Uomo: oltre ogni definizione

“Animale ragionevole”,  “Bisogno d’amare e di essere amato”, “Canna pensante”, “Essere galleggiante sul nulla”… Così Aristotele, San Tommaso, Pascal, Sartre definiscono l’uomo in base alla loro filosofia, legata spesso al sentire dei tempi e a volte ad essi contraria.

 

La lettura dei segni dei tempi e la sensibilità dei credenti del Terzo Millennio sembrano rifuggire da definizioni filosofiche: pare che siano più propense ad accogliere descrizioni e individuare sensibilità nel percepire il bene da compiere e il male da evitare. Con questa intuizione mi sia permesso abbozzare una descrizione dell’essere umano, arricchita dall’esperienza dei vari popoli incontrati in diversi angoli della terra. Uno dei limiti più grandi della teologia morale, per troppi anni, è consistito nel fatto di essere stata approfondita in ambienti europei: ne è risultata una morale etnocentrica, non adatta ai nostri tempi, caratterizzati dalla interculturalità e dalla globalizzazione.

 

Uomo: essere che si realizza attraverso un amore donato e ricevuto; dotato di ragione; solo e bisognoso degli altri per essere se stesso; continuamente in divenire; alla ricerca di una perfezione che raggiungerà nell’atto del morire, inteso come il più libero dell’esistenza umana.

 

Elementi da chiarire: amore, razionalità, solitudine, altri, divenire, perfezione, atto del morire.

 

Amore: è sufficiente rimandare alla prima parte dell’enciclica di Benedetto XVI: “Deus caritas est”, dove sono mirabilmente sviluppati i tre volti dell’amore. Eros: attrazione. Agape: amore di condivisione, aperto a tutti, compresi i nemici. Filia: amore corrisposto, amore di amicizia, amore reciproco.

 

Razionalità: indiscutibile il ricorso alla ragione per sottolineare la grandezza dell’essere umano. Anche a questo riguardo Benedetto XVI è stato un grande maestro della nostra generazione, combattendo contro il relativismo, per dimostrare che la ragione umana può raggiungere la verità e dilatare i propri orizzonti grazie al ricorso alla fede. Questa è di stimolo al superamento dei nostri limiti creaturali, per addentrarsi in quel mistero che non va inteso come accettazione acritica di realtà sconosciute, ma come immersione nella luce; una luce tanto grande da realizzare quello che etimologicamente esprime la parola “mistero”: portare la mano alla bocca, affascinati da meravigliose scoperte di realtà più grandi di noi stessi e fondamenti del nostro vivere.

 

Solitudine: «Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole…».

In inglese abbiamo due vocaboli per tradurre ciò che chiamiamo “solitudine”: “loneliness” indica il volto negativo dello stare soli, l’isolamento; “solitude” indica quella ricerca del silenzio che è guardiano dell’anima e privilegiato dono che noi facciamo a noi stessi, per pensare, scoprire chi siamo, ascoltare, studiare e soprattutto pregare (e per preghiera intendo l’arte di ricevere e mandare onde d’amore, le onde dello Spirito Santo).

 

Altri: per Sartre gli altri sono l’inferno. Per gli esseri umani arricchiti dal dono della fede l’inferno è la mancanza degli altri. Il Signore ci fa dono di tante persone, verso le quali possiamo avere un rapporto positivo: voler bene, volere il bene degli altri, massima forma d’amore, espressa in latino con il termine “dilectio”. Realtà impegnativa e fruttuosa che faceva dire a Sant’Agostino: «Cerca il bene dell’altro, e fa’ ciò che vuoi».

Tra le tante persone che ci circondano, a noi è dato il privilegio di scegliere i nostri amici, dono stupendo del Creatore per farci godere questa vita e adombrarci quella futura, allorché – tutti liberi dal peso del limite e del peccato, resi buoni dalla divina misericordia – gusteremo l’essenza dell’amicizia: impagabile dono che unisce le anime alla ricerca del vero Bene, del Bello assoluto, della illimitata Bontà. Amicizia che rendeva sublime il rapporto tra il figlio di Saul – Gionata – e il pastore Davide, perché tra di loro c’era Dio. Quel Dio che in Gesù dirà: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici».

 

Divenire. Essere uomo vuol dire diventare uomo. Con la vita, il Signore ci ha arricchito dello stupendo dono della libertà: ha messo la nostra esistenza e il mondo nelle nostre mani. Ci ha creati creatori e vuole che ci realizziamo e ci salviamo mettendo in opera tutte le nostre facoltà: «Quel Dio che creò te senza di te, non salverà te senza di te». Pensando a tutto ciò, il grande convertito dall’anglicanesimo al cattolicesimo, il beato cardinale Newman, ha riassunto il suo pensiero in modo lapidario: «Vivere è cambiare e si arriva alla perfezione cambiando continuamente».

 

Perfezione. Parola grossa per noi, poveri mortali! Ma ad essa ci sprona Cristo: «Siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli». “Perfetti” si trova nel Vangelo di Marco, mentre Luca è più realistico: «Siate misericordiosi come il Padre». Comunque sia, tanto la perfezione come la misericordia sono due ideali verso i quali dobbiamo tendere, pregando per quella conversione alla quale i “buoni” sono chiamati, perché solo questi sono coscienti dei loro limiti e del loro peccato. Infatti solo chi si espone alla luce e si confronta con il Buonissimo, Bellissimo e Misericordiosissimo scopre la propria cattiveria, bruttezza e meschinità.

 

Quando si raggiungerà la perfezione? Nell’atto del morire. Non ho la pretesa di riassumere in poche righe ciò che ho svolto nel libro: “L’ora della nostra nascita. Non si muore, si nasce due volte”, più volte ristampato dall’Edizione “Messaggero”, grazie a quella curiosità che favorisce la ristampa dei libri autobiografici. Indipendentemente, però, da quest’ultimo punto, le precedenti riflessioni possono servire come spunto per cercare validi orientamenti, al fine di riformulare un’etica e una morale centrate sulla positività di essere un corpo, creato stupendo agli occhi di Dio, destinato a un eterno peso di gloria, redento dal Signore Gesù e dotato di una sublime vocazione: scoprire la bellezza di essere un’unica realtà in Cristo, per portare frutti d’amore per la vita del mondo.

Valentino

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