Lasciarsi lavare i piedi da Cristo

“Mossi dallo Spirito”. Ragazzi di seconda media stanno inginocchiati davanti all’altare, con il capo chino e gli occhi chiusi mentre ricevono il dono dello Spirito Santo, mediante l’imposizione delle mani. È palpabile la coscienza che il sacramento della Confermazione sta avvolgendo tutti nel mistero. Si vive un memoriale, un evento che può cambiare la vita. Non un fatto di cronaca, ma una consacrazione che avrà i suoi effetti durante tutta l’esistenza di questi cristiani che, mentre rinnovano le promesse battesimali, fanno la loro pubblica professione di fede.

Alla fine della cerimonia il mio pronipote, appena cresimato, mi mette la mano destra sulla testa, per farmi partecipe dello Spirito che gli ho comunicato durante il rito sacro. Ed ecco altri ragazzi fare altrettanto con me: non una parola, ma quello sguardo complice che racchiude ringraziamento e solidarietà rispetto a quanto hanno sentito durante l’omelia. Una ragazzina poi mi accosta e mi consegna quattro euro e mezzo per i bambini poveri del Congo, dove tra poco mi recherò.

I ragazzi, che in tanti momenti della loro vita apparentemente sembrano indifferenti, “mossi dallo Spirito” sanno capire, comprendere e provare compassione per chi è meno fortunato di loro. Inconsciamente mettono in pratica quanto papa Francesco ha scritto per questo tempo forte dell’anno liturgico 2015: «La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità».

Mossi dallo Spirito, anche noi potremmo fare grandi cose se non subentrasse in noi quella indifferenza nella quale ci immerge il passare degli anni. Indifferenza che richiama alla rassegnazione, all’assuefazione al male, alla terribile affermazione che dimostra che siamo Caino allorché ci poniamo la domanda: «Sono forse io il custode di mio fratello?».

Globalizzazione dell’indifferenza. Dio «non è indifferente a noi» – scrive papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima “Rinfrancate i vostri cuori!” (Gc 5,8). «Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade». Per questo il cristiano deve dire no alla «globalizzazione dell’indifferenza, cioè a quella attitudine egoistica di indifferenza che ha preso oggi una dimensione mondiale».

Il Signore si prende cura di noi. Ci ricolma di beni. Egli «non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato». Ci inonda del suo amore per spronarci a uscire da «quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza». Ci chiede di lasciarci da Lui amare, di lasciarci lavare i piedi, come ha fatto con gli apostoli durante l’Ultima Cena: «Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con Lui (Gv 13,8) e così può servire l’uomo». 

Come palestra per uscire dall’indifferenza e per apprendere la gioia del servizio ai fratelli, sentendosi con essi un solo corpo, il Papa propone un impegno collettivo, perché «ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani» ed esprime il desiderio che «i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza».
Ma pure i singoli devono sentirsi solidali con quanti soffrono: «Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità a intervenire».

Che cosa dobbiamo fare? «In primo luogo – risponde il Papa – possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! (…) In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. (…) E in terzo luogo, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli».

Informati su tutto, mobilitati su nulla. Il bombardamento di notizie che ci piovono addosso continuamente, mentre sembra organizzato per scuotere senza sosta la nostra attenzione, crea in noi una memoria satura e confusa di piaghe, conflitti, cattiverie, miserie senza fine.

La caterva dei problemi scaraventati in faccia è tale da sgretolare anche nei più generosi la disposizione a compromettersi, a schierarsi dalla parte di chi soffre, a mettersi a fianco di quegli innocenti che muoiono di fame o di mancanza d’amore. Sappiamo ciò che succede, ma ci estraniamo dal destino dei nostri fratelli. Ci corazziamo contri i mali del mondo, per poter sopravvivere. Per un momento, forse, soffriamo; poi decidiamo di pensare a noi stessi, per evitare di sentirci schiacciati, impotenti, vinti.

Per guarire da questo male, il Papa ci suggerisce di vivere la Quaresima come tempo di conversione. Non ci chiede grandi cose, ma piccoli gesti capaci di dimostrare che ci siamo lasciati lavare i piedi da Gesù, che siamo ancora vivi, che il messaggio di Cristo è vitale per noi, che non vogliamo diventare vecchi dentro. Dobbiamo reagire alle notizie negative del mondo con il proposito di rivoluzionare il nostro cuore, vincendo l’indifferenza, spegnendo la televisione e accendendo la nostra intelligenza per cogliere le mozioni dello Spirito: quelle mani dei ragazzi che si posano sul nostro capo per comunicarci i doni della Pentecoste e i quattro euro e cinquanta centesimi della ragazzina che si commuove pensando ai bambini del Congo.

Valentino

Commenti

  1. Anna Rosa
    mar 1, 02:32 #

    Riflettevo, tu Valentino che molti anni fa, durante un campo estivo, consigliavi ai ragazzi di fare del bene facendo politica, “denunciando” chi agiva verso il male. Quanto quelle parole ora anno un valore ancora più grande!! Un piccolo gesto, per abbattere l’indifferenza, le menzogne, il male…. , lo hai donato tu, a tutti noi! Io ne faccio tesoro. Grazie!!

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