Deserto del Sahel, 13 Dicembre 2007

Una libertà temuta più che desiderata

«Allora Dio condusse il suo popolo nel deserto, per purificarlo».

Tra un corso e l’altro ai preti dell’Africa sub sahariana, concedo a me stesso il privilegio di una settimana di deserto, per preparare la strada al Cristo che viene.

Mi trovo nel Sahel, tra il Senegal e la Mauritania.

E il deserto si popola del ricordo di volti amici. Di amici, ai quali voglio condividere quanto, di duna in duna, oggi ho meditato riguardo al vangelo di Luca 10, 28-42.

«Dopo Natale, mi ritirerò in montagna con un gruppo di giovani a cercare Dio e a lasciarmi da Lui cercare. Un tuffo nell’illogico amore. Ti interesserebbe partecipare?».

Così mi rivolgo a quanti, dopo una mia celebrazione eucaristica, si aspetterebbero qualche cosa da me. E io, sulle orme del Maestro, li guardo, li accolgo dentro di me e li invito a confrontarsi con il deserto, per vedere se Dio basta a riempire il cuore.

Prevalentemente monotone e deludenti le risposte, completamente differenti rispetto a quelle entusiaste di ragazzi di pochi anni fa.

«Ma… non conosco nessuno dei partecipanti ».

«Se venisse un mio amico, forse…».

«Quella settimana c‘è un compleanno di un mio amico, poi l’ultimo dell’anno il mio amico dove andrebbe senza di me?».

«Il giovane se ne andò triste. E pure Gesù si rattristò e disse: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco si salvi».

Poveri giovani: privi di certezze e di valori. Hanno un amico. Lui solo. Ne diventano schiavi. Sono morbosamente attaccati, anche quando ne vedono i limiti e si accorgono che la loro relazione non aiuta a crescere : «Meglio lui che nulla».

Ho assistito alla discussione di due fratelli riguardo alla schiavitù nei confronti dell’amico. Il maggiore voleva che il fratello partecipasse al mio ritiro spirituale. Lottava contro i mulini a vento: senza l’amico, nulla da fare. «Ma non vedi – dice il maggiore – che il tuo amico ha un solo neurone che sbatte impazzito in quel cranio vuoto?».

«Ha solo un neurone, ma é mio amico. Stando con me potrebbe guadagnare un altro neurone».

«Se ragioni così vuol dire che neppure tu hai molti neuroni e rischi di perdere anche quelli che hai». Più che il fascino nei miei confronti «poté» quell’unico neurone.

Poveri giovani: in tutto simili agli Ebrei durante l’esodo dall’Egitto verso la terra promessa, verso quella libertà più temuta che amata. Dio li sta conducendo verso una terra in cui scorre latte e miele, ed essi rimpiangono le cipolle d’Egitto. E sarebbero felici di barattare latte e miele con cipolle ed aglio. Senz’altro l’aglio fa molto bene: è un antibiotico naturale. Le cipolle sono buone: purificano i reni. Ma barattarle per quella terra in cui scorre latte e miele…

E ripenso a Cristo. Anche Lui ha bisogno d’amici e cerca pace nella casa di Lazzaro. Le sue sorelle lo accolgono con gioia, poi una s’immerge nei riti esigiti dalla tradizione, l’altra sfida la legge, lascia la certezza dei costumi del tempo, rischia si comporta come gli uomini. Questi ascoltano, parlano, comunicano sulla pubblica piazza.

Le donne, invece, devono stare in cucina.

Marta ( nome che significa : padrona di casa) si sente sicura e contenta nel preparare il pranzo e vuole coinvolgere il Maestro perché rimproveri Maria (la regina) che non sopporta d’essere schiava della casa e delle tradizioni, ma prende tempo per se stessa, per formarsi, per liberarsi dai condizionamenti. Lei « ha scelto la parte migliore», osserva Cristo.

Marta, schiava, non vuole che Maria si liberi. Marta rappresenta il «potere» che ha una capacità persuasiva talmente forte da far credere agli Ebrei che la terra di schiavitù è un paese libero e liberante. Il potere di illudere che aglio e cipolle abbiano lo stesso sapore del latte e del miele.

Tu che hai assaporato il gusto della libertà, «lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu vieni e seguimi».

«Oggi, se ascolterai la mia voce, non indurire il cuore come i tuoi padri nel deserto, che mi provocarono e mi tentarono».

Ma essi preferirono le cipolle d’Egitto a quella voce che preparava nel deserto la via verso quella verità che rende liberi.

Valentino

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