono raggiungere la salvezza, in quanto neppure vedono quanti muoiono di fame. Mentre i “signori” sono coloro che, possedendo dei beni, li fanno circolare a comune vantaggio. Concretizzo il discorso con tante esperienze accumulate in quarant’anni di lavoro nei Paesi impoveriti.

Ascoltano con attenzione gli adulti, ma non mostrano segni di commozione. Invece piange una ragazzina di nove anni e, al termine della messa, mi confida: «I bambini in Africa muoiono di fame e io faccio arrabbiare la mamma, perché lascio sempre sul piatto qualche cosa».

Piange pure una dodicenne: «Non so se mio papà si salverà. Ha una macchina che costa più di centomila euro». Le regalo il libro La gioia di credere. Racconti, quasi parabole, invitandola a leggere un racconto al giorno, preferibilmente con i suoi familiari. Vuole la dedica, che faccio aggiungendo il mio numero di cellulare.
E la chiamata non tarda ad arrivare. La ragazzina mi ringrazia, poi mi passa suo papà: «Quand’ero giovane – mi dice – i preti mi hanno spaventato con le loro teorie sugli atti impuri, adesso mia figlia ha paura che io vada all’inferno, dopo aver ascoltato la sua omelia». Ribadite le idee principali del mio discorso, termino con una battuta: «La Chiesa in questi anni ha fatto dei progressi: è passata dal sesto al settimo comandamento (“Non rubare”) e ha ripescato le omelie di Sant’ Ambrogio, là dove dimostra che il nostro superfluo è rubato al povero».
Le lacrime dei piccoli… E che tristezza al pensiero che tante persone non riescano più a piangere!

Orazione per chiedere il dono delle lacrime. La liturgia romana contempla una messa votiva per chiedere il dono delle lacrime: «O Dio onnipotente e mitissimo, che hai fatto scaturire dalla roccia una fonte d’acqua viva per il popolo assetato, fa’ uscire dalla durezza del nostro cuore lacrime di pentimento: affinché possiamo piangere i nostri peccati e meritare, per tua misericordia, la loro remissione». Lacrime di pentimento e lacrime di umana compartecipazione alle sofferenze di questa umanità.

Per quanto mi riguarda, dovrei chiedere al Dicastero romano del Culto Divino di introdurre una messa per chiedere il dono di smettere di piangere, benché sia “catartico” (purificativo) versare lacrime mentre celebro l’eucaristia, mentre vedo una mamma africana che seppellisce il suo bambino, mentre passo nelle maleodoranti baracche delle metropoli del cosiddetto “Terzo mondo”.

Forse solo i bambini piangono senza vergognarsi. San Giovanni Climaco, nato in Siria nel VII secolo e vissuto nel monastero del Sinai, afferma: «Se tu non arrivi a versare lacrime sui tuoi peccati, piangi almeno per non esservi giunto!». E tra i peccati più gravi c’è quello delle omissioni: non operare il bene che si potrebbe, anzi, che si dovrebbe fare.
Se i nostri figli non piangono più sui mali del mondo, è perché non hanno avuto maestri di vita che abbiano loro insegnato con quegli occhi che diventano belli quando sono rigati di lacrime.

Gli occhi di papa Francesco. In una borgata romana, il Papa ha invitato i fedeli a chiedere il dono del pianto, perché proprio le lacrime ci preparano a vedere Gesù e a condividere con Lui un’eternità di gioia. Non solo: questo carisma ci aiuta a discernere e capire quale sia la strada migliore da percorrere nel complesso cammino di fede e di crescita interiore.

E sempre lui ha commosso il mondo intero quando, durante il suo viaggio nelle Filippine, – davanti a una bambina di Manila che era scoppiata in lacrime domandogli perché i piccoli soffrono, stracciò il foglio con il discorso preparato e parlò a braccio – : «Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta. Non le sono bastate le parole, ha avuto bisogno delle lacrime. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda: perché i bambini soffrono?

Quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa. Esiste una compassione mondana che non è utile per niente. Una compassione che è poco più che mettere la mano in borsa e tirare fuori una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe aiutato tre o quattro persone e poi sarebbe tornato al Padre. Solo quando Cristo è stato capace di piangere ha capito il nostro dramma. Cari giovani, al mondo di oggi manca la capacità di piangere (…) Solo certe realtà della vita si vedono con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Chiedo che ciascuno si domandi: ho imparato a piangere? Ho imparato a piangere quando vedo un bambino che ha fame, drogato, senza casa, abusato, usato come schiavo?».

