Confronto tra Parola e storia

Radici bibliche della morale. Nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (n. 175), papa Francesco afferma che lo studio della Sacra Scrittura dev’essere una porta aperta a tutti i credenti. È fondamentale che la Parola rivelata fecondi radicalmente la catechesi e tutti gli sforzi per trasmettere la fede. L’evangelizzazione richiede la familiarità con la Parola di Dio e questo esige che le diocesi, le parrocchie e tutte le aggregazioni cattoliche propongano uno studio serio e perseverante della Bibbia, come pure ne promuovano la lettura orante personale e comunitaria. «Noi non cerchiamo brancolando nel buio, né dobbiamo attendere che Dio ci rivolga la parola, perché realmente Dio ha parlato, non è più il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso».

Nel precedente articolo abbiamo considerato la centralità della Parola nel dare un fondamento alla morale cristiana. Parola che illumina il senso del vivere individuale e della storia dell’umanità. Parola che – come diceva San Gregorio Magno – cresce assieme a chi la legge. Così dicendo, il santo Papa intendeva sottolineare l’importanza di chi interpreta la Sacra Scrittura e cerca di applicarla alla situazione concreta dell’esistenza umana, qui e ora.

Molti si accostano alla Bibbia per trovare una risposta ai loro problemi esistenziali e traggono spunti validi e a volte anche precise risposte alle loro domande di fondo. Ma occorre considerare il fatto che oggi si presentano molti problemi morali che erano sconosciuti agli autori biblici. Che soluzione cercare allora per questi problemi?
A questo proposito esiste un interessante documento della Commissione biblica internazionale del 2008: “Bibbia e morale. Radici bibliche dell’agire cristiano”. Sintetizzo le idee più importanti.

Conformità alla visione biblica dell’essere umano. Da tutta la Sacra Scrittura emerge chiaro il dovere di rispettare al massimo ogni essere umano, dotato di una indiscutibile dignità e chiamato a vivere una comunione intima con Dio. È necessaria una continua verifica per sapere se l’agire nelle situazioni di oggi sia consono a questi criteri fondamentali. A tutti è noto quante energie spenda la Chiesa – sia attraverso il Magistero Pontificio, sia con i pronunciati delle diverse Conferenze episcopali – per promulgare i “principi non negoziabili” che vanno difesi come orizzonte di fondo o come normativi per le leggi civili.

Salvaguardato il principio che tutto è dono, che l’essere umano è immagine e somiglianza di Dio – creato libero e dotato di responsabilità, chiamato a seguire il modello evangelico per diventare sempre più conforme a Cristo – di fronte ai problemi odierni, sconosciuti alla Bibbia, il cristiano regolerà il suo comportamento morale in base a questi criteri:

- La vita morale viene dopo l’esperienza di Dio, quindi al primo posto deve essere messa la fede.

- La legge è parte integrante dell’Alleanza, non si basa su nozioni giuridiche, ma sul cammino che Dio intende fare con il popolo eletto e con ciascuno di noi.

- L’essere umano è capace d’indagare il progetto divino e discernere la volontà del Signore.

- La libertà di ogni persona non si riduce all’autoregolamentazione, ma ha di mira la perfetta realizzazione dell’uomo nuovo, voluto da Cristo.

- La responsabilità dell’uomo nei confronti della creazione è legata al fatto che siamo in un mondo in continua evoluzione e il creato ora è nelle nostre mani.

- Ogni forma di manipolazione deve essere regolata dal principio di una crescita e benessere generale dell’umanità, salvaguardando il valore assoluto di ogni vita umana, sacra dal concepimento alla morte naturale.

- Senza il riconoscimento dei diritti di Dio nei confronti dell’umanità, questa degenera facilmente in dominazione sfrenata e sfruttamento, sempre a scapito dei più poveri della terra.

 **Conformità all’esempio di Gesù.** Il cristiano è chiamato a seguire Gesù, esempio dell’agire perfetto. Il suo comportamento e i suoi insegnamenti sono il criterio di orientamento per la morale cristiana. La Chiesa non cessa di stimolare i fedeli a identificarsi sempre più con Cristo, così che possano ripetere con San Paolo: «Per me vivere è Cristo» (Fil 1,21).

Nel citato documento della Commissione biblica si legge: «La persona, l’agire e l’insegnamento di Gesù rappresentano la piena rivelazione di ciò che Dio ha voluto attraverso la Legge e i Profeti, e annunciano la presenza imminente del Regno di Dio» (101).

«Gli orientamenti dati da Gesù hanno valore di veri imperativi morali: forniscono un orizzonte di fondo, che conduce il discepolo a cercare e trovare modi simili per aggiustare il proprio agire ai valori e alla visione di fondo del vangelo, in modo da vivere meglio nel mondo, nell’attesa del Regno che viene» (102).

In base a questi due criteri – conformità alla visione biblica e all’esempio di Gesù – si deducono alcune linee di forza: apertura alle diverse culture (universalismo etico); sensibilità per i diritti umani; presa di posizione contro i valori incompatibili (norme che offendono la vita nascente e morente); resistenza alle politiche totalitarie, al nichilismo totalizzante e al predominio dell’avere sull’essere…

La dimensione comunitaria. Contro il soggettivismo imperante della nostra generazione, il documento dei teologi mette in evidenza l’importanza di verificare la voce della nostra coscienza alla luce del sentire comune, in particolare quello della comunità dei credenti: «La Bibbia mette in rilievo la dimensione essenzialmente comunitaria della morale. Questa dimensione ha la sua motivazione ed espressione nell’amore ed è ultimamente radicata nella stessa natura di Dio e della persona umana, creata secondo l’immagine di Dio» (126).

Nella comunità il cristiano forma la sua coscienza e la sua personalità, rafforza la sua volontà e si assume le sue responsabilità morali alla luce del Vangelo. Questo lo aiuta a passare dal momento liturgico (preghiera) alla presa di coscienza che Dio s’incarna nel prossimo; dalla coscienza di dover essere giusto al bisogno di temperare la giustizia con l’amore; dal gesto di carità alla solidarietà con tutti, compresi i nemici.

Valentino

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