La bellezza dello Spirito d’Amore

«Se tu conoscessi il dono di Dio!». C’è un’espressione di Cristo che può risuonare strana per chi non ha visto gli scorpioni bianchi e ovali della Palestina: «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono».

Quando ero giovane e inesperto della vita, chiedevo tante grazie al Signore per i miei cari, per gli amici, per la conversione di tutta l’umanità. Ora, rientrando in me stesso, chiedo al Signore di avere di me pietà. Lo supplico per la mia conversione. E sono sicuro che il Signore non mi deluderà.

Egli, infatti, non mi inganna: qualunque sia la grazia che domando, mi dà come dono  lo Spirito Santo, l’Amore. Ecco la  risposta a tutte le mie invocazioni. Domando guarigioni, cose materiali e certezze spirituali e l’apparente silenzio del Cielo si converte in armonia divina: un  dono mille volte più grande di quello che il mio spirito desidera. 

La samaritana domanda acqua e le viene  donato ciò che l’acqua rappresenta: lo Spirito che lava il peccato dei suoi cinque divorzi. E la rivelazione: «Se tu conoscessi il dono di Dio!» (Gv 4,10).

Nicodemo cerca luce nella notte e gli viene donato quel misterioso “vento” (Ruah: respiro, soffio, vento, spirito) che soffia dove vuole e quando vuole: «Tu ne odi la voce, ma non sai da dove venga e dove vada» (Gv 3,8).

Gli Apostoli cercano la liberazione dalle loro paure e lo Spirito è la divina risposta: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre…» (Gv 14,16).

Io… Io chiedo solo di non stancarmi mai di pregare e di credere nell’efficacia della preghiera, rafforzato dall’esempio di quanti mi hanno preceduto nella fede e hanno tramandato la loro gioiosa testimonianza di fede nell’Amore. Nell’Antico Testamento si legge: «…pregai, e venne in me lo spirito di sapienza» (Sap 7,7). Lo Spirito Santo discende su Cristo sotto forma di colomba, dopo il battesimo al Giordano, mentre Gesù è raccolto in preghiera (Lc 3,21-22). Gli Apostoli, quando ricevono l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste,  sono riuniti nel Cenacolo da dieci giorni, perseveranti nella preghiera (At 1,14).

Sapendo che Dio è fedele alle sue promesse, prego lo Spirito Santo perché sia Lui la forza che sorregge le mie mani levate al cielo. E quando le braccia si faranno sempre più stanche, mi mandi i suoi “angeli” – sempre nuovi amici – a sorreggerle, come  Cur e Aronne fecero con Mosè. 

Sguardo puro, per vedere il bello. Più passa il tempo, più sperimento la bellezza di stare aggrappato allo Spirito Santo. Sciocca è l’accusa di quanti affermano che l’invecchiare, con la conseguente paura della morte, spinge la gente a pregare di più. Ho sempre pregato tanto, fin da bambino. Ora faccio tesoro di quanto mi suggeriva mia madre: m’invitava a superare ogni paura (le interrogazioni, il rapporto con i coetanei, la scelta di studiare a Roma e di andare in Africa…) pregando lo Spirito Santo che è Amore, poiché «L’amore scaccia ogni paura».

E’ Lui, lo Spirito di verità, l’acqua che purifica i miei occhi affinché veda il mondo con lo sguardo stesso di Dio, per il quale tutto è bello e buono. Le effimere apparenze del mondo non collimano con lo “splendore di verità” al quale è legato  il concetto di bellezza.  

Poiché anch’io sono  sedotto da chi s’impone per la sua eloquenza e per la sua sapienza, lo Spirito di profezia non si stanca di ripetermi: «Vanità di vanità – dice l’Ecclesiaste – vanità di vanità e tutto è vanità». Tutto? Lui, lo Spirito d’Amore fatto Persona, mi insegna  che tutto passa e solo, eterno, resta l’amore. Amore per lo Spirito Santo che è il mio stesso respiro. Amore per il Padre che mi ha creato e per il Figlio che mi ha redento. Amore per questa umanità così bisognosa di misericordia, di tenerezza, di anticipi di fiducia.  

