Bellezza che trasfigura l'orante

Volti abbelliti dalla preghiera. La faccia era tutta una ruga, come quella di Madre Teresa di Calcutta. Sempre in chiesa, a tutte le messe. Tre al giorno.  Camminava per la strada, da una chiesa all’altra, recitando il rosario. La guardavo al momento della consacrazione. I suoi occhi erano rivolti in alto. Come se  la sua fede squarciasse il tetto e la facesse dimorare in un altro mondo. Pregava soprattutto per il figlio, missionario in America Latina e a tutti chiedeva per lui tante preghiere. Sul letto di morte la sua faccia sembrava trasfigurata, come al momento della consacrazione.

Davanti all’effigie di Maria ai piedi della croce, nel santuario del mio paese natale, trovo un uomo che conoscevo fin dall’infanzia. Mi stupisco di vederlo pregare. Seduto accanto a lui, gli chiedo che cosa stia capitando. «Da tre anni vengo sempre qui davanti alla nostra Madonna a pregare per mia figlia. Ha un brutto male. Ma io sono sicuro che finché prego, lei starà in vita». Mentre assieme recitiamo il rosario, guardo ogni tanto in faccia l’orante. Anche a lui, la preghiera trasfigura il volto.

E, riguardo a mia madre, mi sia lecito riportare una  riflessione che ho intitolato: «Tu vivi solo il tempo dell’amore».

Togli dal computo dei tuoi anni

il tempo che a te e a Dio regali

pregando.

E, oltrepassati i novant’anni,

mamma,

il tuo volto di bambina

comunica tenerezza e gioia.

Le tue lievi rughe sulla fronte:

pentagramma  musicale

sul quale Dio scrive

sublimi note.

Brillano gli occhi

pronti  a cogliere ovunque

bellezza

con entusiastico stupore.

E le  labbra si schiudono

solo per sussurrare un amore

sigillato da baci

resi eterni dal Padre

 che ora t’accoglie nella gloria

con radioso sorriso:

«Tu vivi solo

il tempo dell’amore».

Preghiera come giubilo. «La preghiera non cambia Dio, ma cambia chi prega» (Kierkegaard). Cristo  ci ha garantito che tutto ciò che chiederemo apertamente, direttamente, nel suo nome, ci sarà concesso (cfr. Gv 16,23-24). E il primo miracolo del nostro pregare consiste nella forza di affrontare la vita con serenità, con grinta, con la certezza che da qualunque parte cadremo, finiremo sempre nelle mani di Dio. 

Se ci accostiamo a Dio convinti che Egli è onnipotente nell’amore, la nostra preghiera è già esaudita. I sentimenti di gratitudine e le parole di ringraziamento sono come l’«Amen». Dalla lode sgorga un’energia divina che subito ci fa stare meglio, mentre si prende coscienza che “il Signore è l’unico nostro bene”. 

La preghiera fa brillare la bellezza nostra e del creato. La nostra fede la riconosce, la fa emergere, la fa gustare. Lo stare sempre con Dio ha il potere di trasformarci, trasfigurarci, divinizzarci. 

L’allenamento a scoprire, nella preghiera, la bellezza del tutto, arricchisce ogni nostra giornata, grazie al risvegliarsi di emozioni che solo il divino in noi produce. Dimorando nella bellezza si prende coscienza di dimorare in Dio. E più si prega, più si pregherebbe. 

Immersi nella bellezza, i nostri sentimenti vengono potenziati, per cui parliamo il linguaggio della creazione. Linguaggio poetico e musica interiore, da noi composta, come fanno i bambini che “giubilano”: innalzano gridi di gioia, immersi in quel mondo che tanto commuove il cuore del Padre.

Oltre la fatica e le distrazioni. La prima donna Dottore della Chiesa, Santa Teresa d’Avila, ci introduce alla bellezza della preghiera, al di là della fatica del camminare nel deserto e delle tante tentazioni che assediano il nostro stare davanti al Signore: «L'essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare, per cui le vostre preferenze devono essere in quelle cose che più eccitano l'amore. Forse non sappiamo ancora in che cosa consista l'amore. L'amore di Dio non sta nei gusti spirituali, ma nell'essere fermamente risolute a contemplarlo in ogni cosa, nel fare ogni sforzo per non offenderlo, nel pregare per l'accrescimento dell'onore e della gloria di suo Figlio... i segni dell'amore sono questi, non già non distrarsi, quasi basti la più piccola divagazione per mandare a monte ogni cosa».

