«La bellezza salverà il mondo»

«La bellezza salverà il mondo»

Quasi un midrash (studio, ricerca e racconto basato sull’approfondimento della Parola) . «Il giorno dopo, il Signore tornò a guardare la sua Creazione. C'era qualche ritocco da fare. C'erano dei bei sassi sui greti dei fiumi, grigi, verdi e picchiettati. Ma sotto terra i sassi erano schiacciati e mortificati. Dio sfiorò quei sassi profondi ed ecco si formarono diamanti e smeraldi e milioni di gemme scintillanti laggiù nelle profondità.
Il Signore vide i fiori, uno più bello dell'altro. Mancava qualcosa, pensò, e posò su di essi un soffio leggero: ed ecco, i fiori si vestirono di profumo.
Un uccellino grigio e triste gli volò sulla mano. Dio gli fischiettò qualcosa. E l'usignolo incominciò a gorgheggiare.
E disse qualcosa al cielo e il cielo arrossì di piacere. Nacque così il tramonto.
Ma che cosa mai avrà bisbigliato il Signore all'orecchio dell'uomo perché egli sia un uomo?
Gli bisbigliò, in quel giorno lontano, in quell'alba remota, tre piccole parole: “Ti voglio bene”».

Per creare il senso della meraviglia. Il soffio, il bisbiglio del Creatore nel fango delle origini dà vita al cosmo, al cui apice c’è l’uomo. Ogni sua “giornata creativa” termina con la constatazione che ciò che Egli fa è “tob”, aggettivo ebraico che indica contemporaneamente il bello e il buono. E quando crea l’uomo: «Vide che era molto bello e molto buono!». 

La creazione è un atto d’amore, mirante esclusivamente a fare partecipe l’essere umano della bontà di Dio che, essendo Amore, è per natura sua comunicativo, creativo, donativo. Dio crea tutto molto bello affinché l’essere umano, affascinato dalla bellezza, sperimenti il senso della meraviglia, primo passo per interrogarsi davanti al creato, sviluppare il gusto di vivere, porsi la domanda: «Chi sta alla base di tutto ciò che esiste?».

Dio crea e si nasconde. Il creato è la firma dell’umiltà del Signore. Egli è simile a un principe che viaggia sotto mentite spoglie, alla ricerca di una ragazza che lo voglia sposare non per ciò che possiede o per la sua posizione, ma per puro amore. Oppure può essere paragonato a un artigiano che per far subentrare il figlio nel lavoro l’istruisce e, per non scoraggiare l’apprendista, gli mostra opere semplici per passare gradualmente a opere più complesse; lo lascia da solo sempre più a lungo per non soffocarlo, per fargli liberamente sperimentare l’arte appresa. È come se il padre dicesse al figlio: «Apri bottega per tuo conto e fai con le tue mani». 

Dio ci crea “creatori”. Ci pone in uno stupendo giardino: l’Eden. Tocca a noi saper contemplare e non “divorare la mela”. Tutto è a nostra disposizione, purché rispettiamo questa “creazione delicata”, vedendola come un trampolino per passare dalle bellezze create alla Bellezza increata.  L’amore del Signore per noi ha alla base una grande stima della nostra dignità e un immenso rispetto della nostra libertà: non vuole l’omaggio di una schiavo, ma l’amore di un figlio. 

Dalle effimere bellezze alla Bellezza. Di fronte alla meraviglie del creato, l’essere umano sperimenta spesso una cecità di fondo: si ferma alle apparenze e non va alla ricerca delle cause del tutto. Già lo constata Aristotele: «Miopi sono i nostri occhi, come quelli dei pipistrelli, di fronte alla Bellezza assoluta».

Pure Sant’Agostino sente il bisogno di confessare di avere speso troppo tempo accecato dall’effimera bellezza delle cose, senza aver avuto la forza e il coraggio di fare il salto verso il “Bellissimo”. 

