Discreti testimoni della Bellezza

Bellezza discreta. “Passando accanto allo stagno, vidi un fiore di loto in piena fioritura e istintivamente gli dissi: «Come sei bello, mio caro! E come deve essere bello il Dio che ti ha creato!».
Esso arrossì, perché non era affatto cosciente della propria grande bellezza. E gli faceva piacere che Dio fosse lodato.
Era il più bello perché era totalmente inconsapevole della propria bellezza.
E mi attirò perché non tentava affatto di attirare la mia attenzione.
Più avanti c'era un altro stagno, dove trovai un altro fiore di loto che allargava verso di me i suoi petali e diceva sfacciatamente: «Guarda come sono bello e rendi lode al mio Creatore». 

Io proseguii disgustato” (Anthony de Mello).

Tutti siamo belli, unici e irripetibili. Lo siamo agli occhi di Dio, dei nostri genitori e di quanti, amandoci, vedono ciò che altri non sanno scoprire: il prodigio di ogni creatura, immagine e somiglianza del Bellissimo.

Lo splendore della verità che è in ciascuno di noi rifulge quando non lo ostentiamo; quando, discretamente, testimoniamo nel silenzio la gioia di esistere, di esser salvati, di essere noi – oggi – il volto del Bel Pastore, Gesù : «Io sono il pastore bello. Il bel pastore offre la vita per le pecore. (...) Io sono il bel pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore» (Gv 10,11-15) 

L’esperienza della propria bellezza. Cristo si presenta come Pastore bello e buono nella sua scelta di essere tutto un dono per le persone da Lui riscattate, redente e divinizzate con il suo sangue. Con esse ha un rapporto personale, come se per Lui esistesse un’unica persona, “il cui nome ha tatuato sulla palma della sua mano”.  A ciascuno, Egli fa la proposta di lasciarsi amare, lasciarsi lavare i piedi e credere nel suo amore.  A tutti, poi, offre un luogo in cui fare esperienza di questo amore: la Chiesa, grembo fecondo che ci genera a una vita nuova, incomparabilmente superiore a quella puramente umana. Lì ci riveste «delle vesti della salvezza», ci fa ridiventare belli come eravamo nell’originale progetto eterno, prima del peccato; anzi, trasforma il nostro limite in grazia, la nostra debolezza in forza, i nostri sogni in realtà che superano ogni immaginazione e aspettativa. 

Quanti fiori di loto germogliano nella Chiesa! Lo testimonia l‘immensa schiera dei santi, non solo quelli ufficialmente canonizzati, ma pure quelli che celano la loro santità in uno stile di vita umile, silenzioso e discreto, portando con dignità la loro croce senza farla pesare agli altri: Cirenei della gioia.

«Siamo i collaboratori della vostra gioia».  Fatta l’esperienza di essere salvati e amati al di là di ogni nostro merito, non possiamo dire come San Pietro sul Tabor: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia» (Lc 9,33). No, povero Pietro, non ne ha azzeccata una! Fatta un’esperienza di fede, il credente deve correre a testimoniarla. Lasciare l’intimità del Tabor per immergersi nella vita quotidiana, come testimone di ciò che lo stesso Pietro dirà nella sua prima lettera: «Siate pronti a rendere conto della speranza che c’è in voi».

La luce del Cristo trasfigurato si riflette sul nostro volto che diventa sempre più bello e che, da solo, è già un “sacramento”, un segno dell’intimità con il Signore. Egli imprime sul nostro volto quella bellezza che rendeva talmente raggiante il viso di Mosè, da costringerlo a mettere un velo per non abbagliare quanti lo incontravano, all’uscita dalla tenda del convegno, dove c’era l’arca dell’Alleanza: segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

Nutrito di questa Bellezza, il credente si mette in cammino sugli impervi sentieri della terra, verso la sua “Gerusalemme”, verso il Calvario, luogo misterioso che è contemporaneamente simbolo di morte e di resurrezione. Rifà l’esperienza di Gesù, da Lui sorretto perché non venga meno il coraggio di testimoniare la sua fede, capiti quello che capiti! Momenti di gioia e momenti di solitudine. Esaltazione e critiche. Miracoli e accuse di operare in nome di Belzebù, capo dei demoni.

E nel suo andare di gente in gente, il credente percepisce il privilegio di avere una grande vocazione: essere collaboratore dell’altrui gioia (cfr. 2 Cor 1,24). 

Riconciliazione con la Bellezza. La persona innamorata non ha bisogno di dimostrare nulla a nessuno: tutti si accorgono di quell’esperienza che sta vivendo e che rende radioso il suo volto. Il credente, nella sua profonda esperienza di comunicazione con Dio – attraverso quella comunità di fratelli che l’aiutano a pregare, a celebrare con gioia la liturgia eucaristica, a convertirsi continuamente attraverso il sacramento della riconciliazione – si erge a modello della nuova morale, sensibile alla lettura dei segni dei tempi. 

Morale che si presenta non tanto con una serie di leggi, precetti e regole da seguire – benché pure questi siano molto importanti – bensì con la gioiosa testimonianza che faceva dire a Sant’Agostino: «Ama e capirai». Bontà, bellezza e verità diventano contagiose, suscitano quella domanda che i primi discepoli posero a Gesù: «Maestro, dove abiti?», che significa: «Chi sei? Che vita fai? Hai qualche cosa da insegnarci?». E tutti conoscono la risposta semplice e lapidaria: «Vieni e vedi». In altre parole: «Non ti dimostro nulla. Ma se la mia condotta di vita sarà convincente, un po’ alla volta t’insegnerò verità eterne, che rendono l’esistenza degna di essere vissuta».

È così che il seguace di Cristo, riconciliatosi con Dio nella comunità di fede, diventa un riconciliatore: uno che aiuta i propri simili a superare l’egoismo, l’individualismo e il narcisismo, grazie alla scoperta di appartenere a un’unica famiglia, chiamata a trasformare questa vita – prima che con la legge del codice e dei comandamenti – con la legge dello Spirito, che solo può aiutarci a vincere la legge stessa, il peccato e la morte, come magistralmente insegna San Paolo nella lettera ai Romani.  


Valentino

Commenti

  1. Alessandra
    lug 22, 13:22 #

    Semplicemente, grazie per le sue parole!

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