Cittadinanza onoraria di Vittoria: 4 aprile 2014

Non aspettare la partenza per dire: «Ti amo».
Non aspettare la lontananza per scrivere: «Ti amo».
Non aspettare la morte per esprimere con le lacrime: «Ti amo».
 
Sig. Sindaco, avvocato Giuseppe Nicosia, spettabile Amministrazione comunale, Sig. Presidente del Consiglio comunale avv. Di Falco, Mons. Calì, cari amici Mary e Angelo D’Errico, Amici tutti, Shalom!
 
Mi sono rivolto a voi con tre frasi con le quali voglio innanzitutto rendere omaggio alla vostra grande capacità di valorizzare le persone quando sono in vita, senza attendere che sia troppo tardi per dire quell’unica parola che rende bello il vivere: «Ti voglio bene». Grazie, Grazie di cuore!
 
Sono onorato della cittadinanza di cui mi insignite.
Penso alla grande cultura siciliana che va da Pitagora ad Ettore Majorana, quel grande vostro scienziato che probabilmente incontrai nel monastero di Farfa, a metà degli anni Sessanta.
Penso alla grandiosa arte di cui poche terre al mondo possono vantarsi: tutta una meraviglia di architetture e pitture.
Penso all’ambiente: chi può competere con le bellezze naturali della Sicilia?
Per non parlare della tradizione degli agrumi, dell’olio, del vino e della cultura della cucina siciliana insuperabile.
 
Divento cittadino onorario di questa terra che sempre, ovunque ho esaltato, facendo anche paragoni non sempre da tutti apprezzati, come quando al Nord dico: «Guardate che quando noi, Longobardi, avevamo ancora le corna, la Sicilia faceva parte della Magna Grecia…».
 
E divento anche un componente della Chiesa siciliana, obbediente ai vostri vescovi.
Vescovi pieni di sapienza cristiana che insegna la carità e l’impegno solidale verso i fratelli.
Vescovi che, recentemente (19 febbraio) hanno divulgato un forte documento in cui, con parole profetiche, si rivolgono a questa amata terra per dirle: «Sicilia, hai sprecato troppo».
Vescovi che hanno il dovere di correggere gli errori, sotto la guida dei papi.
 
Papa Giovanni Paolo II amava la Sicilia e la Chiesa siciliana, e proprio per questo ha alzato la voce contro la mafia, che è un cancro assassino: «Un giorno verrà il giudizio di Dio». E con voce accorata ha affermato che nessuno può essere al tempo stesso cristiano e mafioso: chi uccide non è nella Chiesa, chi sfrutta non è nella Chiesa, chi chiede il pizzo non è nella società cristiana. Purtroppo molti mafiosi chiedono aiuto e perdono alla Madonna quando uccidono: indicibile mostruosità, sacrilegio, peccato che grida vendetta al cospetto di Dio… invocare il nome della Madonna per ammazzare i suoi figli! Per non parlare, poi, della pseudoinnocenza e della ipocrisia di legarsi ad una parrocchia, organizzare la pietà popolare, fare a gara nel portare i simulacri della Madonna e dei santi, mentre si trama di distruggere l’immagine di Dio che è ogni essere umano, in particolare quel povero che papa Francesco continua a chiamare «carne di Cristo».
 
Grazie a Dio, però, questa nobile terra ha generato anche stupendi laici e sacerdoti che hanno versato il sangue per combattere la mafia: sono martiri di cui dobbiamo essere orgogliosi. Martiri della giustizia e, indirettamente, della fede.
 
Ricordo i giudici come Rosario Livatino, cattolico fervente e figura cristallina che si era consacrato a Cristo e la mafia l’ha inchiodato a terra.       
Livatino, Falcone, Borsellino…
 
Ecco, è questa la Sicilia di cui sono orgoglioso e questi i siciliani di cui mi sento fratello, e oggi gioisco di essere loro concittadino.
Dobbiamo conoscere e valorizzare i grandi siciliani, grandi uomini, grandi cittadini, grandi cristiani. E c’è solo l’imbarazzo della scelta tanti ce ne sono:

  1. don Luigi Sturzo da Caltagirone: non basterebbe un giorno per dire la sua grandezza;
  2. Giorgio La Pira da Pozzallo, servo di Dio: modello di uomo politico per capacità, fede e moralità (altro che certi buffoni e commedianti moderni!);
  3. don Pino Puglisi, apparentemente sconfitto dalla mafia, ma emblema di resurrezione per chi crede in quell’alba che non ha tramonto, la pasqua eterna.

Ecco, abbiamo radici solide tanto nel bene quanto nel male: siamo liberi di scegliere a quali radici richiamarci per la vita o la morte delle generazioni future.

Non è facile vivere in quelle terre del Mezzogiorno dove la criminalità organizzata terrorizza e uccide, ma  nessuno è obbligato ad essere eroe solitario.
Invece possiamo e dobbiamo operare come comunità, tutti insieme perché insieme siamo Chiesa e perché l’unione fa la forza.
Solo seminando e coltivando le virtù si vedranno i frutti veri, certo in tempi lunghi per cui occorre avere pazienza, ma sarebbe un investimento molto utile perché noi nel futuro vogliamo credere:  il futuro delle nuove generazioni.

Per queste, dopo essere stato in tantissime scuole della Sicilia, da oltre venticinque anni, vorrei continuare a spendermi, quale voce stimolante e critica, voce che dà anticipi di fiducia e non teme di evidenziare le ombre – sempre unite alle grandezze – di questa terra che già negli anni Sessanta un vostro vescovo, mons. Pennisi, paragonava alla vigna di Renzo, in cui il bene e il male crescono in maniera vertiginosa.
 
Lavorare per le future generazioni implica fare di tutto perché le migliori intelligenze non siano costrette ad emigrare all’estero; investire sui giovani e sugli adulti affinché si rendano conto dell’urgenza di una formazione permanente e della disponibilità a cambiare lavoro, secondo le esigenze dei nostri tempi; opporsi all’omologazione tra Nord e Sud creata dai mass media che tutto appiattiscono e creano una emulazione al ribasso; valorizzare sempre di più le bellezze del territorio, puntando su quella “bellezza che salva il mondo”; insistere sui valori tradizionali della famiglia, difendendo quei principi vitali senza dei quali si distrugge l’uomo, si annienta il cristiano, si offusca il volto di Dio e si profana il creato.
 
Ecco, carissimi concittadini, ho dovuto ricorrere ad alcune parole per dire solo quella piccola frase che, assieme al grazie, tutto riassume: «Vi voglio bene».

Valentino

Commenti

  1. Concetta
    apr 18, 12:47 #

    Valentinooooooo!!!!
    Benvenuto tra di noi! <3

    Ti auguro di vero cuore che adesso, in quanto “Siciliano”, tu possa smuovere ancora di più le coscienze di quanti, ragazzi e meno giovani, hanno l’opportunità di incontrarti…
    E adesso non hai più scuse per non farti sentire quando vieni nella tua Sicilia! :-P

    Un abbraccio enorme con uno dei nostri soliti “Ti voglio bene” sussurrati…
    Mi manchi tanto <3

    Concy

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