La bellezza della preghiera consiste nel fatto di essere espressione della nostra amicizia con Dio, del nostro desiderio di restare con Lui, al di là dell’apparente monotonia del chiedergli sempre le stesse cose e del ripetergli sempre le stesse parole, come quando si recita il rosario. È ancora Santa Teresa ad invitarci a non demordere – anche quando siamo preoccupati per le molte cose da fare, per non avere un posto tranquillo nel quale ritirarci – creando la nostra oasi nel deserto degli affetti e… della città: «Ho molta fiducia nella misericordia di quel Dio che nessuno ha mai preso invano per amico, giacché l'orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto d'amicizia, un frequente intrattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo di essere amati».

È bello poi pensare che ogni parola detta al Signore non cade nel nulla, perché proprio Gesù ci ha assicurato: «Nulla andrà perduto». Ogni nostro atto d’amore nei confronti di Dio, ogni giaculatoria, ogni sguardo rivolto al cielo sono ponti che ci introducono al cospetto della Bellezza assoluta. 

Per gustare la bellezza della preghiera. Dopo aver passato la notte in preghiera, Gesù sceglie dodici discepoli «perché stessero con Lui». Ci insegna che l’essenza della preghiera è stare con Dio, percependone ovunque la presenza. Stare davanti al tabernacolo, senza dire molte parole, paghi solo di guardarlo e di essere da Lui guardati. 

Simpatica la confessione che papa Francesco ha fatto pubblicamente, in piazza S. Pietro, parlando a braccio. Ha detto che alla sera spesso si ritira in cappella da solo a pregare e, essendo stanco, gli capita di addormentarsi davanti al Santissimo. E reputa ciò molto bello.

Anche a Santa Teresa del Bambino Gesù – poiché, ammalata, non riusciva a dormire bene di notte – spesso capitava di addormentarsi mentre le consorelle recitavano il breviario. Secondo la regola del monastero la giovane santa veniva severamente punita, subendo l’umiliazione di doversi buttare per terra in refettorio, mentre tutte le sorelle scavalcavano il suo esile corpo. Ma lei non s’inquietava. Pensava a Gesù che dormiva placidamente sulla barca mentre il mare era in tempesta. Ed era contenta di fare del suo sonno in chiesa una preghiera, che il Padre senz’altro gradiva. 

Pregare: stare con Dio. Guardarlo e lasciarsi guardare. Sentirsi tenuti da Lui per mano. Lasciarsi guidare e sorprendere per le novità e le sfide di una Provvidenza che non è generica presenza di Dio, ma specifico intervento del Signore che dirige i nostri passi verso il Vero, il Bello, il Buono. Fare come Mosè sul monte, nell’atto di parlare al Signore “come un amico parla all’amico” e rendere il volto così raggiante, da indurre gli astanti a dire: «Mettiti un velo sul tuo viso, perché non reggiamo alla luce del tuo volto».

Ed è così che il credente, parlando con la sua stessa vita, fa della propria bellezza la più eloquente delle testimonianze: «Dio esiste perché l’ho incontrato».

 

Valentino

Commenti

  1. silvia
    set 3, 01:25 #

    Caro don Valentino,è il tuo diario.
    Talvolta, come stasera, mi sembra di rileggere il mio diario.
    Non certo tutti i dettagli, ma il senso del pregare, si.
    ..la forza di affrontare la vita con serenità, con grinta, con la certezza che..
    .. sentimenti di gratitudine e le parole di ringraziamento..
    Scoprire nella preghiera la bellezza nostra e del creato.
    Stare sempre con Dio. Mi viene meglio: sapere- sperimentare, gustare, sentire – lo stare di Dio sempre con me. Con noi.
    Vivere nascosta in Lui.
    Pregare, sempre, malgrado la stanchezza, le distrazioni. Il sonno.
    “Rimanere” in Lui sempre., anche solo con il desiderio.
    “Nel desiderio, ho intuito il Regno”(C.Carretto).
    Anche nel silenzio delle dissipazioni continue imposte dalla vita.
    Nel silenzio: conoscerLo intimamente, come un amico l’altro amico.(S.Ignazio di L.,E.S.N°104).
    La strada è ancora lunga.Anche se il tempo è breve.
    Ancora, a differenza della Santa, mi inquieto e soffro.
    Ugualmente, ho la speranza di dire con la vita che Lui c’è.
    Che è buono e misericordioso.
    E’ amorevole e splendido.

  2. domenico
    mar 14, 13:32 #

    Pace a Voi sono domenico diacono di una comunità evangelica, componente del consiglio ecumenico per la commissione liturgica, sono felice di aver letto questo articolo che lascia un segno profondo sulla riflessione della preghiera,
    la mia esperienza di rapporto di fede ha fatto si che nel corso di questi 15 anni di conversione rivedessi il rapporto sempre più intimo con lo Spirito Santo e le meraviglie che ho costatato in pregiera sono indescrivibili a mio discreto avviso, coplimenti ancora per questa lodevole riflessione. DIO Vi benedica.
    domenico lapi

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