Oltre l'ammirazione... l'ascolto!

Il Vangelo, il Concilio Vaticano II e San Francesco. Questi i cardini del pontificato di papa Francesco. Novità di questo pontificato?… Ha colpito l’opinione pubblica – grazie alla grande risonanza dei mass media – l’intervista che il Papa ha rilasciato a “Civiltà Cattolica”. Bella senz’altro nello stile e nella sconcertante semplicità del linguaggio, ma tutto ciò che dice ha il fondamento nel Vangelo, nella linea pastorale del Concilio e nella figura-modello di San Francesco.

Niente di nuovo e contemporaneamente tutto nuovo, come lo è stato per Gesù, il cui messaggio è così riassumibile: l’Antico Testamento va ascoltato solo nelle idee, nelle proposte e negli atteggiamenti che sono in linea con la sua vita eil suo insegnamento. «Non cadrà della legge neppure uno iota», ha detto Gesù. Eppure tutto è ribaltato. C’è un superamento, una purificazione dell’antico messaggio.

Gesù non è venuto al mondo a portare una nuova morale, ma uno stile di vita originario, una mentalità nuova, una speranza inaudita: l'uomo è creato per essere felice, ma non può conquistare la felicità con le proprie forze. L'impronta divina che ha in sé lo fa essere felice solo quando lascia spazio a Dio. «Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore non trova riposo finché non riposa in te» (Sant'Agostino). Siamo tutti peccatori, ma non siamo il nostro peccato. Ci è chiesto con insistenza di lasciarci inondare dalla divina misericordia.

Condizioni inimmaginabili di felicità sono proclamate  da Gesù nel Discorso della Montagna. il Maestro sembra dirci: «Congratulazioni! (e la congratulazione è il primo significato del termine greco da noi tradotto con “beati”). Voi poveri avete scelto la strada giusta. Congratulazioni a voi miti, perché siete docili all’ascolto. Congratulazioni a voi che operate la pace, perché questa non è qualche cosa, ma qualcuno: io stesso, Cristo, sono la vostra pace».

Gesù non ha imposto leggi, ma suggerito beatitudini.  La legge, per sua natura, ha il compito di definire il più esattamente possibile i comportamenti esteriori e ottiene il suo scopo restringendo gli orizzonti, ponendo frontiere e creando barriere. Riguarda quindi il comportamento esteriore. Le beatitudini, invece,  agiscono sul cuore, orientano l'intimo della persona. Cristo, con le beatitudini, non elimina la legge, ma afferma che l'osservanza della legge non ha valore se non è animata dalle beatitudini che hanno il pieno compimento nell’amore.

Tradizione e novità sono armonizzate nei Vangeli, sono proposte dal Concilio e sono concretizzate nella vita di San Francesco. Con queste premesse, si possono facilmente comprendere le principali affermazioni del Papa all’intervistatore della rivista dei Gesuiti:

-         «Precetti e divieti hanno un senso nel contesto dell'esperienza di fede, ma finiscono per allontanare le persone invece di raggiungerle con il messaggio evangelico quando diventano il contenuto principale della predicazione e della pastorale».

-         «Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione».

-        «L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus».

-        «Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita».

-        «Molti pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento». 

-         «Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite…». 

-         La Chiesa, che «a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti», deve tornare ad annunciare innanzitutto che «Gesù Cristo ti ha salvato».

-         «Io ho una certezza dogmatica: Dio è nella vita di ogni persona, Dio è nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona è stata un disastro, se è distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio è nella sua vita. Lo si può e lo si deve cercare in ogni vita umana».

-         Di fronte alla domanda: «Chi è Bergoglio?», ecco la risposta:«Non so quale possa essere la definizione più giusta… Io sono un peccatore. Questa è la definizione più giusta. E non è un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore… Sì, posso forse dire che sono un po’ furbo, so muovermi, ma è vero che sono anche un po’ ingenuo … Sì, ma la sintesi migliore, quella che mi viene più da dentro e che sento più vera, è proprio questa: sono un peccatore al quale il Signore ha guardato».

Come per la Madonna, potremmo dire che la grandezza del Papa consiste nello sguardo misericordioso che Dio gli ha rivolto. Come canta Maria: «Ha guardato all’umiltà della sua serva».

Ora l’umanità guarda a papa Francesco con uno sguardo pieno di ammirazione. È cosa buona, ma non basta. All’ammirazione deve seguire l’ascolto. Come disse papa Giovanni Paolo II. Si trovava, una domenica, all’esterno di una parrocchia romana e la gente, entusiasta, non cessava di applaudirlo. Egli sussurrò: «Mi applaudono, ma non so quanti mi ascoltano».

Non capiti così anche per papa Francesco. Le cose che egli dice sono importanti, e più importanti sono i gesti. Parlano le sue scelte. Parla la sua vita, quella trascorsa prima nell’America latina e quella che ora sta vivendo a Roma, come vescovo di questa città. Parla la sua confessione di essere il primo dei peccatori che ha accolto lo sguardo del Signore e, grato per questo immenso dono, chiede a tutti di lasciarsi “misericordiare” …

Non cadano le sue parole come seme tra i sassi, tra i rovi o sulla strada, ma in un cuore che ascolta (“Shemà”) e che, pur non comprendendo, conserva la Parola. Come Maria.

 

Valentino

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