È bello cantare la tua lode, o Dio

Stupore e lode del profeta Baruc. Discepolo di Geremia, Baruc (Benedetto) è ritenuto l’autore di uno dei libri profetici della Bibbia che tratta del periodo di cattività babilonese del popolo ebraico. Ad esso rivolge parole di conforto, specialmente a coloro che vivono con una prospettiva messianica. Esalta la sapienza, identificata con la legge mosaica.
 
Colto da un senso di stupore e meraviglia, nel contesto dell’elogio della Sapienza, Baruc cade in ginocchio davanti allo spettacolo di un cielo stellato:
«O Israele, quanto è grande la casa di Dio, / quanto è esteso il luogo del suo dominio! / È grande e non ha fine, / è alto e non ha misura! […] Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia / e hanno gioito; / egli le ha chiamate ed hanno risposto: “Eccoci!”, / e hanno brillato di gioia per colui che le ha create. / Egli è il nostro Dio, / e nessun altro può essere confrontato con lui».
Baruc rivolge anche a noi l’esortazione a lasciarci incantare di fronte alle meraviglie del creato e ad apprezzare i miracoli di ogni giorno: l’alba e il tramonto, il nascere e il morire, «e le stelle che Dio accende nel cielo».
Continui miracoli, ai quali ci siamo abituati e, quindi, prendiamo per scontati. Da questa assuefazione nasce la freddezza nei confronti della vita e di Dio stesso, al quale non intoniamo più, con la gioia e la freschezza della giovane età, «un canto nuovo», sulle note del Salmo 95: «Cantate al Signore un canto nuovo, da tutta la terra cantate a lui, benedite per sempre il suo nome, narrate alle genti la sua gloria».
Per godere delle opportunità che la vita offre, per poter contemplare il volto di Dio e vivere cantando la sua lode, occorre imparare ad apprezzare il silenzio, circondarsi di persone stimolanti che non chiacchierino, ma parlino e tendere verso la “salvezza”, che così è stata descritta da Abraham Joshua Heschel (rabbino e filosofo polacco, naturalizzato statunitense, vissuto nel XX secolo): «Questa dunque è la salvezza: che ci stupiamo di fronte alla bellezza del creato e lodiamo il suo bellissimo Creatore».
 Yehoshua ben Sira (Gesù figlio di Sirach). Giudeo di Gerusalemme, ha scritto un libro al quale è stato dato il nome di Siracide o Ecclesiastico, nel secondo secolo avanti Cristo. Una delle sue idee più belle, che si legge tra le righe, è riassumibile in un invito a chiedere perdono al Signore per non essere noi capaci di cogliere la bellezza della vita e «di non sapere godere delle sue ricchezze».
L’uomo sapiente e timorato del Signore ha la possibilità di vivere felice, cantando le lodi al Dio della vita: «Sì, il Signore è terribilmente grande e la sua potenza ci riempie di stupore. Lodate il Signore con tutte le vostre forze, la vostra lode non sarà mai a lui proporzionata». (Sir 43,29).
Nella stessa linea “sapienziale”, dopo ventidue secoli, si colloca** Raimon Panikkar**, filosofo, teologo, sacerdote e scrittore spagnolo, di cultura indiana e catalana (morto nel 2010), specializzato nello studio delle religioni comparate e nel dialogo interreligioso. I suoi numerosi scritti aiutano ad essere innamorati di Dio, incontrato nel cosmo e adorato in ogni persona, riflesso del volto del Signore:
«La Presenza di Dio ci fa scoprire che le cose sono molto più profonde di quello che sembrano, sono molto più belle di quello che appaiono, sono molto più reali di quanto crediamo. Ci fa percepire come ogni cosa sia unica e legata a Dio, come ogni cosa sia manifestazione dell’unica Presenza, rivelazione dell’Unico che si svela. È visione che ci fa scoprire Dio nelle cose, che ci fa scoprire che tutto è in Dio. La Presenza di Dio è questa coscienza del sacro in ogni istante, in ogni cosa. “Tutto è sacro” dirà Dio rivelando se stesso a Pietro nella visione a Joppe. Tutto è sacro perché tutto è di Dio, da Dio, in Dio, con Dio. Chi percepisce la Presenza di Dio avrà rispetto per tutte le persone e per tutte le cose».
Ciò che grandi studiosi, letterati e teologi scoprono con le loro ricerche, viene dato in dono a chi si abbandona all’opera dello Spirito Santo e percorre la via che porta al misticismo. Tra i tanti esempi donati a noi dal Signore è bello ricordare la Beata Matilde di Magdeburgo, mistica benedettina del tredicesimo secolo, vissuta nel monastero di Hefta: «Io benedico Dio nel mio cuore e continuamente per ogni cosa terrena. Nella nobiltà delle creature e nella loro utilità io amerò Dio e non me stessa».
È interessante notare che anche nel mondo dei laici, attraverso l’amore alla musica, è possibile arrivare alla contemplazione della bellezza come trampolino di lancio verso la scoperta dei veri valori che rendono bella la vita. Il musicista spagnolo Pablo Casals (1876 – 1973), dopo aver cantato la bellezza del creato, dell’arte e della musica, così lamenta la cecità di molti occidentali del XX secolo: «La bellezza è tutt’attorno a noi, ma quanti sono ciechi! La gente non gioisce delle cose semplici, silenziose e naturali della vita».
Per curare la nostra cecità, la psicologia suggerisce un rimedio, presentato con un linguaggio strano, ma efficace nella sua proposta: “il processo di de automatizzazione”. In parole semplici: man mano cresciamo in età – e non sempre in grazia – diventiamo automatizzati, robotizzati, davanti alla bellezza. Ci dicono poco i colori, i profumi, l’alba e il tramonto, il succedersi delle stagioni e il susseguirsi degli anni. Ci abituiamo ai piaceri della vita e perdiamo la capacità di vedere quanto sia preziosa.
Ciò non capita ai bambini, per i quali tutto è sempre nuovo e visto con un senso di stupore e meraviglia. Appunto perché non sono automatizzati. Ne consegue che per riacquistare il gusto di vivere, occorre curare la nostra cecità ridiventando bambini. Ecco il miracolo delle nostre vite che si rinnovano quando abbiamo il dono della paternità.
Quando poi ci abituiamo ad essere padri e madri, il Signore ci dà la grazia di diventare nonni e nonne, e così ricominciare da capo, con una nuova giovinezza, vissuta con un crescente senso di responsabilità e con un sorprendente afflato di novità e di bellezza, che ci permette di intonare il grandioso cantico dell’Apocalisse: «Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente; giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti! […] Poiché tu solo sei santo. Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati. Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo» .

Valentino