Come ogni essere umano, ha un grande bisogno di bellezza, d’amore e di verità e intuisce che, amando le bellezze dell’arte e le bellezze create, può arrivare alla Bellezza assoluta. A una condizione: vivere cercando sempre la verità, senza porre resistenza al progetto velato di Dio che ci istruisce con tutto il creato, parla a chi ascolta la sua voce, ci chiama ad amare per capire: «Ama e capirai».

Educati dalla bellezza, noi possiamo intraprendere un viaggio interiore che ci porta al cambiamento radicale della nostra vita, dà un volto alla nostra morale: una volta compresa, la Bellezza appare come un profumo delicato che porta in sé una forza d’amore che esalta la nostra libertà. La bellezza non è legata alla razionalità: la supera per quello stesso motivo che farà dire a Pascal: «Il cuore ha delle ragioni che la ragione non comprende». La bellezza è un rimando al trascendente: è come uno specchio che riflette lo splendore dell’Uno, del Vero, del Buono.

«Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l'ordine delle stelle, interroga il sole che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole... chi l'ha creata, se non la bellezza immutabile?».

Con queste convinzioni, trovata la Verità, Sant’Agostino così si confessa: 

 «Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ecco: tu stavi dentro di me, e io ero fuori. E là ti cercavo. (...) Eri con me e io non ero con te. (…) Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. Hai mandato un baleno, e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità».

Bellezza che salva.  La frase di Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo» ha avuto mille interpretazioni. Ma il grande scrittore russo ci dà la chiave per capire il suo pensiero in una lettera che scrive alla nipote Sonija Ivanova, là dove confessa che (ne “L’idiota”) ha voluto adombrare nel principe Miškin l’immagine di un uomo assolutamente buono, pio, credente, desideroso di buttarsi nel mondo per redimerlo: «Al mondo esiste un solo essere assolutamente bello, il Cristo, ma l’apparizione di questo essere immensamente, infinitamente bello, è di certo un infinito miracolo». Il principe Miškin è il tentativo di rappresentare quest’ideale di assoluta bontà e bellezza morale, realtà che salveranno il mondo. 

L’umanità ha bisogno di salvezza, per raggiungere la quale un contributo molto importante è dato dalla bellezza. Che cosa produce il bello?  Non ci si abitua alle cose belle? I nostri sensi non sono forse bombardati da tanti stimoli per cui arriviamo al punto di non vedere più ciò che è bello, vero e buono?

 Freud  afferma che: «L’utilità della bellezza non è evidente, che sia necessaria alla civiltà non risulta a prima vista, eppure la civiltà non potrebbe farne a meno». Mette in risalto che l’estetica studia le condizioni per cui il bello è sentito come tale, ma non è stata in grado di fornire alcuna spiegazione circa la natura e l’origine della bellezza. E amaramente conclude: «… purtroppo anche la psicoanalisi ha assai poco da dire sulla bellezza».

Lo corregge  James Hillmann : «Il bisogno che ha la psiche di bellezza è fondamentale. (…) Quando il soddisfacimento di quel pressante bisogno di bellezza viene situato nella natura, e la natura è minacciata di distruzione, l’essere umano avverte una perdita d’anima» . La bellezza, infatti, è essenziale per il cammino di ogni essere umano, nella sua costante – anche se a volte inconsapevole – ricerca di senso e di un fondamento al vivere morale: «Niente colpisce l’anima, niente le dà tanto entusiasmo, quanto i momenti di bellezza: nella natura, in un volto, un canto, una rappresentazione, o un sogno. E sentiamo che questi momenti sono terapeutici nel senso più vero: ci rendono consapevoli dell’anima e ci portano a prenderci cura del suo valore. Siamo stati toccati dalla bellezza».

 Il discorso etico e morale indispensabile alla presente generazione deve partire da queste considerazioni, sollecitato dalla domanda che in seguito analizzeremo: «Quale bellezza salverà il mondo?».

Valentino

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