Corpo, tempio dell’Altissimo

Il nostro corpocorpo di Cristo – è destinato ad un eterno peso di gloria, là dove la Vergine ci ha preceduti e ci attende, per una gioia che non avrà mai fine. Questa l’idea di fondo che voglio trasmettere a chi partecipa alle sacre rappresentazioni tratte dal libro “Mostrati Madre”.

È sabato sera. Gremita la basilica dove si svolge la sacra rappresentazione, durante la quale ballerini e ballerine ventenni danzano i momenti salienti della vita di Cristo.

Avevo delle perplessità nel proporre ardite innovazioni in una chiesa, e con quei protagonisti: saranno giudicati troppo giovani per la responsabilità di dare un messaggio, con il loro corpo, a questa generazione che ancora fatica a comprendere che noi siamo immagine e somiglianza di Dio? Sarà accettata la danza in un luogo sacro? Come reagiranno, coloro che ritengono l’uomo intrinsecamente peccatore, all’idea che io – ciascuno di noi – non sono cristiano, ma Cristo, quindi Dio?

E, invece, il miracolo si realizza. Entusiastica l’accoglienza dei giovani, che danzano in maniera stupenda. Interpretano i testi con quella freschezza e novità che non sono più patrimonio di tante persone adulte o anziane. Vedono, nei misteri della vita di Cristo, qualche cosa che appartiene a loro e che hanno il diritto di esprimere secondo quella novità tipica dello Spirito che, come il vento, «soffia dove vuole e tu ne intendi la voce, ma non sai da dove venga e dove vada».

Questo al sabato sera. Il giorno seguente sono in treno, contento di avere una carrozza tutta a mia disposizione, che mi consente di pregare. Ma la pace dura poco. Presto entrano giovani – essi pure ventenni – che schiamazzano, non rispondono al mio saluto e continuano i loro “discorsi”, se così si possono chiamare.

Dietro la volgarità ostentata, magari per sottolineare la propria diversità nei confronti di un mondo di adulti che tanto diversi da loro non sono, c’è il vuoto o peggio la banalità.

Discorsi che ruotano come trottole intorno al “sesso” inteso come sfogo primario; al dominio sull’altro, espropriato della sua dignità; al possesso delle cose, a sottolineare un’identità mai costruita.

Bicipiti ben potenziati. Tatuaggi. Piercing. Giovani “palestrati”, belli e sani esteriormente, ma dentro?…
Per un momento soffoco un senso di fastidio e mi dico che sto peccando di superficialità e che in fondo, sotto quell’apparenza, ci sarà pur sempre qualche cosa di buono. Ma le volgarità si susseguono. Mi nascono dubbi su quanto proclama il Salmo ottavo riguardo all’uomo “fatto poco meno di un dio” e alla bellezza di essere giovani…

Comincio a guardare negli occhi i miei compagni di viaggio. Provocati dal mio sguardo, a poco a poco lasciano cadere le loro fragili barriere. Mi pongono una serie di domande, alle quali rispondo con altrettanti quesiti, che li aiutino a leggere dentro di sé. Inoltre, spesso non serve dare risposte teoriche, perché una persona cambia la vita quando le idee passano dalla testa al cuore, quando c’è un coinvolgimento affettivo e quando fa una esperienza di fede, in virtù della quale possa dire: «Dio esiste perché l’ho incontrato».

Provo tenerezza per questi ragazzi e un misto di compassione e indignazione per questa società che non li aiuta ad emergere, a vivere un’esistenza veramente bella, come quella che il Creatore aveva progettato per ciascuno di noi. Invito i giovani a non “buttarsi via”, a non lasciarsi rubare la fede, i sogni, l’entusiasmo, le grandi potenzialità, il corpo… E sul corpo nasce una discussione. Colgo l’occasione per mettere in evidenza il valore del corpo come relazione. Il proprio corpo da trattare con il massimo rispetto, quale tempio dello Spirito Santo. E il corpo del fratello, davanti al quale dobbiamo stare con “timore e tremore”, togliendoci i sandali, come aveva detto a Mosè quella Voce proveniente dal roveto ardente. Corpo: tempio dell’Altissimo.

Un tempio sempre da purificare. Parlando della cacciata dei mercanti dal tempio di Gerusalemme, papa Francesco fa un parallelismo tra il tempio dove andiamo ad adorare il Signore e il tempio che è il nostro corpo.

«Il Tempio è il luogo dove la comunità va a pregare, a lodare il Signore, a rendere grazie, ma soprattutto ad adorare: nel Tempio si adora il Signore». Il Papa ci rammenta che in una cerimonia liturgica non contano tanto i riti o i canti, ma l’adorazione e noi ne abbiamo perso un po’ il senso. Accanto al tempio inteso come luogo di culto, c’è un altro tempio sacro, edificato con pietre vive: il corpo di ciascuno, che ugualmente va rispettato. A questo proposito cita le Scritture: «San Paolo ci dice che noi siamo templi dello Spirito Santo. Io sono un tempio. Lo Spirito di Dio è in me. E anche ci dice: “Non rattristate lo Spirito del Signore che è dentro di voi!”».

Benché sia grande la nostra dignità di figli di Dio, creati a immagine e somiglianza del Creatore e tempio dello Spirito, il Papa sottolinea che noi siamo anche peccatori, bisognosi di «purificarci con la preghiera, con la penitenza, con il Sacramento della riconciliazione, con l’Eucaristia. […] in questi due templi – il tempio materiale luogo di adorazione e il tempio spirituale dentro di me, dove abita lo Spirito Santo – il nostro atteggiamento deve essere la pietà che adora e ascolta, che prega e chiede perdono, che loda il Signore…».

Il Papa conclude con un invito a vivere la gioia del tempio, con «tutta la comunità in adorazione, in preghiera, in rendimento di grazie, in lode. Io in preghiera con il Signore, che è dentro di me perché io sono “tempio”. Io in ascolto, io in disponibilità».

Chi fa esperienza di essere tempio dello Spirito Santo, non ha bisogno di tante leggi, norme e prescrizioni per regolare la sua condotta morale. Segue l’intuizione di Sant’Agostino: «Ama – cerca il bene dell’altro – e fa’ ciò che vuoi», sulle orme di San Paolo che così esortava i “santi” (così egli chiamava i cristiani) di Corinto: «Glorificate Dio nel vostro corpo» (1 Cor 6,20).

Valentino

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