Preghiera in piazza Maidan e... Stato Islamico

Mio fratello GianCarlo ha scritto due articoli che reputo 
interessanti. Sarò grato a quanti li vorranno commentare.


Europa: una luce da oriente

Nelle sue radici cristiane la cultura europea ha una forza vitale inesauribile, capace di far riscoprire il senso degli accadimenti e della vita. Ce lo dimostra la drammatica vicenda dell’Ucraina degli ultimi anni, in cui si evolve una storia millenaria e complessa, dove Ucraina e Russia sono due nazioni sorelle. Anche se da alcuni mesi la Russia si è ripresa la Crimea ed oggi sta sviluppando una escalation militare a sostegno delle minoranze russe in Ucraina.

La mia riflessione però non riguarda la politica internazionale, ma la politica interna ucraina. Molti di noi ricordano quello che è diventato famoso come il movimento arancione ucraino, che è stato un percorso culturale e politico con  una larga partecipazione del popolo, e che è stato determinante per l‘affermazione della democrazia contro un presidente eletto ma dispotico, e troppo sbilanciato a favore della Russia.
Quel presidente è stato cacciato dalla resistenza popolare che ha avuto il suo epicentro nella capitale Kiev, ed in particolare nella famosa piazza Maidàn.

Come è stato possibile che un popolo senza armi e senza violenza abbia saputo sfidare e vincere un regime con un esercito e corpi di polizia formidabili? Sicuramente c‘è stato l’appoggio dell’Europa, anche se è stato lento e contraddittorio. Sicuramente l’esercito e la polizia alla fine hanno solidarizzato in gran parte col loro popolo. Ma c’è stato un elemento di grande forza e bellezza che è stato decisivo: la preghiera.

Le giornate di piazza Maidàn cominciavano all’alba con la preghiera e finivano con la preghiera della sera. Il popolo di piazza Maidàn ogni giorno aveva paura della sanguinosa repressione che quotidianamente mieteva qualche vittima, ma quel popolo non pregava per paura. Pregava nella lucida consapevolezza del rapporto che esiste tra paura e preghiera e libertà. I teologi ortodossi insieme alle guide politiche, avevano messo in moto un percorso di coscientizzazione e di maturazione per cui, tanto chi manifestava in piazza quanto chi pregava a casa, lo faceva credendo nella forza della preghiera.

Credevano che la preghiera è capace di liberazione, in particolare liberazione dalla paura. La croce di Cristo in piazza non era folklore ma simbolo carico di senso e quindi di forza.

Per questo penso che l’Ucraina sia depositaria di un patrimonio vitale che le ha permesso di superare le terribili tempeste politiche ed economiche del secolo scorso: essa ha saputo attingere all’origine della luce, e ne fa un dono prezioso alla parte di Europa che è senza
memoria.

Quest’esperienza ci ricorda che i percorsi spirituali non sono fenomeni astratti, ma si possono calare nella realtà, quella sanguinante, e portare salvezza all’uomo già sulla terra e in questo tempo. La forza del popolo ucraino è una base importante che
l’Unione Europea oggi deve valorizzare per portare pace tra Russia e Ucraina, evitando di acuire le tensioni tra le due nazioni.

L’Europa deve ritrovare una visione di se stessa, tenendo fortemente presente che la Russia non è Asia: la Russia di Cirillo e Metodio, quella di Pavel Florenskij, ha un grande patrimonio spirituale che è capace di ridare vitalità anche all’Europa occidentale, quella che deve respirare a due polmoni, come diceva san Giovanni Paolo II.




Tra dittature e stato islamico

In Medio Oriente la realtà ha superato le peggiori paure e
gli islamisti terrorizzano il mondo intero.
Avevamo sempre condannato le decennali dittature nate col
socialismo arabo, e prima ancora avevamo combattuto con
indignazione le monarchie.

Ora proviamo a riflettere sul percorso fatto e proviamo a
fare qualche bilancio.
Era meglio l’imperatrice Farah Diba che aveva tolto il
velo alle donne persiane o Komeini? Era meglio il satrapo Gheddafi o le disastrose prove di califfato tra Cirenaica e Tripolitania? Erano meglio i dispotici e sanguinari Saddam e Assad o i tagliagole dello Stato Islamico?

Mi sembra che sia necessario e urgente riconoscere che dall’ombra delle monarchie siamo passati al buio delle dittature ed ora si rischia l’inferno dei califfati.

Con i dittatori era negata ogni libertà politica e democratica, ma con quello che sta facendo l’Isis si nega anche la libertà religiosa, e si nega il diritto ad esistere a chi è diverso per etnia, cultura, religione: altro che i diversi sessualmente, che vengono impiccati subito.

L’Islamismo dell’Isis uccide in nome di Dio, stermina gli Ebrei, i Cristiani, i seguaci di Zarathustra: hanno sepolto vive centinaia di donne e bambini solo perché appartenenti a questa religione.

E sono tornati appieno alla tradizionale cultura schiavista araba, e vendono come schiave del sesso donne e madri perché cristiane o zoroastriane. Nel silenzio degli imam delle moschee d’Europa.

Crollano i miti fasulli dell’Europa “politicamente corretta”: le primavere arabe erano islamiche.

Non basta una direttiva di euroburocrati illusi per instaurare una democrazia. Occorre un percorso culturale lungo e faticoso, occorre educare e non basta certo la politica, non bastano gli slogan di astratti principi di libertà, o la cultura dei diritti civili: ne abbiamo la prova con le migliaia di ragazzi di seconda generazione, nati cioè in Europa, che tornano nei Paesi d’origine a farsi saltare in aria e a combattere contro la libertà e la democrazia.

Trovandoci a dover scegliere tra male e peggio, oggi rimpiangiamo le dittature.
Occorre riconoscere che la democrazia è nata nella Grecia
di Atene, ma non basta, perché questa è solo una mezza verità: quella era una democrazia elitaria, non a suffragio universale.

È solo il Cristianesimo che afferma che non c’è né libero né schiavo, né uomo né donna. Così come è Cristo stesso che porta un‘altra rivoluzione fondamentale per la civile convivenza, e cioè la distinzione tra religione e politica, e lo fa quando dice: «Date dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Senza questi due cardini ci si ritrova con la religione che domina la politica e si riduce a mera politica: e questo, come vediamo, è deleterio tanto per la religione quanto per la politica.

GianCarlo Salvoldi