Bellezza delle sfide evangeliche

Cristo e i poveri. «Cristo, uno di loro». Mi trovo a Matare Valley, nella periferia di Nairobi. Una zona squallida, spaventosa nel suo degrado, dove si ammassano migliaia di esseri umani che vivono dei rifiuti della città, che lì vengono scaricati e subito assaliti da nugoli di ragazzini in cerca di qualcosa da mangiare.

 La commozione mi chiude la gola, dinanzi a quello spettacolo desolante. Vorrei gridare la mia indignazione, ma non riesco che a piangere.

Passa una suora. È sorridente, serena; sembra che la miseria che la circonda la lasci indifferente. La interrogo. Ed ella, con la fede limpida di chi, in ogni momento, vive il comandamento dell’amore, mi risponde: «I poveri non hanno bisogno delle nostre lacrime. Accettano il loro Calvario. Essi sanno che Cristo è uno di loro».

E mi conduce nella sua capanna di bambù. Bella, nella sua estrema semplicità. Al soffitto è legata una cordicella che sorregge un paniere, sopra la stuoia dove dorme la sorella di Charles de Foucauld, nelle notti africane. Nel paniere c’è un’ostia consacrata. Quando non riesce a dormire, la suora dà un amorevole colpetto alla cesta, che danza sopra il suo capo, per invitare Cristo a vegliare con lei e a fare qualche cosa per quei poveri che Egli ha chiamato “beati”.

La prima delle beatitudini, la povertà. È la condizione indispensabile per avere il centuplo qui, in terra. La base di ogni altra beatitudine, di ogni vera felicità e della più pura bellezza.  È la capacità di godere come proprio tutto il creato e di ricevere in sé Dio e gli altri, quale nostra vera ricchezza.

«Beati voi, poveri» afferma Luca e Matteo specifica: «Beati i poveri in spirito», vale a dire: «Beati quelli che lo Spirito rende poveri». Marco è radicale nella sua proposta di lasciare tutto per avere il Tutto e godere della vera ricchezza: l’amicizia con il Figlio di Dio, la sua stessa vita in noi, la gioia di identificarsi con il più bello dei figli dell’uomo: Gesù.

Sviluppa bene questo concetto Sant’Antonio di Padova, nel Sermone della quinta domenica di pasqua: «Nella Trinità è il principio ultimo di tutte le cose, la bellezza perfettissima e la suprema beatitudine. Per “principio ultimo”, come dimostra Agostino nella sua opera La vera religione, s'intende Dio Padre, dal quale sono tutte le cose, dal quale sono il Figlio e lo Spirito Santo. Per “bellezza perfettissima” si intende il Figlio, cioè la verità del Padre, per nulla diverso da lui; bellezza che con lo stesso Padre e nello stesso Padre adoriamo, che è forma di tutte le cose, da un solo Dio create e ad un solo Dio ordinate. Per “suprema beatitudine” e “somma bontà” s'intende lo Spirito Santo, che è dono del Padre e del Figlio; dono che noi dobbiamo adorare e credere immutabile insieme con il Padre e il Figlio».

Sant’Antonio afferma che la bellezza della Trinità diventa la bellezza del credente che, povero dei beni della terra, è ricco della vera Bellezza: Dio.

Sant’Antonio, San Francesco e tutti i grandi santi mostrano con la loro vita la bellezza di seguire le Beatitudini, che si presentano armoniosamente collegate tra di loro, per cui l’una presuppone l’altra e la rende sempre più vera. 

È appunto interessante notare come le beatitudini siano tutte legate le une alle altre, partendo dalla povertà: se uno è povero, sarà capace di essere docile all’ascolto (mite); avrà un cuore grande come il mare; sarà consolato nel pianto; perseguitato, benedirà; sarà un operatore di pace. Pace che non è qualche cosa, ma Qualcuno: Cristo nostra pace, che vuole “mutare il nostro mesto incedere in passi di danza”.

“La bellezza di essere cristiani”. Questo il tema trattato dal II Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali e delle Nuove Comunità (2006). Per quell’occasione, papa Benedetto XVI ha offerto spunti significativi per una proficua meditazione: una certa formazione cattolica preconciliare risentiva di una buona dose di rigorismo, per cui pareva che la santità dovesse esprimersi in un formalismo moralistico con colli torti e visi lunghi, mentre l'espressione della gioia fosse propria di un mondo libero da preoccupazioni religioso-morali. 

La ventata conciliare spazzò via questi luoghi comuni e oggi ci sentiamo liberi di mettere in rilievo, nella nostra vita di cattolici, che davvero in Dio, nella sua “passione folle” per noi sue creature, sta la fonte della vita nella sua pienezza e perciò della gioia e della libertà: la gioia e la libertà di realizzare pienamente ciò che siamo, scoprire la nostra bellezza e celebrare noi stessi.

Noi cristiani dovremmo saper mostrare a tutti gli uomini, umilmente ma risolutamente, che la vita cristiana non solo è buona – segnata cioè dai tratti della bontà e dell’amore – ma è anche bella e beata: è via di bellezza, di beatitudine, di felicità. 

Beatitudini: riflesso della bellezza di Dio. Chi vive un’esistenza superficiale non può comprendere la bellezza, che è la dimensione più profonda della realtà. La scopre e gusta chi va alla radice delle cose, e non si ferma alla loro funzionalità e utilità.

La bellezza  risponde alla logica del gratuito e dell'imprevedibile. È proprio come Dio: gratuito ma non superfluo, presente e assente, vicino e lontano. Un Dio che sfida l’essere umano parlando di pienezza di vita, mentre addita una croce. Parla di morte e la indica come penultima parola. Perché l’ultima è resurrezione. Allora la croce, da orribile strumento di obbrobriosa morte, si muta in vitale sfida della bellezza dell’amore, che varca i limiti del tempo e dello spazio e rivela la vita senza fine. 

A questo ribaltamento della logica umana, il Signore prepara i discepoli proprio con il Discorso della Montagna, riassunto nelle Beatitudini. In esse si rende trasparente la bellezza di Dio, che invita il credente ad aderire ai valori del Regno, traendo da essi una indicibile, profonda pace.

Povertà, mitezza, misericordia, perdono… Valori riassumibili nel comandamento nuovo dell’amore, che porta il credente a passare dalla ricerca di sé alla perdita di se stesso per diventare puro dono, per diventare amore. Per diventare Dio.                                              

Valentino

Commenti

  1. silvia.
    ago 30, 23:24 #

    Povertà, mitezza, misericordia, perdono…
    Vivere la sfida di Dio.
    Pienezza di vita,in perenne abbraccio alla Croce.
    Perdita di se stesso per diventare puro dono, per diventare amore. Per diventare Dio.
    Grazie don Valentino.
    Le tue parole – bastano alcune tue parole – danno conforto.Speranza.
    Conferma nella Fede.

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