Amore e trasmissione della vita

“Apertura alla vita e responsabilità educativa”. Questo il titolo della terza parte dell’“Instrumentum laboris” del primo Sinodo sulla famiglia (2014). Molte Conferenze Episcopali hanno dato il loro contributo alla stesura del documento, suggerendo che sia promossa una mentalità aperta alla vita, grazie all’impegno civile dei cristiani nel favorire leggi e strutture che sostengano la vita nascente.

Per la trasmissione della vita fisica, significativo è il rimando all’Enciclica Humanae vitae, letta nei suoi aspetti positivi, al di là di tante polemiche suscitate alla sua pubblicazione. Si dice chiaramente che «Paolo VI era ben consapevole delle difficoltà che le sue affermazioni avrebbero potuto suscitare nel tempo. Così, ad esempio, scriveva in quel documento: “Si può prevedere che questo insegnamento non sarà forse da tutti facilmente accolto: troppe sono le voci, amplificate dai moderni mezzi di propaganda, che contrastano con quella della Chiesa. A dir vero, questa non si meraviglia di essere fatta, a somiglianza del suo divino fondatore, ‘segno di contraddizione’, ma non lascia per questo di proclamare con umile fermezza tutta la legge morale, sia naturale, che evangelica”». A ragione, è stato affermato che l’Enciclica «ha avuto un significato certamente profetico nel ribadire l’unione inscindibile tra l’amore coniugale e la trasmissione della vita».

Riguardo alla trasmissione della vita di fede all’interno della famiglia, l’Instrumentum sottolinea la cautela – dovuta all’insicurezza – con la quale oggi i genitori sollecitano i figli alla pratica religiosa, e richiama l’importanza di sostenere le scuole cattoliche, che sempre più suppliscono alla famiglia e devono quindi creare «un’atmosfera accogliente, capace di mostrare il vero volto di Dio». I figli devono poter percepire che Gesù è con loro e non sono mai soli. La loro vita fisica è un dono del Signore e la loro vita di fede è un dono ancora più grande che il Creatore offre loro, innanzitutto all’interno della famiglia, poi nella loro comunità ecclesiale, «famiglia di famiglie».

La bellezza di educare ai valori. L’“Instrumentum” mette in luce l’insufficienza e l’incapacità di costruire relazioni familiari a causa delle tensioni e dei conflitti tra i coniugi, legati alla mancanza di fiducia reciproca e di intimità, al dominio di un coniuge sull’altro, ma anche ai conflitti generazionali tra genitori e figli.

La mancanza di condivisione e di comunicazione fa sì che ciascuno affronti le proprie difficoltà nella solitudine, senza alcuna esperienza di essere amato e di amare a sua volta.

Papa Francesco più volte ha stigmatizzato la cultura del provvisorio e dello scarto, che incide fortemente sulla fragile perseveranza delle relazioni affettive ed è spesso causa di profondo disagio e di precarietà della vita familiare.

L’amore alla vita, la serenità indispensabile per crescere in «sapienza, età e grazia», la trasmissione della fede, assieme alla formazione umana, spirituale e morale, sono tutti valori che si apprendono per connaturalità. Amore e fede si trasmettono all’interno di una famiglia sana, dove i rapporti sono positivi e l’umano e il divino si fondono armoniosamente e sono assorbiti naturalmente, con la stessa naturalezza con la quale l’essere umano respira.

E dove mancano queste condizioni? Le situazioni difficili in seno al nucleo familiare acuiscono la complessità del processo educativo. Ogni difficoltà, comunque, va affrontata senza colpevolizzare i genitori, verso i quali la comunità cristiana deve ricorrere all’ «utilizzo di espressioni che non diano la percezione di una distanza, ma di un’inclusione; che possano maggiormente trasmettere accoglienza, carità e accompagnamento ecclesiale, in modo da non generare, soprattutto nei bambini e nei ragazzi coinvolti, l’idea di un rifiuto o di una discriminazione dei loro genitori, nella consapevolezza che “irregolari” sono le situazioni, non le persone».

Le situazioni possono essere difficili, pesanti, moralmente problematiche, mentre le persone sono sempre belle agli occhi di Dio. E saranno salvate se troveranno una comunità che non giudica, non condanna, non esclude, ma immerge tutti nella misericordia del Signore, molto più desideroso di perdonare di quanto l’essere umano lo sia di peccare.

Responsabilità civili dei cristiani. Tutti i battezzati sono chiamati a promuovere leggi e strutture che favoriscano un approccio positivo nei confronti della vita nascente e dell’educazione intellettuale, morale e spirituale dei loro figli. A questo scopo si sottolinea l’utilità dei Consultori familiari legati alle diocesi e delle associazioni di famiglie, che si rendano testimoni della bellezza e della gioia di custodire e trasmettere i grandi valori della vita. In parrocchia, ragazzi e giovani devono trovare situazioni favorevoli all’educazione all’affettività, all’amore di amicizia, all’amore di coppia, stimolati ad un’esperienza profonda di fede che insegni a vedere quanto c’è di bello nella vita e quanta gioia ci sia nel sentirsi per tutti un dono.

Nelle encicliche Lumen fidei ed Evangelii gaudium, papa Francesco aveva già ribadito questi concetti. A lui fanno eco i Vescovi, nei suggerimenti offerti in vista del Sinodo: «Il metodo di trasmissione della fede non muta nel tempo, pur adattandosi alle circostanze: cammino di santificazione della coppia; preghiera personale e familiare; ascolto della Parola e testimonianza della carità. Là dove si vive questo stile di vita, la trasmissione della fede è assicurata, anche se i figli sono sottoposti a pressioni di segno opposto».
E per quei genitori che faticano a credere o vivono in situazioni irregolari, i vescovi hanno questo suggerimento: gli operatori pastorali siano molto misericordiosi. Non rifiutino mai il battesimo quando richiesto. Si cerchino padrini e madrine che siano responsabili del loro compito di prendere le veci dei genitori, per qualsiasi necessità fisica, morale e spirituale dei loro figli spirituali. E «poiché è alto il numero di quanti si riaffacciano alla fede in occasione della preparazione ai sacramenti dei figli, bisognerebbe pensare a livello locale ad opportuni cammini di riscoperta e di approfondimento della fede, che richiederebbero un’adeguata preparazione e una conveniente azione pastorale».
In sintesi: il documento in esame, mentre non offre risposte esplicite ai problemi sollevati dal questionario mandato dal Papa a tutti i vescovi del mondo, «riflette lo sguardo di misericordia con cui il Padre celeste guarda e ama ciascuno dei suoi figli». Invita tutti ad una seria riflessione su problemi tanto scottanti quanto quelli riguardanti la trasmissione della vita. Certamente rassicura che non è in discussione la dottrina della Chiesa, bensì la ricerca del metodo migliore affinché i cristiani approfondiscano la parola di Dio, conoscano la dottrina della Chiesa, non attraverso quanto dicono i mass media, ma attraverso l’ascolto di una sana predicazione e l’approfondimento teologico, che metta in evidenza la bellezza di trasmettere la vita fisica e la gioia di testimoniare la propria fede.

Valentino

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