Lo stesso giorno il Papa ritornò sul medesimo argomento, sempre parlando a braccio: «Gesù nel Vangelo pianse per l’amico morto, pianse nel cuore per la famiglia che aveva perduto sua figlia, pianse quando vide la povera vedova che seppelliva il suo figlio, fu commosso fino alle lacrime quando vide la moltitudine senza pastore. Chi non sa piangere non è un buon cristiano. Questa è la sfida: quando poniamo la domanda sul perché soffrono i bambini, perché accadono queste tragedie nella vita, la nostra risposta sia o il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi. Non abbiate paura di piangere!».

Per mostrare quanto sia importante capire il messaggio evangelico sulla povertà e sul dono delle lacrime, parlando ai giovani universitari filippini così ha ulteriormente specificato il suo pensiero: «Amare i poveri: pensate i poveri, sentite con i poveri, chiedete ai poveri di darvi la saggezza che hanno. È quello che voglio dirvi oggi. Scusate se non ho detto quello che avevo preparato. Ma la realtà è superiore all’idea. E la vostra realtà è superiore all’idea di tutto quello che avevo preparato».

Non hanno pianto di dolore quel giorno i cristiani delle Filippine – sette milioni erano presenti all’eucarestia presieduta dal Pontefice –: in molti hanno pianto di gioia, rendendo sempre più belli i loro occhi. Sempre più disposti a vedere il Signore.

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    mar 8, 13:20 #

    «Se tu non arrivi a versare lacrime sui tuoi peccati, piangi almeno per non esservi giunto!»
    Il fatto che vi sia anche una messa votiva prevista dalla liturgia romana non può che sottolineare la ricchezza di ogni singola lacrima … purché non siano lacrime che scaturiscano da uno sterile ripiegamento su se stessi dettato da una qualsiasi forma di egoismo.
    Si dice spesso che gli occhi siano lo specchio dell’anima, allora le lacrime possono soltanto essere gemme e pietre preziose di ogni anima, se scaturiscono con parsimonia e profondità di animo. Sì, possiamo dire, come fai tu, che le lacrime rendono più belli e luminosi gli occhi che le generano, magari mentre incontrano e si intrecciano allo sguardo dell’Altro che abbiamo davanti, anziché sfrecciargli accanto senza neanche notarlo. Sì, perché quando ti fermi un attimo dentro lo sguardo dell’Altro e vedi ciò che porta dentro non puoi non piangere, che sia per solidarietà al suo dolore o che sia per compartecipazione della sua gioia.
    Al giorno d’oggi forse si piange più spesso se il ragazzino che ti piace non ti “fila”, se ti si rompe qualcuno di quelli aggeggi elettronici che costano un botto di soldi o se te lo rubano, ma tutto dura qualche minuto perché tanto puoi ricomprarlo. E dove sono finiti, invece, i sentimenti, quelli veri e profondi? Dove sono i legami duraturi e limpidi, senza secondi fini e senza “sfruttamento”? Perché non si piange più quando un amico ti tradisce? O ci si vergogna a piangere quando qualcuno ci lascia per sempre? La società ci ha insegnato che piangere è per i piccoli, per i “deboli” (forse è per questo che a loro appartiene il Regno dei Cieli) … e poi ci ha resi macchine che scappano a destra e a manca tutto il giorno perché altrimenti non basta il tempo per far tutto … Ma si è scordata la cosa più importante: nasciamo fra le lacrime di una donna straziata dal dolore e al contempo emozionata perché grazie a lei il miracolo della vita si sta ripetendo, cresciamo fra le lacrime quando cadiamo, non solo fisicamente, e grazie al nostro grido di aiuto espresso anche con le lacrime, dapprima la madre, poi chiunque ci voglia bene, è pronto a consolarci e a indicarci la via alternativa … è specchiandoci negli occhi dell’Altro che troviamo l’amore, negli stessi occhi che non hanno paura né vergogna di brillare di lacrime di fronte alla presenza e all’evidenza dell’Amore incarnato nell’Altro …

  2. Patrizia
    mar 9, 16:11 #

    Piangere! Si piangere è sinonimo di fragilità, la fragilità di un bimbo, piango quando sono triste, felice, emozionata, piango quando dentro di me sento la presenza di Dio, ho imparato a non avere paura o vergogna delle mie lacrime…..si perché le lacrime purificano i miei occhi togliendo quel velo che può nascondere la vera bellezza della vita

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