Bellezza e gioia di perdonare se stessi

Al rito penitenziale delle ceneri vedo le persone che costituiscono lo zoccolo duro di una comunità: fermento, lievito, granello di senape, pietra scartata dai costruttori… Tornano alla mente le varie immagini bibliche che già da tempo Cristo aveva utilizzato per adombrare una Chiesa santa e peccatrice; insignificante agli occhi del mondo e grande nell’abbattere i potenti ed innalzare i miseri; osannata la domenica delle palme e crocefissa al venerdì santo.

I fedeli sfilano davanti a me che, fatto un impasto di acqua santa e ceneri, segno la fronte con una nera croce, mentre vado ripetendo: «Convertiti e credi al Vangelo». Qualcuno avrebbe preferito il tradizionale rito delle cenere sul capo, ma io credo che, se un segno vuole essere tale, deve essere per tutti visibile. Chi si vergogna della croce dovrebbe prepararsi a sentire il verdetto di Cristo: «Anch’io mi vergognerò di lui nell’ultimo giorno».

Oltre tutto, quello strano impasto può ricordare il fango primordiale dal quale Dio trasse l’uomo e così la riconciliazione diventa una nuova creazione, più grande della prima.

Mentre i fedeli sfilano davanti a me, il cuore si fa pesante: dove sono quei bravi cristiani che un tempo frequentavano tanto la Chiesa ed ora, pur continuando a credere, si vergognano di farsi vedere nella comunità? E chi sono questi assenti? Non c’è dubbio: i divorziati risposati e quanti nella loro famiglia hanno figli con gravi problemi morali e che vivono come propri i loro peccati.

«Tu non sei il tuo peccato», vado ripetendo continuamente a chi si sente schiacciato dalla propria miseria e da quella dei figli. Ma pochi mi ascoltano o credono che questo sia il più autentico, bello e originale insegnamento di Cristo e della Chiesa. Conseguentemente si autoescludono dalla comunità, vanno furtivamente a messa – ogni tanto – in altre parrocchie, fanno fatica a rispondere al saluto quando incontrano un compaesano.
Per questo motivo, l’omelia di questa prima giornata di quaresima è stata una riflessione, nella quale mi sono permesso di mettere sulla bocca di Gesù l’invito:

«Perdona te stesso!».

Così dice il Signore: «Ama te stesso come io amo te.
Non ripiegarti sul tuo peccato. L’hai confessato? Non esiste più!
Vivi ora da risorto! Scopri la tua bellezza, i tuoi doni, la tua unicità.
Io ho creato te con un’immensa potenzialità
di cambiamento, di crescita e di amore.
Grandi cose ora tu puoi fare, se credi in te stesso.
Non hanno importanza la tua età, la tua cultura,
gli errori che hai compiuto, le persone che hai ferito.
Tu sei perdonato! Tu sei buono! Tu sei amato, nonostante tutto!
E quindi ama te stesso! Fa’ fiorire i semi che ho posto dentro di te.
Comincia una vita nuova.
Tu sei tu! Non invidiare nessuno al mondo.
Non rimpiangere la passata giovinezza, né l’età dei folli amori.
Vivi l’istante presente, grato alla Provvidenza per il privilegio d’invecchiare.
Cogli in ogni attimo del tuo precario vivere
un frammento di immortalità, di vita eterna.
Tu sei temporaneo. Sei qui oggi e domani non ci sarai più.
Ma oggi, oggi ti offro la possibilità di una nuova esistenza che tu non meriti:
folle e illogico è l’amore.
Folle ed illogico sono io, il tuo Dio, che ti garantisco:
l’amore non si merita, si accoglie. Ama quindi adesso.
Non attendere che sia troppo tardi a ripetere
quell’unica frase che rende bello il vivere:
“IO TI AMO!”».

Dio si è rivelato al mondo con i mezzi della debolezza e della povertà. È il messaggio di papa Francesco, per prepararci ad accogliere la misericordia del Signore in questa quaresima. Cristo non vuole che ci sentiamo schiacciati dalla nostra miseria, che Egli ha fatto propria. L’ha presa su di sé, per farci sentire liberi d’amare e di accettare il suo amore e quello dei nostri fratelli. Il Figlio di Dio si è spogliato per rendersi uguale a noi e l’ha fatto per amore, che «rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze». Il farsi povero di Gesù ci libera e ci rende ricchi. Gesù è ricco «come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza». Questo è il modello di ricchezza anche per noi, perché «vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo».

«Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9).

Papa Francesco sottolinea il desiderio di prossimità di Gesù, che non esita a donarsi e sacrificarsi per ciascuno di noi. «La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio».

Far digiunare il nostro io. Solitamente in quaresima si parla di digiuno, penitenza, silenzio e preghiera. Se queste immagini ci disturbano, potremmo rileggerle in senso positivo, considerando la quaresima come fin dall’origine era intesa: un tempo di fidanzamento, tempo di intimità, di conoscenza approfondita, di preparazione ad un amore profondo e duraturo. L’innamorato si ritira nel silenzio per preparare il cuore all’incontro, come ricorda il profeta Osea: quando Dio ha voluto affascinare il suo Popolo per stringere con lui un patto eterno, l’ha portato nel deserto per poter parlare al suo cuore.

Nel silenzio imponiamo a noi stessi il digiuno del nostro io che vuole emergere, non accetta sconfitte, vuole apparire bello agli occhi degli altri.

Nella solitudine scopriamo quanto sia bello, gioioso e liberante sperimentare la presenza di Dio, che basta più che mai a riempire la nostra esistenza, darle un senso, renderla bella. Il Signore ci sostiene, ci protegge, ci difende, ci libera dalle aspettative false che gli altri hanno nei nostri confronti. Ci libera dal loro effimero giudizio e ci fa comprendere quanto siano vuote e insignificanti le critiche altrui: quelle di chi non ha nessun diritto di far pesare su di noi il fallimento del matrimonio o l’umiliazione di qualsiasi altro peccato.

Il digiuno del nostro io va compensato da un sano nutrimento: la parola di Dio, che non esita a incoraggiarci con le forti espressioni del profeta Isaia: «Se il tuo peccato fosse grande come una montagna, io lo renderei come una pianura. Si i tuoi peccati fossero rossi come lo scarlatto, li farei diventare bianchi come la neve. E se i tuoi peccati fossero più numerosi della sabbia del mare, io li dimenticherei tutti».

Valentino

Commenti

  1. Luana
    mar 23, 20:59 #

    “Dio ti ama più di quanto tu possa amare te stesso”.
    Dio mi ama più di quanto io possa amare me stessa. Questa è la verità sconvolgente e meravigliosa che, nel deserto in cui Dio ci chiama, rivela al nostro io più intimo, lì dove risiede Lui. E come non desiderare ardentemente di riposare in Lui per sempre? “Solo in Dio riposa l’anima mia”. Quanto ardore in un Dio che ti chiama a fare l’amore con Lui nel deserto, tu e Lui, soli, in intimità; e ti dona tutto, tutto se stesso. Quanta pienezza! Quanto Amore! E nasce il desiderio di stare alla Sua presenza. E più stai con Lui, più ti accorgi che non è mai abbastanza quel tempo dell’Amore; ne vorresti di più, sempre di più, perchè il Suo è un’amore inesauribile, perchè ti riempie così tanto che nessun altro amore più sazia, perchè come ti fa sentire Lui non ti fa sentire nessun altro.
    Ringrazio il Signore per aver avuto la grazia di incontrarti don Valentino, perchè a Bani in quella cappella per la prima volta Dio è entrato come una forte folata di vento dentro di me, riempiendo ogni minimo spazio del mio essere. Mi ha sedotto e io non ho resistito al Suo immenso Amore che cura e accarezza ogni giorno da allora tutte le ferite umane lasciate nella pelle e nell’anima. Grazie perchè mi hai fatto conoscere il volto misericordioso e tenero di Dio che non avevo mai sperimentato prima. Grazie infinite.

  2. cettina
    apr 1, 15:42 #

    quante volte mi sono sentita schiaccia dalla mia miseria…..ciò che leggo entra nel profondo del mio cuore e mi orienta verso un ascolto meditato e gustato, il digiuno della PAROLA di VITA ETERNA mi aveva resa cieca e sorda e adesso mi sento rinata “vedo” e tasto l’amore che il buon DIO mi ha sempre donato gratuitamente, ma non finirò di ringraziare te,caro padre valentino, per quello che hai dato al mio spirito addormentato e mal nutrito,tu strumento di DIO con la sua PAROLA tocchi i cuori e gli animi di chi ti ascolta…GRAZIE

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