Amore per me stesso, vero e santo amore quando vivo alla presenza di Dio, quando permetto alla Parola di farsi in me carne e vita, quando passo in mezzo alla gente senza giudicarla, vedendola bella e scoprendo in essa frammenti di verità e semi d’eternità. E amore per tutto il creato, gli uccelli del cielo e i gigli del campo, che lo Spirito vitale nutre e fa crescere per ricolmarmi di meraviglia e di stupore. 

Perché il maligno non mi possa afferrare. Nella passione secondo San Marco è descritto un fatto curioso; nella sua stranezza, può farci pensare che si tratti della firma che l’Evangelista stesso mette al suo scritto. Si tratta di un ragazzo che va nel Getzemani per vedere quello che sta capitando. Dormiva. Ha sentito un rumore inconsueto e si è cinto ai fianchi un lenzuolo. Un soldato lo afferra ed egli scappa via nudo. 

Meditando questo incidente, sento il bisogno di pregare lo Spirito Santo per avere il coraggio di scappare via nudo, lasciando tutto a chi mi vuole afferrare per farmi cadere nella logica del mondo, legata al possesso delle cose e delle persone. 

Senza lenzuolo e unto con l'olio del Battesimo non do al maligno un appiglio per afferrarmi, farmi suo e per trascinarmi con lui. Scivolo via dalle sue micidiali prese. 

Lo Spirito Santo mi vuole condurre al Padre, con le stesse parole con le quali Gesù invitò i discepoli a seguirlo, dopo la sbalorditiva pesca miracolosa. 

A Lui chiedo di non chiamarmi quando le cose vanno male, perché non lo segua quale ultima spiaggia. Mi chiami dopo una serie di buone azioni, con la mente adorna di tante nozioni e dopo essermi messo nelle sue mani come strumento per attirare a  Dio tante persone.

Ma prima di essere preoccupato di attirare a Lui i miei fratelli, mi conceda la grazia di essere io attratto completamente dalla sua bellezza e di essere tutto, esclusivamente suo. Prima degli altri, Dio vuole me, umile, povero e distaccato da tutti e da tutto. Mi chiama a seguirlo senza barca, senza reti, senza compagni di squadra, mentre tengo a bada e mi sforzo di ridimensionare quell’ingombrante io che geme al pensiero di una croce. 

Mi aiuti lo Spirito Santo a lasciare l’immagine che ho di me, pensando al Padre che mi ha creato a sua immagine. Mi aiuti a non avere un criterio personale di santità, ma quello delle Beatitudini. Mi aiuti a denudarmi completamente e restare rivestito solo della bellezza dello Spirito d’Amore. 

Ed eterno sarà il mio grazie.

Valentino

Commenti

  1. silvia
    nov 3, 23:25 #

    Carissimo padre,
    grazie delle tue sante parole.
    Dico parole, per brevità.
    Grazie perchè questa sera, la tua preghiera mi conforta e mi conferma nella mia povera, nuda, stentata,sofferta preghiera.
    Grazie, con tutto il cuore e con affetto infinito.

    Sento forte il desiderio della confessione, vorrei il segno sacramentale ma so che se non mi è dato,mentre Lo aspetto ardentemente, Lui chiude gli occhi sui miei peccati e mi da la fede e la speranza per chiudere gli occhi sulle ferite che mi vengono inferte.E sulle sofferenze incomprese, nascoste…
    Mi dona l’Amore, il Suo Spirito, per continuare a chiederGli di essere fedele anche nel buio continuo.

    Il tempo si fa breve e l’incontro atteso non mi coglie impreparata.

    Signore, cancella ogni presunzione e fammi come Tu mi vuoi.

    Il ragazzo con il lenzuolo che scappa via nudo, mi ha sempre affascinato e indotto a chiedere di fare lo stesso.

    Grazie ancora a te, perchè sei davvero un Prete, per tutti.
    Sei Suo: che Lui ti faccia santo, come Lui ti vuole!

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