Oltre la crisi: bisogno di famiglia

In attesa che il Papa si pronunci. Cresce l’aspettativa di tanti fedeli – come pure di persone non praticanti, ma attente ai cambiamenti della Chiesa – su pronunciamenti che papa Francesco dovrebbe fare riguardo a tutto ciò che concerne l’ambito della famiglia: la morale familiare.

Visto il metodo “gesuitico” praticato dal pontefice – porre domande, più che dare risposte, provocare, ricorrere alla collegialità (consistente nell’ascoltare il sentire della Chiesa, riassunto dalle varie conferenze episcopali) – non c’è da aspettarsi una risposta facile in tempi brevi. La morale attuale rifugge dalla “casistica” intesa in senso negativo (risoluzione di casi etici – attraverso risposte immediate alla domanda: «Questo è peccato o no?» – quando c’è conflitto tra la propria coscienza e quanto afferma il magistero della Chiesa). Ricorre invece alla valorizzazione della persona che cresce grazie alla formazione, al discernimento, alla scoperta dei segni dei tempi. Il teologo morale, il parroco, il confessore e il direttore spirituale devono aiutare il fedele a capire ciò che lo Spirito Santo vuole da lui, in questo preciso momento storico e in questa situazione specifica, grazie all’assunzione delle proprie responsabilità, in vista del bene personale e comune.
Per questi motivi papa Francesco, prima di rispondere alle aspettative su tanti problemi morali, ha già compiuto un gesto rivoluzionario: ha voluto un’ampia consultazione dei vescovi di tutto il mondo, chiamati ad interrogare i fedeli su questioni a volte ritenute imbarazzanti. Trentotto domande. Le risposte dei fedeli sono servite ai vescovi per dare suggerimenti in vista dei due Sinodi che si celebreranno a Roma, uno nell’ottobre 2014 e l’altro nel 2015.

Ne è nato l’Instrumentum Laboris (testo base sul quale si confronteranno i rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo) dal titolo: Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione. In esso si analizzano la crisi della famiglia, la perdita di tanti valori, i problemi legati a questioni economiche, a crescenti tensioni nei rapporti, alla difficoltà di dialogo con le nuove generazioni. Si prendono in esame tanti problemi, a tutti fin troppo familiari…

Sguardo positivo sulla realtà. È interessante notare come le analisi dell’Instrumentum Laboris siano decisamente positive nell’approccio: anche dietro i problemi più scottanti, si scorge il desiderio di mettere in evidenza che anche la crisi può essere vista come opportunità di cambiamento, visibile soprattutto nelle aspettative dei più giovani. Viene così fortemente sottolineato un dato importante e significativo che emerge dalle risposte: «anche di fronte a situazioni assai difficili, molte persone, soprattutto giovani, percepiscono il valore del legame stabile e duraturo, un vero e proprio desiderio di matrimonio e famiglia…» .
Questa è definita come «scuola di amore, scuola di comunione, una palestra di relazioni», il luogo privilegiato dove si impara a costruire relazioni significative, che favoriscano lo sviluppo della persona fino alla capacità del dono di sé.
Con queste premesse si capisce quanto stia a cuore ai vescovi la possibilità di presentare una pastorale familiare sganciata dal legalismo, perché – direbbe padre Häring – La morale è per la persona: titolo di un suo libro che andrebbe riletto ora, alla luce dell’insegnamento di papa Francesco.
Dello stesso teologo è particolarmente utile leggere: La pastorale dei divorziati, per capire sempre meglio le idee che si fanno avanti nella Chiesa, oggi, specialmente nel documento in esame. Questo non risolve il problema dei sacramenti chiesti dai divorziati risposati (il tema infatti sarà discusso nel corso dei prossimi due Sinodi), ma sottolinea «la vera urgenza di permettere a queste persone di curare le ferite, di guarire e di riprendere a camminare insieme a tutta la comunità ecclesiale».

La via della bellezza. L’orientamento della Chiesa in questi ultimi anni si è spostato, se così si può dire, dalla legge all’amore, dal «Tu devi», al «Tu puoi», dal terrore del peccato alla prospettiva della bellezza di seguire la legge della creazione e della nuova Alleanza.

In questo contesto è presentata come essenziale la testimonianza non solo di coerenza con i principi della famiglia cristiana, ma anche della bellezza e della gioia che dona l’accoglienza dell‘annuncio evangelico nel matrimonio e nella vita familiare. Ecco anche qui, come abbiamo visto per altri argomenti morali, abbozzata la via pulchritudinis, ossia la via della testimonianza carica di attrattiva della famiglia vissuta alla luce del Vangelo e in costante unione con Dio.

Ci si rifà al concetto espresso da papa Francesco nell’Evangelii gaudium (n. 167): «credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove».

Ne consegue un auspicio: «il Sinodo aiuti a riscoprire il senso antropologico profondo della moralità della vita coniugale, che, al di là di ogni moralismo, appare come una tensione sincera a vivere la bellezza esigente dell’amore cristiano tra l’uomo e la donna, valorizzato in vista dell’amore più grande, che giunge a “dare la vita per i propri amici”» (Gv 15,13).

La bellezza dell’amore coniugale, rafforzato dal sacramento del matrimonio, è così esaltata da una catechesi di papa Francesco: «Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza». Esistenza bella perché basata sulla verità del rapporto, sulla bontà della relazione, sull’unità della coppia, benedetta dal dono dei figli.

Valentino

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