Dialogare… come “Il Piccolo Principe”

Parabola della vita. “Il Piccolo Principe” di Saint- Exupéry è un libro che si comincia a leggere da bambini, si capisce da giovani e si apprezza da adulti, come parabola della vita. Può essere letto sotto molti punti di vista: risponde sempre a molte domande che possiamo porgli. Si potrebbe applicare a questo testo quanto si afferma della Sacra Scrittura: «Cresce assieme a chi la legge».
Vale la pena estrapolare alcune frasi – seguendo l’ordine dei capitoli – per vedere che cosa esso può rispondere a chi pone la domanda: «Che cosa direbbe Saint-Exupery a chi lo interpellasse sul bisogno di approfondire l’arte del dialogo, in vista di una riscoperta dei valori che diano gusto al vivere e pace alla società?».
«Tutti i grandi sono stati bambini una volta». Che cosa complica la vita e rende il dialogo tanto difficile? Il fatto che, crescendo, perdiamo il senso della meraviglia. Non ci commuoviamo più. Ci abituiamo alla vita, alle cose belle e al mistero. E, soprattutto, vediamo solo noi stessi.
Si impara a vivere, ridiventando bambini – come Cristo ci invita a fare –, se valorizziamo la fantasia, se ascoltiamo con il cuore, se impariamo a non fermarci a ciò che captiamo a prima vista, bensì ricorriamo all’immaginazione: gli occhi degli adulti sono abituati a vedere ciò che è utile, quelli dei bambini ciò che è bello.
«…come i grandi che non s’interessano più che di cifre». Quando si concedono il tempo di contemplare, di sognare, di capire che l’essere umano è “bisogno d’amare e di essere amato”?
Il Piccolo Principe allarga le braccia e comincia il volo per visitare altri pianeti, ognuno dei quali è abitato da un individuo “strano”: i sette pianeti corrispondono ai sette caratteri dell’essere umano. Peccato comune degli adulti: ascoltano solo ciò che riguarda se stessi, il successo, la fama, le lodi, le cose concrete e produttive. A loro non interessa la rosa del Piccolo Principe, perché questo fiore è una realtà effimera: non è come una persona che “vale” nella misura in cui ha qualche cosa di duraturo, di tangibile, di utile da offrire. Da questa situazione patologica guarisce chi scopre che ogni uomo è un affascinante mistero, un amore che rimanda all’Amore, terreno sacro davanti al quale ognuno deve togliersi i sandali, come fece Mosè davanti al roveto ardente.
«Non ho il tempo di fantasticare», dice l’uomo d’affari del quinto pianeta. Egli conta le stelle per possederle, mentre il Piccolo Principe è pago di contemplarle, cosciente che le realtà più utili all’umana esistenza sono quelle apparentemente più inutili, perché non immediatamente produttive: preghiera, amore, rispetto, dialogo… Senza queste realtà, la vita si spegne. Si inaridisce il cuore. Muore la speranza, virtù che è fede in un rischioso amore, fiducia negli altri pur vivendo nel buio, salto fatto a occhi chiusi, fidandosi di Dio.
«Il settimo pianeta fu dunque la Terra». Ma qui il Piccolo Principe si trova nel deserto. Perché Saint-Exupery lo fa approdare in quella “immensa distesa di segatura”? Perché è lì che si impara a vivere, nel silenzio e nella ricerca di un pozzo. Chi guarda con il cuore scopre che: «Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo…». Un pozzo nell’oasi dove c’è qualcuno da “addomesticare” o che ci “addomestica”: una persona che chiede di essere guardata negli occhi, in silenzio, per scoprire i lineamenti del bambino di un tempo. Per abbandonarsi al tacito fluire del tempo, dato in dono e chiesto come privilegio per crescere «in sapienza, età e grazia». Per versare abbondanti lacrime nel contemplare il mistero di colui che è diventato amico e che dimorerà in te, ovunque tu vada.
Siamo tutti selvatici. Abbiamo bisogno di essere addomesticati. Selvatici: non conosciamo noi stessi, né chi ci sta accanto. Non “tolleriamo” gli altri. Li tolleriamo in senso negativo (li sopportiamo), ignorando che “tollerare”, etimologicamente, significa portare gli altri sulle proprie spalle, farsi carico dei loro bisogni, sperimentare la verità espressa dal poeta latino Terenzio: «Tutto quello che è umano ci appartiene».
«Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi». Le parole sono fonte di fraintendimento. Il silenzio è il canale privilegiato per comprendere gli altri. Di esso si nutre il dialogo, che sfocerà in qualche cosa di positivo solo quando la nostra parola nascerà dal silenzio. «Il vero amore si mostra nel silenzio: il rumore e le parole uccidono la fiamma interiore» ( Charles de Foucauld).
“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. È importante, è unica quella realtà alla quale tu dedichi il tuo tempo, la tua passione, le tue lacrime. Il dialogo esige pazienza. Richiede capacità d’immedesimarsi con gli altri, di fare assieme qualche cosa di comune utilità. Chi vuole raggiungere subito tangibili risultati fa disastri, come va ripetendo la sapienza popolare francese: «Chi vuole fare il santo subito, fa la bestia». Sulla stessa linea è Einstein: «Colui che non è capace di fermarsi per meravigliarsi e stupirsi è come se fosse morto».
«Dove sono gli uomini?», si chiede il Piccolo Principe. Sono in grado di conoscere se stessi? Conoscono la differenza tra bene e male? Sono umili, sì che studiano, cercano un maestro di vita, si fanno aiutare dagli altri o seguono l’illusorio “fai da te”’? Si rendono conto che senza una fede la vita è vuota, gli altri non sono ospiti ma nemici (“non ospes, sed hostis”)? Sono coscienti di quanto vanno ripetendo molti africani: «Io sono perché noi siamo»? Fanno esperienza che può amare questa umanità e la vita stessa chi pianta le radici in Dio e nel cuore dei fratelli?
«…allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero». Si diventa amici, ma poi la vita ci separa. Quale è il vantaggio dell’amicizia, della collaborazione, del dialogo? Non riporto la risposta del Piccolo Principe perché è troppo commovente, ma la conclusione della sua avventura: tornando nel proprio pianeta, avrà la possibilità di guardare ad una stella, alla stessa ora in cui l’amico la guarda… Allora tutte le stelle sorrideranno. Chi dialoga vorrebbe vedere subito i frutti del suo impegno. Ma il Piccolo Principe insegna che ciò che conta non è subito visibile agli occhi. Si deve sempre seminare, perché il farlo è bello in sé. Si deve amare per il gusto di amare, perché l’amato stesso è il premio dell’amore. Vale a dire: non si ama mai invano. Quanto si dà agli altri torna a noi, moltiplicato per cento.
Torna il Piccolo Principe sul suo pianeta, arricchito dal dialogo con la volpe. Ha ascoltato. Ha cercato la verità. Soprattutto, ha cercato di amare. E, amando, ha scoperto che «non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».

Valentino

Commenti

  1. Edith Bovet
    lug 9, 12:12 #

    In questo dialogo con “Il Piccolo Principe”, parabola della vita, tutto l’essenziale è detto. Tutto è così intenso e giusto. Ne prenderò ogni giorno una parola per cercare di vivere intensemente la giornata, sopratutto nel meravigliarsi, nella parola che nasce dal silenzio, nel seminare, nel vedere con il cuore. GRAZIE PER QUESTA PARABOLA DELLA VITA.
    Edith, con il bellissimo ricordo degli incontri a Bujumbura.

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