Gioia e bellezza del Vangelo

Papa Francesco manda un messaggio preciso ai rappresentanti dei media: «…la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona” (Dio). Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza».

A chi tenta di eliminare Dio dalla società, dice che il loro tentativo è violento e innaturale perché in ogni uomo alberga «l’originaria apertura alla trascendenza» Quando cerchiamo la verità, la bontà e la bellezza nel creato, apriamo una porta che conduce alla Verità, alla Bontà e alla Bellezza che sono del Creatore.

Il Papa ci sollecita affinché siamo custodi della creazione, del «disegno di Dio inscritto nella natura…». Disegno così presentato da Papa Francesco: «La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi…».

La bellezza del creato è un bene da custodire perché: «In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio! E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna».

Povero spiritualmente è colui che non ama la bellezza, non la cerca, non crede in essa e, conseguentemente, cade nel relativismo  e nell’egocentrismo, frutto dell’assenza della verità: «Ma c’è anche un’altra povertà! È la povertà spirituale dei nostri giorni, che riguarda gravemente anche i Paesi considerati più ricchi. È quanto il mio Predecessore, il caro e venerato Benedetto XVI, chiama la “dittatura del relativismo”, che lascia ognuno come misura di se stesso e mette in pericolo la convivenza tra gli uomini».

Queste affermazioni di papa Francesco sono un chiaro rimando all’intuizione di Dostoevskij : «La bellezza salverà il mondo». Idea ribadita magistralmente nell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium (La gioia del Vangelo)”, legata alla bellezza della Buona Novella.

Papa Francesco si riallaccia a Giovanni XXIII, al suo discorso di apertura  del Concilio Vaticano II: ”Gaudet Mater Ecclesia (Gioisce la  Madre Chiesa)”, mirabile canto di speranza nel quale  supplica i cristiani di tenersi lontani dai “profeti di sventura” e li invita a spalancare le finestre della Chiesa, per far respirare a tutti l’aria fresca di una nuova primavera.

Chiaro il rimando al documento centrale del Concilio: “Gaudium et spes”, che  illustra come le gioie, le sofferenze  e le speranze del mondo contemporaneo siano le gioie, le sofferenze  e le speranza della Chiesa. Documento ripreso da Paolo VI nel decimo anniversario del Concilio con l’Esortazione Apostolica “Gaudete in Domino”: «Rallegratevi nel Signore, poiché egli è vicino a quanti l’invocano con cuore sincero».

 

«Nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore», afferma papa Francesco – riassumendo il pensiero Paolo VI – nella sua prima Esortazione Apostolica, della quale vale la pena citare alcuni passi che sintetizzano concetti veri perché belli, in quanto verità, bontà, bellezza ed unità sono interscambiabili e sono il presupposto per arrivare a Dio.

Icona della bellezza è il Figlio di Dio fatto uomo: «Cristo è il Vangelo eterno ed è lo stesso ieri e oggi e per sempre, ma la sua ricchezza e la sua bellezza sono inesauribili. Egli è sempre giovane e fonte costante di novità».

Essendo Egli la bontà e bellezza fatta carne, «si presenta come quel bene che tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa».

Il bene – afferma il Papa, sulle orme della teologia medioevale – ha bisogno di espandersi, di diffondersi, di essere comunicato a tutti. Colui che lo dona agli altri, lo moltiplica cento volte tanto per se stesso:

«Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù».

La via della bellezza è fondamentale come mezzo per arrivare al cuore dell’uomo, che si converte non con il proselitismo, ma con una “seduzione”, attraverso la bellezza antica e sempre nuova: «Se, come afferma sant’Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d’amore. Dunque si rende necessario che la formazione nella via  pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede. È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo linguaggio parabolico».

Da qui scaturisce il bisogno di  invitare i credenti ad essere coraggiosi nel cercare «i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, nelle diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali».

La bellezza della carità cristiana. Il Papa lega il concetto di bellezza con quello di bontà per dirci che, chi è innamorato del bello e del vero, diventa buono e fa cose che lo aiutano a sentirsi sempre più bello: «La bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c’è un segno che non deve mai mancare: l’opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via. Più che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo».

La bellezza del Vangelo consiste nella sua capacità di umanizzarci sempre di più, mentre ci divinizza: «Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perciò è urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri».

Se Cristo è il più bello dei figli dell’uomo, deve ciò in gran parte anche a sua madre, Maria. Mentre nella tradizione cattolica si va ripetendo che Maria ci deve condurre a Cristo, papa Francesco non esita a dire che Cristo ci conduce alla sua e nostra Madre, la bellissima nuova Eva, alla quale è dedicata la preghiera finale dell’Esortazione Apostolica:

«Vergine e Madre Maria.

tu che, mossa dallo Spirito,

hai accolto il Verbo della vita

nella profondità della tua umile fede,

totalmente donata all’Eterno,

aiutaci a dire il nostro “sì”

nell’urgenza, più imperiosa che mai,

di far risuonare la Buona Notizia di Gesù.

[…] Tu, trasalendo di giubilo,

hai cantato le meraviglie del Signore.

[…] Ottienici ora un nuovo ardore di risorti

per portare a tutti il Vangelo della vita

che vince la morte.

Dacci la santa audacia di cercare nuove strade

perché giunga a tutti

il dono della bellezza che non si spegne…».

 

Valentino

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